I nostri campioni senza pista e il buco nero dei velodromi in Veneto

Ciclismo su pista, il quadro. Spresiano è un’incompiuta: cantiere faraonico (aperto nel 2018) finito nel limbo. Il rilancio dello storico Monti di Padova non decolla, pistard costretti a emigrare. Le altre situazioni

VENEZIA. Quando nel 2018 iniziarono i lavori del velodromo di Spresiano, il piano della Federazione ciclistica era esplicito: «Qui si svolgerà l’ultima parte della preparazione della nazionale alle Olimpiadi di Tokyo 2020».

Il Covid ha pure “regalato” un anno in più per rispettare la tabella di marcia, eppure a Spresiano in provincia di Treviso ci sono ancora piloni di cemento e la forma di una parabolica. Il quartetto d’oro, che dalle ruote alla testa, veste e utilizza tecnologia made in Veneto, non fornisce l’occasione per gonfiare il petto anche sulle infrastrutture.

O meglio: per muovere le prime pedalate, per iniziare a capire cosa voglia dire muoversi su paraboliche con pendenze vertiginose, gli impianti ci sono, eccome. Ma poi al momento del salto di qualità tocca scegliere altre sedi. Pordenone per esempio per gli allenamenti, o il solito Montichiari, diventato base della nazionale.

D’altro canto l’impianto più recente è datato 1988, tutti gli altri velodromi (sono cinque) hanno almeno 70 anni. Sono storici si dirà – perché sono stati la ribalta dove forgiare campioni e organizzare in passato manifestazioni internazionali, come i Mondiali – ma sono anche semplicemente vecchi. Perché nessuno ha una copertura, nessuno ha una superficie degna per ospitare manifestazioni internazionali; e su tribune e impianti meglio lasciar perdere.

Una lacuna che la stessa Federazione e i pistard hanno più volte sottolineato. La risposta avrebbe dovuto essere il velodromo di Spresiano. Un mega impianto da 6mila posti affidato alla Pessina tramite un project financing della Federazione Ciclismo: 24 milioni di euro il costo di costruzione, da ammortizzare attraverso 50 anni di gestione diretta. La Pessina però ha portato i libri in tribunale e da due anni il cantiere è fermo.

Recentemente in parlamento è stato dato il via libera alla nomina di un commissario che dovrà sbloccare il cantiere per portare a compimento l’opera. Obiettivo? I Mondiali di ciclismo su pista del 2026. Ma su quell’impianto proprio Silvio Martinello, campione olimpico ad Atlanta ’96, ha sempre espresso perplessità, «rimango convinto che si tratti di un’opera che vada assolutamente portata a termine quanto prima, pur nella consapevolezza che la vera sfida dovremo affrontarla dal giorno successivo all’inaugurazione. Infatti», ha detto pochi mesi fa, «come ho sempre sostenuto, ritengo che quello progettato a Spresiano sia un impianto sovradimensionato che sarà complicatissimo gestire economicamente».

Proprio Martinello, padovano di Tencarola, è cresciuto allenandosi nelle piste di Bassano e Padova. Il velodromo Monti è datato addirittura 1916, ma fino a quando non è stato realizzato l’impianto di Montichiari, è stato utilizzato come base dalla Nazionale di ciclismo su pista. Recentemente, non senza difficoltà, ne è stata rifatta anche la pavimentazione.

Tokyo 2020, da Ganna a Milan: chi è il quartetto che ha vinto l'oro nel ciclismo su pista

Sulle sue parabole oltre a Martinello è cresciuto Elia Viviani, campione olimpico nell’Omnium a Rio 2016, e in pista proprio oggi sull’anello Giapponese per andare a caccio del bis a cinque cerchi. Veronese di nascita, ha diviso l’attività giovanile tra Padova e Pescantina, altro storico impianto veneto.

Il San Lorenzo, sorto negli anni Cinquanta grazie all’impulso della parrocchia, è stato teatro di riunioni memorabili che hanno visto la partecipazione di Fausto Coppi, accompagnato dalla Dama Bianca, e ha ospitato le imprese di Sante Gaiardoni e Antonio Maspes. È ben più vecchio il Lino Mercante di Bassano, che ha ospitato i campionati mondiali del 1985, e diversi arrivi del Giro d’Italia. Impianti che oggi hanno un’attività ben meno prestigiosa e necessiterebbero di investimenti per tornare ai fasti di un tempo.

Il più attivo tra i velodromi del Veneto oggi è il Mecchia di Portogruaro, costruito nel 1947, e oggi teatro di diversi campionati giovanili. Come esclusivamente per i ragazzi è il piccolo anello di Sossano, nel vicentino, costruito nel 1988. Ha una pendenza ridotta delle curve, e una superficie simile a quella delle piste d’atletica che lo rendono adatto a chi muove le prime pedalate da pistard. Anelli su cui però oggi è impossibile vedere sfrecciare Filippo Ganna, il veneziano Francesco Lamon, Simone Consonni e Jonathan Milan.

Per scrivere una nuova storia nei velodromi veneti, e far fruttare l’oro olimpico che porterà tanti ragazzi ad avvicinarsi alla pista, servirà sperare in Spresiano.

Video del giorno

Eleonora Pedron: ecco perché a quasi quarant'anni ho deciso di laurearmi

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi