Contenuto riservato agli abbonati

Laura Taliercio: «Mio nonno Giuseppe non è un palasport, ma un esempio di etica e fede»

La testimonianza di Laura Taliercio per far capire agli studenti delle superiori la violenza politica quotidiana negli anni di piombo a Mestre

VENEZIA. La Storia a volte bussa alla porta a presenta il conto, e la cronaca rende attuale anche una lezione sugli Anni di piombo che per degli studenti liceali è “sentita” quanto una lezione sulla Guerra dei trent’anni.

L’arresto a Parigi di nove ex terroristi “rossi” nei giorni scorsi ha dato un sapore diverso all’incontro tenutosi in videoconferenza ieri mattina, organizzato dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto assieme al Centro studi storici di Mestre e il museo M9, al quale hanno partecipato 1400 studenti di quinta superiore di numerose scuole della regione.

L’incontro, intitolato «La notte del Veneto», ha dato agli studenti una panoramica radicata nel territorio di anni cruciali per la storia italiana, che a scuola è spesso difficile affrontare: «Quando si studia la storia si ha un occhio cieco su quella recente», ha detto la provveditrice Carmela Palumbo in apertura dell’evento. «Invece in quel periodo si trovano le radici di molti aspetti del mondo contemporaneo».

«Era un incubo tutte le mattine sentire le notizie dei fatti criminosi perpetrati da estremisti di destra e di sinistra. Era uno stillicidio quitidiano», ha aggiunto Roberto Stevanato, presidente del Centro studi storici di Mestre e curatore di un opuscolo sugli Anni di piombo in Veneto realizzato grazie al recupero di numerose fonti d’archivio della città, che verrà distribuito in formato cartaceo e digitale nelle scuole.

Su Mestre e Marghera come luoghi di grandi tensioni armate si sono concentrati gli interventi di Guido Panvini, ricercatore di storia contemporanea all’Università di Bologna, e Gianfranco Bettin, sociologo, ex deputato, oggi consigliere comunale a Venezia.

Al centro del racconto gli omicidi legati al petrolchimico Montedison di Porto Marghera: Sergio Gori, vicedirettore dello stabilimento, ucciso il 29 gennaio 1980, il commissario Alfredo Albanese, che indagava sull’omicidio Gori, ucciso il 12 maggio, e infine Giuseppe Taliercio, direttore generale del petrolchimico, rapito dalle Brigate Rosse il 20 maggio 1981 e trovato morto il 5 luglio.

All’incontro ha partecipato Laura Taliercio, nipote del manager. «Anni fa dicevo che mio nonno non è una palestra» ha raccontato, riferendosi al palazzetto dello sport di Mestre, intitolato a Giuseppe Taliercio «Ora sono contenta che a lui sia stato intitolato un luogo di aggregazione così importante. Esiste la memoria fattuale ed esiste quella personale, ed è il motivo per cui sono qui: il ricordo che è arrivato a me di mio nonno è quello di un uomo dalla grande etica e dalla grande fede. Lui diceva che non è importante quanto si vive ma come: il suo è un messaggio a vivere intensamente».

Il resoconto storico degli anni del terrorismo in Veneto è un racconto che parte dalle grandi trasformazioni del secondo dopoguerra: «In Veneto c’è grande cambiamento sociale e una industrializzazione repentina: la spinta di una regione che vuole lasciarsi alle spalle la povertà» spiega Bettin «In questo clima a Marghera confluisce il tumulto del mondo operaio».

La situazione esplode: la protesta diventa scontro armato, tra il 1975 e il 1980 si contano 307 attentati in provincia di Padova, 131 a Venezia; negli stessi anni in Veneto 15 persone sono vittime del terrorismo, altre 9 vengono ferite. Sono dirigenti sindacali, uomini delle forze dell’ordine, politici. In quegli anni, tra Venezia e Padova si nasconde anche l’estremismo di destra, con la base operativa di Ordine nuovo, responsabile di alcune delle peggiori stragi in Italia, da piazza Fontana alla stazione i Bologna.

«L’estremismo di sinistra, nel frattempo, voleva trasformare il conflitto in un processo rivoluzionario», dice Panvini. «Figure come Gori e Taliercio erano quelle che mediavano il conflitto sociale ma per i terroristi non poteva esserci dialogo: loro erano i nemici». La gente però non è mai stata dalla parte della violenza. «Per quanto conflittuali fossero i confronti, c’era una grammatica comune. Certe cose non andavano bene. La violenza non ha sfilacciato questo tessuto».

Tanto dopo gli omicidi di Gori e ancor di più con Taliercio, a Marghera vi furono manifestazioni enormemente partecipate in solidarietà alle vittime. «Le BR colpivano persone di grande caratura umana» ha sottolineato Bettin «A Mestre c’era la consapevolezza che il nemico era il terrorismo». —
 

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi