Uno scudo contro il virus respiratorio sinciziale

Uno scudo contro il virus respiratorio sinciziale
Con una sola somministrazione intramuscolo, nirsevimab ha dimostrato di proteggere tutti i neonati dalle conseguenze più gravi dell’infezione
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L’attenzione per Covid-19 l’aveva fatto passare un po’ in secondo piano agli occhi dell’opinione pubblica, ma il virus respiratorio sinciziale (Rsv) è rimasto una minaccia per la salute dei più piccoli. E adesso, complice l’allentamento delle misure di prevenzione per il coronavirus, le infezioni stanno tornando alle cifre pre-pandemia. Presto, però, potremmo avere un’arma in più per proteggere i neonati da questo virus, che può causare infezioni del tratto respiratorio inferiore e sfociare in bronchioliti e polmoniti: l’anticorpo monoclonale nirsevimab ha dimostrato con una sola iniezione intramuscolo di ridurre del 74,5% il ricorso all’assistenza medica. I risultati dello studio di fase 3 sono pubblicati sul British Journal of Medicine.

Le sperimentazioni

I risultati descritti sono quelli emersi dalle sperimentazioni Melody e Medley.

In particolare lo studio di fase 3 Melody, che ha coinvolto 1.490 neonati sani nati a termine o comunque dopo la 35esima settimana, ha raggiunto il suo obiettivo primario, ossia la riduzione dell’incidenza dell’assistenza medica necessaria in caso di infezioni del tratto inferiore delle vie aeree causate da Rsv: - 74,5% rispetto al placebo. Una protezione che è stata ottenuta con una sola somministrazione intramuscolo di anticorpo monoclonale e che si è mantenuta nel tempo, coprendo tutta la prima stagione di Rsv dei bambini.

Lo studio di fase 2/3 Medley, invece, ha permesso di valutare la sicurezza e le caratteristiche farmacocinetiche di nirsevimab nei neonati con insufficienza cardiaca congenita, insufficienza polmonare cronica e nei prematuri, dimostrando un profilo paragonabile a quello del palivizumab, un altro anticorpo monoclonale diretto contro l’Rsv, impiegato per proteggere i neonati ad alto rischio e che va somministrato intramuscolo una volta la mese per tutta la stagione delle infezioni da Rsv. I livelli di nirsevimab riscontrati nel sangue dei bambini dopo 151 giorni dalla somministrazione, inoltre, sono simili a quelli rilevati nello studio di fase 3 sui neonati sani, suggerendo che la protezione fornita sia simile nelle diverse popolazioni.

Un cambio di paradigma

Nirsevimab è dunque il primo anticorpo monoclonale, disegnato per una singola somministrazione e per avere un effetto a lunga durata, che si sta dimostrando sicuro e efficace per proteggere tutti i neonati dalle conseguenze di un’infezione da Rsv. Una pietra miliare sulla strada che porta alla prevenzione di questo virus.

In questa direzione, poi, va ricordato lo sforzo di Moderna che a fine febbraio ha reso noto di aver avviato studi in fase avanzata sul proprio vaccino a mRna contro il virus respiratorio sinciziale, dopo aver ricevuto una valutazione positiva dei risultati di tollerabilità sugli anziani, che, come i neonati, sono più vulnerabili alle infezioni gravi.