«Un podio olimpico è un grande traguardo ma anche uno stimolo a fare ancora meglio»

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La speranza di Lucilla: «Dopo i tanti successi dell’Italia in Giappone mi auguro che molti ragazzi si avvicinino allo sport»

RIVALTA. «Non mi sono preparata un discorso e devo dirvi che mi trovo meglio sul campo di gara che davanti a voi». Non tradisce il suo carattere riservato, quasi schivo, Lucilla Boari quando il sindaco Grassi le passa il microfono. Davanti a lei tanti volti che conosce fin da bambina, tante persone che l’hanno vista crescere e che ieri hanno affollato il campo di tiro rivaltese per farle festa. Rotto il ghiaccio, quella che già a Rio i tecnici avevano soprannominato ‘Robottina’ si scioglie un poco: «Grazie al sindaco, a tutti voi e a tutti coloro che mi hanno trasmesso il loro calore e il loro affetto. A tutti coloro che hanno fatto il tifo non solo per me ma per tutti gli azzurri alle Olimpiadi. Con questa medaglia e tutte le altre arrivate dall’Italia spero che abbiamo avvicinato qualche persona in più allo sport. Fare uno sport è molto importante per i ragazzi, soprattutto oggi».

Quindi i ringraziamenti a coloro che le sono stati vicini nella sua attività: «Devo molto alle Fiamme Oro e agli Arcieri Gonzaga. Senza l’appoggio di un corpo come quello della polizia, che ho dal 2018, il mio percorso sarebbe stato molto più difficile e tortuoso. La mia prima compagnia invece mi ha sempre coccolato come è giusto che sia e come mi piace che sia» afferma mentre il pubblico la interrompe con un applauso spontaneo.

Nel frattempo Lucilla prende dalla borsa la medaglia di bronzo: eccolo finalmente dal vivo l’oggetto dei desideri di ogni atleta, un oggetto che a Lucilla ha fruttato 60mila euro dal Coni. Un oggetto pure ecologico poiché frutto del riciclo di rifiuti elettronici, smartphone compresi.

Tra un autografo e un selfie, la 24enne campionessa amplia il racconto delle emozioni vissute nelle tre settimane che hanno fatto seguito a quel venerdì 30 luglio ormai entrato nei libri della storia dello sport: «Certo, la vittoria della medaglia di bronzo alle Olimpiadi è un grande traguardo ma anche uno stimolo a fare ancora meglio. Dal giorno del mio esordio ci sono stati tanti alti e anche tanti bassi, come alti e bassi ce ne sono nella vita. Ma l’importante è affrontare ogni situazione sempre a testa alta».

Tornando indietro alle giornate passate a Tokyo, la poliziotta non nasconde che i propositi erano diversi: prendersi la rivincita nella gara a squadre dopo l’amaro quarto posto in Brasile nel 2016. E quella medaglia di bronzo sfuggita dalle mani quando era ormai lì un passo è arrivata invece nella gara nella quale sei tu contro tutte le altre. «Non mi aspettavo proprio di salire sul podio nella gara individuale. Il torneo a squadre è più corto, più facile. La delusione per l’uscita ai quarti di finale contro la Corea del Sud, che poi ha vinto, era tanta. Poi è iniziata la gara individuale che è più difficile: può succedere di tutto». Ed è successo che Lucilla ha riscattato Rio, lei unica superstite di quella squadra: 6-0 alla polacca Zyzanska, 6-4 all’altra azzurra Rebagliati, 6-5 alla bielorussa Marusava, 6-2 alla cinese Chn Wu, sconfitta per 6-0 nella semifinale con la russa Osipova infine 7-1 all’americana Brown nella finale per il bronzo.

Tra gli interventi alla cerimonia in onore di quella che è diventata una delle rivaltesi più celebri della storia sportiva, quello del delegato del Coni. Giuseppe Faugiana da un lato ha rimarcato l’importanza della costruzione del campo di tiro che finalmente ha dato una casa all’aperto agli Arcieri Gonzaga; dall’altro ha posto l’accento sul grande lavoro portato avanti dalle società sportive, in special modo le piccole. Toccante infine l’orgoglio di rivaltese doc di Daniele Pagliari, vice presidente vicario del Panathlon Club Mantova Nuvolari e Guerra.

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