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Puglia, quello che ancora manca alle Breast Unit

Non tutte rispettano i requisiti minimi previsti per legge. Al via il progetto “Breast Unit: la squadra che vince” promosso da Europa Donna Italia
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IN PUGLIA, due Breast Unit su dieci ancora non raggiungono il numero minimo di interventi l’anno previsto per legge. Carenze sono riscontrate anche nella composizione del core team: il data manager risulta assente nel 30% delle Breast Unit e l’infermiere-case manager nel 20%. Inoltre, il 70% delle Breast Unit non gestisce il follow up delle pazienti e l’80% non svolge audit interni per la valutazione della qualità. A livello di rete risulta ancora scarsa l’interazione tra le Breast Unit, che mancano di sistema informatico omogeneo di raccolta dati e di un’organizzazione centralizzata dei servizi esterni di oncogenetica e per la preservazione della fertilità. Sono alcune delle criticità emerse da un’indagine condotta per Europa Donna Italia dai ricercatori dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica, che ha coinvolto i coordinatori delle Breast Unit e le associazioni che collaborano con i centri.


I dati sono stati presentati ieri nel corso di un tavolo di lavoro che ha visto riuniti medici, associazioni e istituzioni, nell’ambito del progetto “Breast Unit: la squadra che vince”, patrocinato dall’Associazione nazionale di oncologia medica (Aiom) e da Senonetwork Onlus, e realizzato con il contributo incondizionato di Roche. Per risolvere le criticità rilevate a livello sia di singole strutture sia di rete, Europa Donna Italia chiede una collaborazione più strutturata tra centri e associazioni e l’istituzione di un gruppo di coordinamento e monitoraggio delle Breast Unit che annoveri al suo interno una rappresentanza delle associazioni pugliesi. “La nostra Regione è cambiata molto rispetto ad alcuni anni fa e grandi passi sono stati compiuti nella lotta contro il tumore al seno - ha dichiarato l’Assessore alla Salute Pier Luigi Lopalco nel suo intervento introduttivo -. Tuttavia, accanto a zone di luce, si individuano ancora zone d’ombra su cui è necessario continuare a lavorare. Massimo è il supporto delle Istituzioni a questo riguardo che, tramite l’AReSS, hanno avviato un processo di audit di tutti i centri di senologia per cercare di creare omogeneità nella qualità delle cure. Solo però proseguendo in un continuo processo di valutazione sarà possibile migliorare lo stato del sistema. Un grande plauso va perciò a iniziative come questa e a tutti coloro che ci hanno lavorato”.


Altro punto critico evidenziato dalla survey è lo scarso coinvolgimento delle Associazioni da parte della Breast Unit: solo il 38% delle associazioni interpellate svolge la propria attività all’interno del centro, senza tuttavia disporre di uno spazio dedicato e di una convenzione che formalizzi la collaborazione. È su queste basi che viene formulata la richiesta di Europa Donna Italia. “Chiediamo che le associazioni siano messe in grado di svolgere appieno, all’interno delle Breast Unit pugliesi, il ruolo loro assegnato dalle Linee di indirizzo ministeriali e che una loro rappresentanza sia chiamata a far parte di una commissione tecnica dedicata al coordinamento e al monitoraggio della rete, come già avviene in altre Regioni – afferma Rosanna D’Antona –. Le associazioni, infatti, rappresentano una risorsa imprescindibile per garantire cure adeguate e omogenee alle pazienti con tumore al seno. Con questo stesso obiettivo - conclude - stiamo anche lavorando alla formalizzazione di una rete delle Associazioni pugliesi”.