Tumore al seno, la terapia mirata riduce il rischio di metastasi

Crediti: Louis Reed on Unsplash 
Abemaciclib è il primo farmaco target che ha dimostrato di essere più efficace della terapia ormonale nelle pazienti ad alto rischio di ricaduta
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SI PROSPETTA un cambiamento importante nella cura del tumore al seno precoce. Arriva dalla Virtual Plenary di ESMO, infatti, la notizia che un farmaco “mirato”, abemaciclib, è in grado di ridurre significativamente il rischio di recidive - in particolare di quelle distanti, ossia le metastasi - nelle pazienti con il tipo di tumore al seno più comune e ad alto rischio di ricaduta. Si tratta del primo inibitore delle proteine CDK 4/6 a dimostrarsi più efficace della terapia standard nei casi in stadio iniziale. A dimostrarlo sono gli ultimi risultati dello studio monarchE: dopo un periodo di osservazione di oltre due anni, abemaciclib ha ridotto il rischio di recidive di più del 30% rispetto alla sola terapia ormonale standard. In particolare, a tre anni la sopravvivenza libera da metastasi è stata di oltre il 90% nelle pazienti (e nei pazienti, visto che il cancro al seno colpisce anche gli uomini) trattate con abemaciclib e di circa l’86% nel gruppo di controllo, con un miglioramento assoluto del 4,2%: ad oggi sono stati osservati 565 metastasi, di cui 232 nel gruppo di pazienti trattati con abemaciclib e 333 fra i controlli.

 

Questi risultati sono appena stati pubblicati su Annals of Oncology e l’agenzia del farmaco statunitense, l’FDA, ha già approvato la terapia con la nuova indicazione: negli Usa, abemaciclib potrà essere prescritto per i pazienti con tumore al seno iniziale di tipo ormono-sensibile (HR+ ed HER2-) ad alto rischio di ricaduta. “I nuovi risultati confermano il beneficio clinico della combinazione di abemaciclib e terapia ormonale ad un tempo di osservazione più lungo – spiega Valentina Guarneri, Professoressa Ordinaria Oncologia Medica e Direttore Unità Operativa Complessa di Oncologia 2 presso l’Istituto Oncologico Veneto (Iov): “Il fatto che riduca soprattutto le recidive a distanza rende ancora più solido il dato. Non secondario è poi l’aspetto della tossicità: con quasi il 90% dei pazienti che ha terminato il trattamento, questa analisi ne conferma il profilo di sicurezza”.

La prima novità per il tumore precoce "ormonale" dagli anni 2000

Gli inibitori delle proteine CDK 4/6 sono una classe di farmaci mirati - palbociclib, ribociclib e abemaciclib - che hanno già cambiato profondamente la cura del tumore al seno avanzato ormono-sensibile, e da tempo si conducono studi clinici per capire se possano essere efficaci anche come terapia adiuvante, per prevenire la comparsa delle metastasi o ritardarne la comparsa dopo l’intervento chirurgico. “Era dagli inizi degli anni 2000, quando furono introdotti gli inibitori delle aromatasi, che non assistevamo a sostanziali miglioramenti clinici nella terapia adiuvante del tumore al seno con recettori ormonali positivi, vale a dire il tipo di tumore mammario più frequentemente diagnosticato”, spiega Lucia Del Mastro, Direttore della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino e Professoressa di Oncologia dell’Università di Genova: “Circa il 65% di tutti i casi di tumore al seno sono casi con recettori ormonali positivi, pertanto i progressi in questo sottotipo di tumore hanno una particolare rilevanza. I risultati dello studio clinico monarchE, sono di estrema rilevanza clinica sia per l’entità del beneficio sia perché tale beneficio riguarda le pazienti a più alto rischio di ricaduta dopo l’intervento. Avremo un’importante arma in più da utilizzare contro il tumore al seno ad alto rischio”, continua Del Mastro: “Il farmaco è stato appena approvato da FDA negli Stati Uniti per il trattamento adiuvante delle donne ad alto rischio e speriamo che sia presto disponibile anche in Italia”.

 

Le nuove linee guida Esmo

Sempre di questi giorni è la notizia delle nuove linee guida per il trattamento del tumore al seno della Società europea di oncologia medica (Esmo), anche queste appena pubblicate su Annals of Oncology. Sono state sviluppate da un gruppo di 28 esperti e le prime firme sono dell’italiana Alessandra Gennari dell’Università del Piemonte Orientale, a Novara, e di Nadia Harbeck dell’Università di Monaco. “Si tratta di linee guida globali che hanno visto la partecipazione dei maggiori esperti di tutto il mondo, compresi USA e Australia, del tumore della mammella, che hanno messo la paziente al centro e che hanno seguito i più elevati livelli metodologici di evidenza”, dice Gennari: “Sono stati presi in considerazione anche le ultimissime novità, come quelle sui farmaci agnostici, considerando tutte le opzioni alternative possibili nel caso in cui alcuni farmaci non siano disponibili in tutti i paesi. In sostanza una paziente in qualsiasi parte del mondo può ricevere i trattamenti migliori per quelle che sono le disposizioni regolatorie e la disponibilità della cura. Questa - conclude Gennari - è una grande innovazione rispetto alle precedenti linee guida”.