Scoperta nuova sindrome infiammatoria che colpisce alcuni bimbi dopo il Covid

Liviana Da Dalt, direttrice del Dipartimento Salute della Donna e del Bambino

Venti casi a Padova, per lo più durante la seconda ondata. Il primario Da Dalt: studi internazionali sulla malattia

PADOVA. Si chiama sindrome infiammatoria sistemica ed è a tutti gli effetti una malattia nuova. Colpisce i bambini, presenta alcune caratteristiche simili alla Kawasaki, ma soprattutto sembra essere una complicanza tardiva del Covid-19 in età pediatrica.

«Ancora non sappiamo molto di questa malattia, che di fatto abbiamo iniziato a conoscere dal 2020», spiega Liviana Da Dalt, direttrice del Dipartimento Salute della Donna e del Bambino. «Si tratta di una sindrome tardiva correlata al Covid che si presenta tra le due e le sei settimane dopo l’infezione».

Una forma post infettiva che nulla ha a che vedere rispetto alla modalità in cui si è presentato precedentemente il virus. Possono esserne colpiti bambini che hanno avuto il coronavirus in forma paucisintomatica o asintomatica. Addirittura in più di qualche caso, proprio perché i più piccoli sono più frequentemente asintomatici, i medici andando a ritroso hanno scoperto che il bambino aveva avuto il Covid nelle settimane precedenti.

«Si innesca in alcuni bambini, che per qualche motivo sono predisposti, un meccanismo di attivazione importante di risposta antinfiammatoria tardiva». Una sindrome che a differenza della Kawasaki non colpisce maggiormente più piccoli, di solito sui tre anni, ma i bambini più grandi. «Si è osservato che l’età media di bambini con sindrome infiammatoria sistemica è 8-9 anni».

I sintomi non possono essere trascurati dai genitori perché non appena si manifestano sono già molto acuti. «Di solito si presentano una febbre severa, forti dolori addominali, stanchezza. Non è un lieve malessere ma il bambino sta male. È necessario il ricovero e terapie antinfiammatorie importanti», precisa Da Dalt. La sindrome si chiama sistemica proprio perché non interessa una sola parte del corpo o un solo organo ma l’intero sistema.

«Rispetto alla Kawasaki il coinvolgimento intestinale e cardiaco sono sicuramente più importanti», continua il primario. A risentirne in particolare sarebbe il cuore anche per quel che riguarda una serie di problematiche che potrebbero permanere nel tempo. «Sappiamo che c’è un interessamento del cuore e che a livello cardiaco l’infiammazione può portare ad alcuni problemi che persistono nel tempo e che sono conseguenti all’infiammazione stessa».

A Padova tra la prima e la seconda ondata di Covid i casi di bambini che sono stati colpiti dalla sindrome infiammatoria sistemica dopo aver contratto il virus sono circa una ventina, di cui la maggior parte nella seconda ondata. «Molti casi li stiamo registrando adesso, in seguito ai mesi di novembre e dicembre», spiega Da Dalt. Gli occhi della comunità scientifica mondiale sono ad oggi puntati su questa nuova malattia. «Sono in corso studi a livello nazionale e internazionale. Non è facile neppure per noi medici comprendere questa sindrome e soprattutto perché alcuni bambini la sviluppino e altri no», dice la professoressa Da Dalt, «È una malattia che in ogni caso richiede un approccio multidisciplinare. Sono coinvolti cardiologi pediatrici, reumatologi pediatrici, infettivologi, alle volte anche i colleghi delle cure intensive». —

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi