Meteo pazzo e pandemia, agricoltura veneta sull’ottovolante

Fatturato regionale 2019 a quota 5,85 miliardi di euro, in frenata del 7,6 per cento. «All’inizio del 2020 segnali di ripresa, poi frenata dell’export e dei consumi»

PADOVA. L’anno scorso il meteo “impazzito”, in questi mesi l’impatto straordinario del coronavirus: per l’agricoltura veneta sono stati 18 mesi sull’ottovolante, condizionati dal clima e dal Covid-19 che ha stravolto i mercati, bloccato vendita ed esportazioni, inciso sull’organizzazione delle aziende. «Già il 2019 non era stato un anno particolarmente florido per l’agricoltura di casa nostra» ricorda Alberto Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura, illustrando il rapporto che tira le somme dell’anno passato.

«Il fatturato è importante, l’agricoltura veneta vale 5,85 miliardi di euro» aggiunge il dirigente «ma il clima, a partire dalle piogge di primavera, ha portato ad una riduzione del 7,6 per cento. Pur con alcune eccezioni tutti i principali settori presentano il segno meno.

«All’inizio di quest’anno notavamo degli incoraggianti segnali di ripresa, l’intero settore non era partito malissimo, ma l’allarme coronavirus ha sparigliato le carte. Se la produzione non si è fermata altrettanto non si può dire delle esportazioni e della distribuzione attraverso il canale Ho.Re.Ca. (hotel, grande distribuzione e ristorazione), paralizzato dalle restrizioni. Sono calati il prezzo del latte, per la minore produzione di formaggi per ristorazione e pizzerie, così come quello della carne di vitello, che vende soprattutto in questo settore. Gli eccessi produttivi difficili da gestire hanno portato ad un calo dei prezzi all’origine».

Tornando al 2019 le previsioni di Veneto Agricoltura indicano con il segno negativo le principali coltivazioni a causa delle piogge primaverili.

«Per i cereali l’andamento climatico è stato senz’altro sfavorevole» spiega Alessandra Liviero «l’elevata piovosità del mese di maggio ha comportato allettamenti nei frumenti e scompensi fisiologici nel mais, con conseguente diminuzione delle rese ad ettaro (-13,6% per il mais, -12,4% per il frumento tenero e, addirittura, -23,7% per il frumento duro).

L’incremento delle superfici del +18% per il mais ha comportato una sostanziale stabilità produttiva, mentre i frumenti hanno avuto perdite del -16% (tenero) e del -33,6% (duro). Più o meno stabile l’orzo, in aumento la resa del riso (+5%), nonostante la contrazione della superficie del 4%. E’ andata meglio per la soia, con una resa in aumento del 6,6%, nonostante la presenza della cimice asiatica, ma il prezzo è in calo.

Male invece il tabacco e la barbabietola, cresce il girasole. E’ aumentata del 6,3% la superficie coltivata ad ortaggi, per tre quarti a pieno campo, con oltre 28 mila ettari, e anche i prezzi sono cresciuti. Crolla, invece, la produzione di frutta, con una flessione del 19,8%: cimice asiatica e maltempo primaverile hanno portato a forti cali nelle rese, arrivando ad oltre il -60% per il pero, al -25% per le mele, al -35% per il ciliegio».

In decrescita la produzione del kiwi del -40%, mentre il valore della produzione per l’olivo è in diminuzione dell’-87%. In flessione pure il florovivaismo i cui prezzi però sono risaliti. Come previsto, dopo la super annata del 2018, cala la produzione complessiva di vino, pari a 10,3 milioni di ettolitri, il 20 per cento in meno ma pur sempre la stessa percentuale in più rispetto al 2017. Confermato il primato nazionale nelle esportazioni di vino con ben 2,3 miliardi di euro. Nella zootecnia diminuiscono di quasi il 2% le consegne del latte con il prezzo in aumento. Calano anche il numero di vacche da latte in stalla, poco più di 135 mila.

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