Zaia in aula: «Priorità a lavoro giovani e imprese». L’opposizione punge

Il presidente della giunta regionale firma nove proposte di legge e illustra il programma. La sinistra: approccio superficiale. Lui: offendete gli elettori

VENEZIA
Palazzo Ferro-Fini sigillato ai visitatori, tamponi preventivi e rigidi controlli all’ingresso, una manciata di consiglieri in emiciclo, gli altri sparpagliati su più piani. Perché Roberto Ciambetti, il presidente dell’assemblea regionale, non fa sconti in materia di profilassi e all’istanza di Luca Zaia - «Posso togliermi la mascherina per parlare?» - oppone un cortese, inequivocabile, diniego.

Così imbavagliato, il governatore esordisce in un’aula mai così amica (la sua maggioranza conta 40 seggi su 50) rimarcando la gravità del momento: «All’emergenza sanitaria si somma quella dell’economia, prima del Covid il tasso di disoccupazione veneta era contenuto al 6,6%, ora la pandemia ha bruciato già 60 mila posti di lavoro, dimezzando il fatturato del turismo, la prima industria della regione. Abbiamo mezzo milione di cittadini che vive in povertà, ci attende una missione non facile, invito tutti a fare squadra a beneficio della comunità».


Punto di partenza? Nove proposte di legge a firma zaiana che includono la semplificazione normativa e la promozione di un sistema di economia circolare e di consumo; il sostegno al lavoro e all’autonomia abitativa dei giovani dai 15 ai 35 anni e l’istituzione del Premio “Elena Lucrezia Cornaro” riservato alle laureate; la trasformazione in aziende pubbliche di servizi alle persone delle Ipab che erogano prestazioni sociosanitarie; la riforma dell’Istituto per le Ville Venete; la razionalizzazione e riordino della governance nel settore idraulico-forestale-ambientale e in quello delle infrastrutture e trasporti; infine, in ambito welfare, è introdotto il limite di 65 anni d’età nella nomina a direttore generale nell’Area Sanità e Sociale.

Che altro? La tutela idrogeologica, il contrasto ai Pfas, ai cambiamenti climatici e all’acqua alta - «A Venezia sarà centrale il tema della portualità, l’obiettivo è che le grandi navi escano dal bacino San Marco ma non dalla laguna perché quesciò metterebbe in ginocchio la croceristica» - e poi la Tav («Va completata anche utilizzando il Recovery Fund»), la Pedemontana, la volontà di candidare il Veneto a «nuovi e prestigiosi eventi internazionali». En passant il neo assessore Francesco Calzavara fa sapere che il bilancio di previsione 2021 (messo a punto dal predecessore Gianluca Forcolin) sarà approvato in giunta lunedì con l’obiettivo di licenziarlo in via definitiva entro il 20 dicembre evitando l’esercizio provvisorio.

Tant’è. L’occasione è ghiotta per un’opposizione sparuta ma decisa a non recitare il ruolo di comparsa. Così Andrea Zanoni (Pd) lamenta il silenzio sul «radicamento mafioso» nel territorio, l’evasione fiscale diffusa, la cementificazione senza freni e il proliferare di centri commerciali; Arturo Lorenzoni (Il Veneto che vogliamo) definisce «inadeguato, autocelebrativo e troppo superficiale» il documento programmatico, «privo com’è di una vera politica per lo sviluppo del territorio, la digitalizzazione, la decarbonizzazione nella produzione di energia elettrica, la riduzione del consumo della plastica».

Rigenerazione urbana, efficientamento energetico degli edifici, sviluppo del trasporto pubblico locale», le priorità indicate dal dem Giacomo Possamai, mentre Cristina Guarda (Europa Verde) sollecita «maggiore attenzione al lavoro dei nostri agricoltori, soprattutto giovani, e al patrimonio agroalimentare» ed Erika Baldin del Movimento 5 Stelle, pur apprezzando «le buone intenzioni espresse», propone che nella legislatura figuri al primo posto «il benessere dell’uomo per un Veneto in salute».

Ben diversi i toni della maggioranza, dove Silvia Rizzotto -portavoce del gruppone leghista - loda «il grande lavoro» del governatore e sollecitando un «impegno trasversale sul fronte dell’autonomia» sfidando gli avversari a «pronunciare parole di verità».

Tommaso Razzolini (Fdi) promette forte sostegno «alle associazioni ricreative, culturali e sportive, ai tanti giovani che sono preoccupati per il loro futuro, alle troppe persone in difficoltà»; Elisa Venturini (Forza Italia) rilancia «l’autonomismo e la vicinanza a cittadini e imprese in un Veneto che dev’essere forte, eccellente, solidale, connesso».

È tutto? Quasi. Nella sua replica finale, evidentemente stizzito dalle critiche sopraggiunte dopo i peana del trionfo alle urne, il governatore invoca «un maggiore orgoglio di essere veneti e un atteggiamento più costruttivo da parte della minoranza»; «Non posso accettare che si offendano i tantissimi cittadini che ci hanno votato», graffia «ci vogliono più rispetto e onestà intellettuale». Alla prossima. —


 

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