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Ferdinando Camon: «È giusto che chi non si vaccina contro il Covid poi debba pagarsi le cure»

Possono venir ricoverati perché in uno Stato civile non si lascia nessun malato fuori dell’ospedale. Ma si pagano le cure di tasca propria, perché han rifiutato le istruzioni e le raccomandazioni della Sanità, in un certo senso l’hanno sfidata

L’opinione.

Com’era prevedibile, comincia a farsi strada un’idea: i No-Vax, che non vogliono vaccinarsi contro il Covid, se per caso se lo beccano e han bisogno di cure e di ricovero, possono venir ricoverati, ma le cure se le pagano.

Possono venir ricoverati perché in uno Stato civile non si lascia nessun malato fuori dell’ospedale. Ma si pagano le cure di tasca propria, perché han rifiutato le istruzioni e le raccomandazioni della Sanità, in un certo senso l’hanno sfidata.

Erano sicuri che il virus o non esiste o non è contagioso o non è grave, comunque è meno grave del vaccino: secondo loro il virus può darti al massimo l’influenza, il vaccino può darti la morte.

I No-Vax, non vaccinati, respingono l’accusa di essere un pericolo per gli altri, e quindi di costituire un danno sociale. Rispondono: “Ma quale danno, se la malattia non c’è? ” .

Si discute molto se costringerli alla vaccinazione o lasciargli la libertà. Io son dell’idea che deve prevalere l’interesse più grande.

Se uno fa l’insegnante e non vaccinandosi mette a rischio la salute dei suoi studenti, la sicurezza dei suoi studenti, nostri figli, vien prima di tutto, e quindi la vaccinazione è un obbligo per gli insegnanti. Gli insegnanti che non han fatto e non han prenotato la vaccinazione sono ancora più di duecentomila. Dicono che non vaccinarsi è un diritto.

E se nel frattempo qualcuno di loro si becca il virus e si ammala? È qui che dovrebbe scattare l’obbligo di pagarsi tutto. Certo, è una vittoria morale vederli intervistati dalle tv, stesi nel letto d’ospedale, e dichiarare: “Il virus purtroppo esiste, ce l’abbiamo addosso, vaccinatevi, vaccinatevi! ”.

Ma la conversione sarebbe più chiara e completa se dovessero dire: “Non ho i soldi per pagarmi il ricovero ospedaliero, aiutatemi, aiutatemi! ”.

I non vaccinati passano per eroi in famiglia: papà sfida lo Stato, che grande! Ma se il papà appare in tv, macerato dalla malattia, quell’aria di grandezza e di invincibilità svanisce, ritorna un uomo come tutti, la malattia lo aggredisce come aggredisce tutti, lui ridiventa un modello se sta alle regole come tutti.

Quelli che non vogliono vaccinarsi dicono di usare la mascherina e rispettare la distanza e che questo basta. In realtà, lo dico anche se non sono un medico, la vera difesa dalla malattia è il vaccino. Non è completamente innocuo, io ho fatto la seconda dose un mese fa, anche questa sul braccio sinistro e il braccio sinistro non lo muovo ancora bene, non riesco a ruotare circolarmente la scapola. Ma passerà. E se avessi la malattia starei trenta volte peggio.

Avanza la proposta che a settembre i ragazzi vaccinati possano tornare a scuola, e che i non-vaccinati facciano la dad, la didattica a distanza. Che soluzione è? Entrare a scuola è un privilegio enorme. È così che i ragazzi imparano. Tenerli a casa pur di non fargli il vaccino? Due errori in uno. Un danno fisico e un danno culturale.

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