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Camon: amo le Olimpiadi perché questi atleti migliorano tutti noi

I Giochi cambiano l'uomo in senso fisico e morale. Quando cadeva un'Olimpiade e c'era una guerra in corso, i Greci sospendevano la guerra, perché Olimpiade e guerra sono due contrari, come bene e male

TOKYO. Le trasmissioni di Rai 2 sulle Olimpiadi non sono impeccabili, mostrano qualche ripetitività e inaccuratezza. Tuttavia me le guardo con passione e direi con ingordigia. Perché? Guardo le Olimpiadi per la stessa ragione per cui guardo la Formula 1. In Formula 1 vedo correre macchine che io non guiderò mai.

È perfetto come scattano, come s'inseguono, come si sorpassano, ma quella perfezione è un'esperienza che non fu mai mia e mai lo sarà. È un altro mondo. Il mondo della Formula 1 e il mondo delle auto che io posso permettermi sono separati, nulla passa dal primo al secondo. Davvero nulla? E i freni? E l'accensione? Le candele con scintilla plurima? Non sono tutti sistemi inventati per i circuiti della Formula 1 e da lì passati sulle nostre auto da strada? E la fibra dei paraurti? E la sicurezza dell'abiracolo?

Se un pilota di Formula 1 viene estratto vivo da uno scontro con incendio, lui che corre calato dentro una carrozzeria che è tutta un serbatoio di benzina, non accadrà più, domani, che un padre di famiglia bruci dentro la sua utilitaria. La sicurezza dei piloti di Formula 1 apre la strada alla sicurezza di noi guidatori di strada. Il mondo della Formula 1 e il nostro mondo si toccano, e qualcosa vien trasmesso in quel contatto.

Così guardo il mondo delle Olimpiadi come un altro mondo, dove gli atleti che gareggiano hanno altri corpi, imparagonabili col mio. Vivono altre vite, mangiano altro cibo, dormono altri sonni. Hanno altri muscoli, altri tendini, altro sistema nervoso. Sono diversi. Guardo il sollevatore di pesi e mi dico: "Io scoppierei".

Guardo il tiratore con l'arco che prende la mira, scocca la freccia, e fa dieci, mentre io farei tre. Guardo i nuotatori che si tuffano nella vasca tutti in contemporanea e mi dico: "Io sgarrerei di tre secondi", che in una gara olimpica sono un'eternità. Io sono un perdente-nato, questi sono dei vincenti nati. Ma loro vincono oggi perché io vinca domani, loro migliorano l'uomo, il loro record mi riguarda.

Un italiano ha vinto i cento metri piani, è una notizia strabiliante, quella è una gara nella quale ci credevamo "naturalmente", "costituzionalmente" inferiori, la ritenevamo una gara per neri, africani o americani. È la gara della velocità pura, la giusta distanza, la giusta resistenza. Non era per noi. Abbiamo vinto noi. E questo cambia il nostro concetto di noi.

Chi vince quella gara, segna quell'Olimpiade. Vincere vuol dire indovinare dieci-quindici fattori uno dopo l'altro, arrivare primo è un risultato che arriva dopo tante volte che sei arrivato terzo. Perciò anche le medaglie di bronzo sono importanti. Sono un buon risultato e un buon auspicio. Quando un atleta vince un bronzo e la TV corre a inquadrare padre, madre e fratelli, quella è una bella scena. Tutta la stirpe vien nobilitata.

Guardo le Olimpiadi perché mi piacciono queste nobilitazioni. Le Olimpiadi migliorano l'uomo in senso fisico e morale. Quando cadeva un'Olimpiade e c'era una guerra in corso, i Greci sospendevano la guerra, perché Olimpiade e guerra sono due contrari, come bene e male.

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