Long Covid nei bambini, attenzione ma senza stress

Long Covid nei bambini, attenzione ma senza stress
Niente visite programmate per monitorare i sintomi dopo l’infezione, per non stressare i piccoli pazienti. L’appello della Società Italiana di Pediatria delle Cure Primarie Pediatriche e della Federazione Italiana Medici Pediatri 
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Esiste il long covid anche nei bambini? Una volta che l’infezione passa, nei piccoli rimangono dei sintomi? “Come nel resto del mondo, anche in Italia abbiamo potuto rilevare che la grandissima maggioranza dei bambini che hanno contratto la malattia hanno avuto una forma paucisintomatica, sono stati seguiti direttamente dal loro pediatra e solo raramente hanno subito esiti respiratori persistenti o hanno manifestato, in fase acuta o a distanza di alcune settimane, sintomi di rilievo quali il dolore toracico o una tachicardia, possibili segni di sospetto di una miocardite”, scrivono gli specialisti della Società Italiana di Pediatria delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP) e della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Sono molto più frequenti, invece, sintomi vaghi, come mal di testa, stancabilità, difficoltà di concentrazione, dolori diffusi di tipo aspecifico, oppure, come riportato dalla letteratura scientifica, problematiche relative ai disturbi del sonno, alla sfera psicologica o al rendimento scolastico. Si tratta di fenomeni da imputare direttamente all’infezione da SARS-COV2 o siano piuttosto conseguenza del disagio determinato dall’isolamento sociale imposto dalla pandemia che ha acuito un fenomeno psico-sociale già pre-esistente? Non si può esserne certi, sottolineano ancora le due società scientifiche, tuttavia, tali segnali non possono essere ignorati e genitori, pediatri, educatori ma anche politici ed amministratori sono chiamati ad una profonda riflessione su quanto si possa fare per invertire questa tendenza.


Vigilanza e attenzione, quindi, ma nessuna visita obbligatoria dopo 3 o 6 mesi, come invece aveva suggerito un documento della Società Italiana di Pediatria qualche giorno fa: la definizione precisa di un timing di visite che il pediatra dovrebbe fare per cogliere i sintomi del long covid, non trova riscontro nella letteratura scientifica, dicono la Sicupp e la Fimp.

La Pediatria di Famiglia in Italia è caratterizzata dal rapporto di fiducia e dalla continuità dell’assistenza nel tempo: a tutti i bambini vengono offerte visite programmate periodiche, oltre a visite effettuate per la comparsa di qualunque sintomo anche banale e un’ampia disponibilità telefonica per consigli/consulti di varia natura. È in tale contesto che si inserisce l’assistenza al bambino con infezione da SARS-CoV2 e il monitoraggio degli eventuali segni/sintomi di long-covid. “Un sistema che aggiunga “di default” altre visite mirate sarebbe da un lato poco efficace nell’aumentare la sensibilità e la specificità di riconoscimento di un quadro di long-Covid dall’altro poco efficiente rispetto al mantenimento delle quotidiane attività di prevenzione, diagnosi e educazione sanitaria a cui ogni Pediatra di famiglia deve rispondere, nonché oneroso per il SSN in funzione delle prescrizioni di accertamenti che ne potrebbero scaturire. Tutto ciò considerando anche l’impatto organizzativo che tale mole di controlli richiederebbe per le famiglie”, scrivono ancora le due società scientifiche. “Qualora tali controlli per il long covid venissero eseguiti da altri professionisti vi sarebbe comunque un incremento della spesa sanitaria per erogare delle prestazioni non essenziali”.