Don Pozza e l’oro a due di Gimbo: «Un oltraggio all’epica della sfida»

Il parroco del carcere Due Palazzi di Padova critica l’epilogo del salto in alto ai Giochi: «Coppi e Bartali in un ex aequo? Li farebbe rigirare nelle tombe»

PADOVA. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, lo aspetta quanto prima al Quirinale. Il premier Mario Draghi lo ha invitato a Palazzo Chigi. Perfino il leader della Lega, Matteo Salvini, accomunandolo alla “freccia” Jacobs, si è profuso in un tweet che sprizza entusiasmo: «Gianmarco e Marcell, due ori in dieci minuti, orgogliosi di voi».

Insomma, oro, incenso e... birra (per festeggiare). L’unico che stavolta va controcorrente e non fa la “ola” per “Gimbo”, è don Marco Pozza, teologo e parroco del carcere “Due Palazzi”.

Lui, che dà del “tu” al Papa, non condivide l’epilogo della gara del salto in alto, con il doppio oro assegnato all’azzurro Giammarco Tamberi e al qatariota Mutaz Essa Barshim. E lo scrive sulla sua pagina Facebook “Sulla strada di Emmaus”, con un post intitolato “L’oro rimasto in sospeso”.

«Chiaramente l’oro è d’oro, non si discute – esordisce don Pozza – e loro due, regolamento alla mano, sono d’oro. Loro sono l’oro, dunque».

Però a don Pozza questo accordo fra i due campioni non va proprio giù.

«Quest’oro olimpico del salto in alto – oro ex aequo – non è per niente bello. È forse un oltraggio all’epica della sfida. Non è nemmeno affascinante e forse, sotto-sotto, toglie un po’ della sua magia pure a chi lo indossa, anche se non l’ammetterà mai. Perché di campione, all’Olimpiade, ce n’è uno solo. E il campione-olimpico è un’immagine che per quattro anni resta impressa nella memoria collettiva».

Anche Italia e Inghilterra avrebbero potuto spartirsi il successo al Campionato europeo di calcio.

«Invece - continua don Pozza - hanno dovuto affrontare la lotteria dei rigori per eleggere un solo vincitore: è una lotteria ingiusta, feroce, bastarda, cinica, ma è pur sempre l’unica chance per riuscire a chiudere una sfida».

E i calciatori inglesi, sfilandosi la medaglia d’argento dal collo un secondo dopo averla ricevuta dal presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin, hanno dimostrato di non aver digerito la sconfitta. «Tamberi e Barshim rimangano pure (grandi) amici, ma non tolgano allo sport il lusso della competizione, il verdetto della strada. Coppi e Bartali, in un ex aequo sportivo, è una cosa che li farebbe rigirare nelle loro tombe». 

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