Immunoterapia: le donne hanno il doppio degli effetti collaterali rispetto agli uomini

@Gerd Altmann da Pixabay 
Uno studio innovativo, a guida italiana, sta indagando gli effetti avversi gravi in base al sesso, al genere e a molte altre variabili, tra cui la solitudine. Per rendere le cure sempre più personalizzate
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L'IMMUNOTERAPIA provoca effetti avversi più spesso nelle donne che non negli uomini: a sei mesi dall’inizio delle cure, la frequenza di reazioni indesiderate nelle prime è del 61,4%, contro il 27,9% nei secondi. A dimostrarlo è uno studio osservazionale prospettico e multicentrico presentato al congresso europeo di oncologia medica (Esmo 2021) e coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT).


Si tratta di una indagine ancora in corso (il titolo in italiano è “Differenze di genere negli effetti collaterali dell'immunoterapia: possibili indizi per ottimizzare il trattamento del cancro”) che sta coinvolgendo anche il Karolinska University Hospital svedeze, il St Vincent's University Hospital di Dublino (Irlanda) e l’Oslo University Hospital (Norvegia), e che dovrebbe essere completata nel 2023: i dati appena presentati sono quindi risultati preliminari. Ma soprattutto si tratta di una indagine innovativa, perché ha l’obiettivo non solo di capire se e quanto la comparsa di effetti indesiderati nei pazienti in trattamento con immunoterapici hanno a che fare con le differenze di sesso, quindi con la biologia e la genetica, ma anche se e quanto hanno a che fare con il genere, un concetto che tiene conto anche del contesto culturale. Un passo importante in un’ottica di ottimizzazione e di personalizzazione delle cure sempre più focalizzata sui singoli malati.

Sesso, genere e senso di benessere personale

Come è nata questa volontà di andare anche oltre la genetica, oltre i cromosomi, per così dire? “Quando abbiamo scritto il protocollo dello studio, che gode di un finanziamento europeo, in letteratura non era chiaro se ad avere più eventi avversi dall’immunoterapia fossero gli uomini o le donne”, risponde Rosalba Miceli, dirigente statistico all’INT e principal investigator dello studio: “Sembrava ci fosse una maggiore incidenza nelle donne. Ecco, noi volevamo capire come stessero davvero le cose, di che tipo fossero questi eventi indesiderati e analizzarne per ognuno la frequenza, negli uomini e nelle donne. Ma oltre a vogliamo scoprire - visto che parliamo di uno studio che è in corso - se anche i fattori legati al genere possono influenzare la comparsa di reazioni avverse. In sostanza, se il ruolo sociale, comportamentale, psicosociale può influenzare risposta alle cure. Infatti abbiamo pensato di rilevare anche la variabile “personal sense of beeing” nelle persone cha abbiamo arruolato, ovvero come si sente l’individuo e come vive, a prescindere dalla sua genetica e biologia. Vorremmo anche rilevare i cambiamenti di sesso: quando si cambia sesso la biologia rimane quella della nascita ma poi si affrontano cure e si cambia stile di vita, questi elementi potrebbero modificare i risultati dei trattamenti e i loro effetti indesiderati. Per ora nella popolazione già arruolata non abbiamo persone in transizione”.

Lo studio

Fino ad oggi i ricercatori hanno arruolato 150 pazienti, uomini e donne, affetti da diverse forme di cancro - polmoni, testa collo, melanomi e altri - tutti trattati con immunoterapia o con terapie combinate: chemio classica e immunoterapia. Lo scopo è di arrivare a 400 pazienti. Le variabili inserite nello studio sono state davvero molte: le origini etniche, lo stato civile (cioè se si vive soli o in coppia o in famiglia), il livello di scolarizzazione, l’occupazione, lo stile di vita, il reddito, l’abitudine all’alcol o al fumo, l’attività fisica, l’obesità, i livelli di stress, le abitudini alimentari. “Uomini e donne - riprende Miceli - sono differenti rispetto a questi fattori: per esempio le donne fanno in genere più attività fisica e consumano meno alcol, gli uomini hanno redditi più alti. Il fatto di essere differenti può influenzare il trattamento e anche gli eventi avversi, noi vogliamo capire se le cose stanno così e misurare queste differenze”.

I primi risultati

Sappiamo dalla letteratura che gli effetti indesiderati dell’immunoterapia - che sono a carico soprattutto del sistema digerente, della tiroide e del sistema endocrino, ma anche della cute e di altri distretti - si verificano in genere entro sei mesi dall’inizio del trattamento, dato che per ora è stato confermato dallo studio. “Mentre globalmente la proporzione di eventi avversi di qualsiasi grado è simile tra uomini e donne, quando andiamo a vedere gli eventi di grado maggiore o uguale a 2, cioè quelli più gravi che prevedono trattamenti ad hoc, abbiamo osservato che nelle donne l’incidenza è significativamente più alta, indipendentemente dal tipo di tumore e dalla gravità della malattia: a sei mesi dall’inizio delle cure nelle donne abbiamo una frequenza del 61,4% mentre negli uomini del 27,9%: meno della metà.

Il peso della solitudine

Un altro risultato che segna una differenza tra maschi e femmine riguarda lo stato civile: chi vive da solo, uomo o donna che sia, va incontro agli eventi avversi più di chi ha un compagno o una famiglia conviventi, ma questo è vero soprattutto per gli uomini. “Sono analisi preliminari, ora dobbiamo andare più nel dettaglio – tiene a specificare Miceli – e tenere conto di altre caratteristiche: per esempio c’è la questione delle malattie concomitanti, che può influenzare l’incidenza degli eventi avversi, che non è stata ancora analizzata, ma che lo sarà. E poi tutti gli aspetti genetici. Lo scopo di tutto - conclude - è personalizzare il più possibile le cure, mettendo sempre più al centro la singola persona”.