Usa, ex capo Capitol Police: “Non abbiamo avuto intelligence, il rapporto Fbi è arrivato in ritardo”

«Eravamo pronti per normali manifestazioni di protesta, piccoli scontri, non per un assalto militare organizzato»

WASHINGTON. Da parte dell'intelligence community americana non è arrivato in tempo ed in modo deciso l'allarme sull'attacco al Congresso. Così l'ex capo della Capitol Police, Steven Sund, nella prima audizione al Senato sui fatti del 6 gennaio, punta il dito contro l'Fbi e le altre agenzie federali che non avrebbero fornito informazioni giuste riguardo a quello che si stava preparando a Washington. Nel suo intervento, Sund, che si è dimesso all'indomani dell'assalto al Congresso, ha difeso il suo operato dicendo che «contrariamente a quanto è stato riportato la Capitol Police aveva un piano per quel giorno». Ma era un piano teso a contrastare «manifestazione di opinione e possibili piccoli gruppi violenti, sulla base dell'intelligence che ci era stata fornita». «Invece abbiamo avuto un assalto coordinato stile militare contro i miei agenti e la presa del Campidoglio: nessuna delle informazioni che abbiamo ricevuto prevedeva quello che poi è effettivamente avvenuto», ha aggiunto, indicando che «nessun agenzia, compresa l'Fbi, ha fornito intelligence in questo senso».

A questo proposito Sund ha detto di non aver visto prima dell'attacco il rapporto in cui l'Fbi avvisava del rischio di violenze coordinate da parte delle milizie di estrema destra: secondo lui l'Fbi inviò il 5 gennaio nella sede centrale della Capitol Police il documento che effettivamente arrivò nelle mani dei capi solo il 6 gennaio, mentre si svolgevano i fatti. Anche l'ex responsabile della sicurezza della Camera, Paul Irving, ha difeso il suo operato affermando che «sulla base dell'intelligence che avevamo, tutti credevamo di avere un piano adeguato alle minacce: ora sappiamo che quel piano era sbagliato». 

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