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È gia stata lasciata a casa la prima operatrice No vax del Veneto. L’Usl: «Difendiamo la salute degli anziani»

Provvedimento per l’Oss trentenne dipendente dell’Israa per anziani di Treviso, pratiche pronte per altri due: «Aspettiamo che tornino dalle ferie»

TREVISO. È a casa da ieri in aspettativa senza stipendio, la prima operatrice sanitaria No vax della Marca. La donna si è presentata al lavoro dopo le vacanze in una delle case di riposo dell’Israa di Treviso. Alla richiesta di sottoporsi a tampone, come da prassi, ha risposto negativamente: alla base del diniego le sue convinzioni personali per quel che riguarda il Covid 19, la campagna vaccinale e le misure di controllo del contagio.

Di fronte al “no” della professionista è scattata la sospensione immediata. La donna, una trentenne, è stata mandata a casa con la notifica di sospensione dal lavoro senza stipendio, fino alla fine di quest’anno. Non è escluso che decida di rivalersi contro l’Israa. «Noi siamo su una posizione ferma motivata dal fatto di dover salvaguardare i nostri ospiti – commenta il direttore dell’Irsaa, Giorgio Pavan – abbiamo fatto tutto secondo le regole».

Nelle strutture per anziani che fanno riferimento agli istituti (Casa Albergo Salce, Menegazzi, Città di Treviso e Rosa Zalivani) si attende il rientro dalle ferie di altri due Oss non vaccinati, sulle medesime posizioni per quel che riguarda il test che serve ad escludere la positività al virus.

«Per quel che riguarda questi due operatori ancora assenti si vedrà il da farsi al loro rientro– spiega – ho dato disposizioni di portare avanti la linea decisa fin dall’inizio. L’operatrice che è stata sospesa era rientrata al lavoro. Noi avevamo già dato l’ultimatum: se vuoi fare il tampone siamo qui altrimenti dobbiamo procedere. Di fronte all’ennesimo rifiuto prevale il tema della salvaguardia degli utenti. Magari è una brava ragazza premurosa, ma non possiamo transigere, quindi d’accordo con il consiglio amministrazione e con il presidente Mauro Michielon, abbiamo deciso di operare in questa direzione».

Il rifiuto di fare il tampone da parte dei No vax aggiunge un tassello nuovo al già difficile scenario. Nelle case di riposo, che un tributo tanto alto hanno pagato alla pandamia in termini di vite umane, la legge impone il test periodico sia agli operatori che agli ospiti. Se un dipendente si assenta dal luogo di lavoro per più di tre giorni, al rientro deve sottoporsi di prassi al tampone.

«In quel caso noi blocchiamo l’ingresso dei parenti nell’area e facciamo un’analisi approfondita – aggiunge il direttore dell’Israa – adesso i ragazzi tornano a casa dalla vacanza con la variante del Covid e possono intaccare qualche genitore che lavora da noi quindi facciamo il massimo per la prevenzione».

Il problema che riguarda il personale che rifiuta il vaccino, e che da lunedì nell’ambito dell’Ulss 2 verrà sospeso dal servizio dall’azienda sanitaria, si intreccia a quello della carenza di personale. «Siamo allo stremo» conferma Pavan che entro settembre potrebbe perdere 15 infermieri su 75. Per far fronte alla forte carenza di personale, aggravata dalle possibili sospensioni dei No vax, l’Israa si sta attivando con l’estero. Tra un mese arriveranno 10 infermieri argentini, le pratiche sono avviate per 10 professioniste marocchine e per 12 tunisini. Ma la burocrazia rema contro, mentre parte del personale se ne va negli ospedali dove viene applicato un altro tipo di contratto che prevede una remunerazione più alta.

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