Colpire la mutazione Braf per curare molti tumori

Colpire la mutazione Braf per curare molti tumori
Negli Usa la combinazione di farmaci che ha come target questa mutazione ha ottenuto l'indicazione agnostica: potrà essere usata per tutti i tumori che la esprimono e non più solo per la cura del melanoma
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Un’approvazione accelerata, per estendere l’utilizzo di una doppietta di farmaci a un target più ampio di pazienti. La Food and Drug Administration ha concesso il via libera alla somministrazione congiunta di due molecole attualmente in uso nella terapia del melanoma e del carcinoma del polmone non a piccole cellule. Si tratta di dabrafenib e trametinib, che hanno come target i tumori provocati dalla mutazione V600 del gene BRAF. Un’alterazione del Dna che risulta presente anche in malattie oncologiche a carico di altri organi e che favorisce la replicazione incontrollata delle cellule malate. E che, stando alle evidenze riportate in letteratura, può essere «corretta» ricorrendo all’accoppiata di farmaci. Non soltanto nei pazienti affetti dalle due forme di cancro citate: la nuova indicazione parla infatti di pazienti con più di sei anni affetti da una malattia oncologica determinata dalla mutazione di BRAF che risultino non operabili o già alle prese con delle metastasi.

Una nuova cura 

Con la decisione dell’agenzia federale statunitense, dabrafenib e trametinib entrano a far parte della categoria dei farmaci agnostici. Ovvero di quei principi attivi efficaci contro una determinata alterazione molecolare, indipendentemente dall’organo sede della malattia. D’ora in avanti, negli Stati Uniti, l’utilizzo dei due farmaci sarà indicato per i pazienti affetti da tutti i tumori provocati dalla mutazione V600 del gene BRAF. Ovvero: i gliomi, i tumori delle vie biliari, quelli stromali del tratto gastrointestinale (GIST), gli adenocarcinomi dell’intestino tenue e il carcinoma anaplastico della tiroide. "La combinazione di dabrafenib e trametinib ha dimostrato un'efficacia significativa in più tipi di tumore BRAF-positivi: una possibilità in più anche per alcuni pazienti affetti da tumori rari che al momento non possono beneficiare di altri trattamenti", spiega Vivek Subbiah, direttore del centro di ricerca clinica sulle terapie target dell’MD Anderson Cancer Center di Houston (Texas). L’unica eccezione riguarderà il trattamento dei tumori del colon-retto, in grado di sviluppare una resistenza all’inibizione di BRAF. Motivo per cui - in questo caso - non sarà comunque possibile ricorrere a dabrafenib e trametinib.

Farmaci a indicazione agnostica: di cosa si tratta?

Dal momento che la genetica (grazie a cui è possibile identificare con precisione le differenze tra cellule tumorali e cellule sane) è la chiave di volta per comprendere i tumori, una nuova frontiera è quella che riguarda l’esame delle mutazioni che caratterizzano i tumori: molte delle quali sono presenti in forme di cancro molto diverse tra di loro. Da qui il potenziale dei farmaci a indicazione agnostica, capaci di bersagliare tutti i tipi di tumore che condividono la stessa mutazione genica, indipendentemente dalle caratteristiche istologiche (il tipo di tessuto del tumore) o di organo di provenienza. In Italia sono tre le molecole di questo tipo già disponibili nella pratica clinica: larotrectinib (efficace contro i tumori che presentano un gene di fusione NTRK), entrectinib (contro le fusioni di NTRK e ROS1) e pembrolizumab (il primo a essere riconosciuto come farmaco a indicazione agnostica, efficace contro le neoplasie determinate dall’instabilità dei microsatelliti).

Il ruolo dei Molecular Tumor Board

L’accesso dei pazienti alle terapie agnostiche inizia con l’esecuzione di un test di profilazione genomica e prosegue con l’interpretazione dei dati per arrivare alla scelta terapeutica. Un elemento centrale di questo modello organizzativo è rappresentato dai Molecular Tumor Board (MTB), team multidisciplinari formati da oncologi, genetisti, patologi molecolari, radiologi, bioinformatici e altre figure professionali. Il loro compito è quello di interpretare il profilo genomico di una neoplasia e raccomandare la terapia più efficace. Ma in Italia queste strutture non sono ancora diffuse come dovrebbero. Da qui la difficoltà a garantire a tutti i pazienti le cure più indicate.