Depressione, conoscere per curare

Depressione, conoscere per curare
Non è tristezza o cattivo umore. Chi è depresso soffre di una malattia che va curata il prima possibile. Una campagna di informazione aiuta a capire i sintomi e a cercare aiuto
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Mancanza di interessi, incapacità di provare piacere nello svolgere attività che di solito sono gratificanti, di reagire agli stimoli esterni. È l'anedonia, uno dei sintomi principali della depressione, malattia spesso nascosta per vergogna. Ma altrettanto spesso non riconosciuta né da chi ne soffre né da chi gli sta intorno. Ecco perché le cifre sulla depressione sono più che altro delle stime, e proprio per questo sono allarmanti: secondo l'organizzazione mondiale della sanità in tutto il mondo ne soffrono 300 milioni di persone, 40 milioni in Europa, oltre 3 milioni in Italia, di cui più di 2 milioni sono donne. Di questi 3 milioni, 1 milione è affetto da depressione maggiore.


I due anni di pandemia non hanno fatto altro che aumentare il carico, come dimostra uno studio condotto negli Usa: i sintomi depressivi sono triplicati, un trend traumatico con un incremento maggiore rispetto ai traumi collettivi dell’11 settembre 2001 e dell’uragano Katrina. La depressione può colpire trasversalmente tutti gli individui, anche se si manifesta di più nelle fasce di popolazione a reddito basso o medio basso, nelle donne rispetto agli uomini e negli anziani. Le donne sono più depresse degli uomini (5,1% contro 3,6%), ma tra i 55 e i 74 anni le cifre aumentano arrivando così al 7,5% per le donne e al di sopra del 5,5% per gli uomini.

Il ritardo nella diagnosi
La depressione è tra le principali cause di disabilità al mondo e non viene curata adeguatamente: solo 1 persona su 4 affetta da depressione maggiore riceve cure tempestive e appropriate a seguito della diagnosi, la metà dei pazienti deve aspettare più di 3 mesi per avere accesso a terapie psicologiche, e il 10% attende più di un anno per un accertamento. Durante questo periodo, il 40% degli individui compie gesti autolesivi e 1 paziente su 6 tenta il suicidio. Un’indagine Doxa indica che ben il 68% dei familiari non parla con altri del proprio congiunto malato.

Inoltre, sempre una recentissima indagine nazionale ha confermato come lo stigma verso i disturbi psichici ne condizioni fortemente la presa di coscienza da parte della persona sofferente e dei suoi famigliari e di conseguenza ritardi notevolmente l’incontro con lo specialista psichiatra. La conseguenza è quindi che nell’85% dei casi il medico si trova di fronte a pazienti che non sono in fase di esordio di malattia e quindi che sono già andate perse occasioni concrete di pieno recupero.

Obiettivo recupero
Insomma, sulla depressione non si può minimizzare. È importante che venga riconosciuta per tempo e che ci si rivolga a dei professionisti in grado di aiutare chi ne è afflitto e la sua famiglia. L'obiettivo deve essere quello di un pieno recupero del paziente, un ritorno ad una vita attiva, partecipata, consapevole, dove l’anedonia è scomparsa insieme ai sintomi residui. Come fare? Può venire in aiuto la psichiatria digitale.

Ci sono diversi strumenti che consentono di stare vicini al paziente con modalità informatiche e telematiche, come anche le applicazioni telefoniche. In questo modo si può cercare di evitare l’interruzione delle cure, di costruire una nuova modalità di fare la diagnosi, eseguire la terapia, prevenire le ricadute e garantire una completa guarigione. L’aderenza terapeutica rappresenta infatti un elemento critico per molti pazienti affetti da patologie di lunga durata e che prevedono una terapia a lungo termine. E il digitale può essere uno strumento prezioso, soprattutto in periodo di pandemia.

Le parole non bastano
La depressione è quindi una malattia che va prima di tutto conosciuta, così da poterla riconoscere e curare. “Dai, tirati su”, “Prova a reagire”, “Esci e vedi come ti riprendi” non sono frasi da usare quando davanti abbiamo una persona depressa. Per questo la campagna “La Depressione non si Sconfigge a Parole”, realizzata da Janssen Italia con il patrocinio delle maggiori società scientifiche del settore e delle associazioni pazienti, gioca in maniera originale sul contrasto fra il vissuto del paziente e le esortazioni che in buona fede vengono offerte dalle persone che lo circondano, per comunicare, anche visivamente, quanto possano essere travisati la natura e l’impatto di questa patologia.

E mette a disposizione di tutti informazioni preziose sulla malattia, i sintomi, l’importanza di una diagnosi corretta e tempestiva, di una cura efficace, di un supporto medico adeguato sia sulla pagina Facebook abcdepressione sia sul sito web abcdepressione.it.