Presenteismo, depressione e isolamento, così la dermatite atopica fa soffrire gli adulti

Considerata una malattia tipica dell’infanzia, sono sempre più numerosi anche gli over 25 che ne soffrono e ne subiscono le conseguenze sul lavoro e sulla vita sociale
4 minuti di lettura

Adele è diventata una donna dinamica e ha superato le insicurezze causate dalla sua dermatite atopica. Segue la sua routine quotidiana di igiene e una dieta equilibrata per tenere a bada l’infiammazione. Dado, invece, è un po’ scoraggiato a causa dello stress che gli provoca il nuovo lavoro e che sta provocando un peggioramento dei sintomi della sua malattia dermatologica. I due giovani adulti sono i protagonisti della serie animata ‘Dado e Adele: due amici per la pelle’ (disponibile sul sito www.dermatopia.it) a vent’anni di distanza dal loro primo incontro a scuola. Li vediamo negli episodi dedicati alla dermatite atopica negli adulti che ogni giorno devono convivere con questa patologia e con tutte le conseguenze che essa comporta tra cui una riduzione delle performance lavorative, assenze da lavoro o presenteismo, ma anche rinunce legate alla vita sociale. Una malattia, la dermatite atopica, che stando ai dati di una recente indagine sui centri specialistici italiani (dermatologici, allergologici) colpisce oltre 35 mila pazienti adulti seguiti in Italia, di cui circa 8 mila affetti dalla forma grave della malattia.

 

L’impatto sul lavoro e la vita sociale

A testimoniare l’impatto che questa patologia può avere sugli adulti è uno studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. Tra gli adulti che soffrono di dermatite atopica da moderata a severa, il 38% riporta che la malattia ha un impatto sulla vita sociale e il 34% anche sul lavoro con conseguenze negative sulla produttività. Non solo: diversi studi hanno dimostrato che i pazienti con dermatite atopica hanno una maggiore probabilità rispetto a persone sane di essere disoccupati, con costi sociali notevoli. A indagare sugli effetti che questa malattia può avere sul lavoro è stata anche un’indagine Doxa Pharma, condotta su 200 pazienti dai 12 ai 24 anni e 201 over 25. Un adulto su tre riferisce almeno un episodio di discriminazione sul lavoro; 2 su 3 sentono che la dermatite ha un impatto nella propria performance lavorativa, limitando anche le prospettive professionali. Questo si traduce - per 1 su 3 - nella tendenza ad essere assenti o improduttivi per almeno alcuni giorni ogni mese. Infatti, tra i lavoratori con dermatite si rilevano quasi 11 giorni di assenze da lavoro all’anno e 13 di presenteismo, cioè l’abitudine di andare al lavoro anche in comprovate condizioni di malessere.

Insonnia e depressione

Accade perché nelle forme più gravi della malattia le lesioni provocate dal prurito possono coprire la maggior parte del corpo, spesso accompagnate da secchezza, ferite e ancora prurito intenso. Sintomi che compromettono pesantemente la qualità di vita dei pazienti, con disturbi del sonno e un aumento di sintomi di ansia e depressione. Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology, nell’86% dei casi, i pazienti con dermatite atopica grave hanno riportato sintomi di prurito tutti i giorni, il 55% ha riportato un sonno disturbato per 5 o più giorni a settimana, per il 44% la propria vita sociale e ricreativa risulta compromessa e più del 50% ha riportato sintomi di depressione e/o ansia. Inoltre, a causa della deprivazione di sonno per il prurito notturno, i pazienti vanno più frequentemente incontro a incidenti di varia natura o infortuni lavorativi. In generale, soprattutto a causa del prurito persistente, della difficoltà a dormire e degli ovvi problemi estetici, ogni attività quotidiana è fortemente compromessa, anche quella familiare o ricreativa.

 

Le altre malattie

A peggiorare il quadro è anche il fatto che spesso la dermatite atopica si associa ad altre patologie perché non è una malattia soltanto cutanea: le tipiche lesioni sulla cute, infatti, sono solo la manifestazione visibile di un’infiammazione sistemica sottostante. Il ‘difetto di barriera epidermica’, inoltre, è spesso solo il punto di inizio di quella che viene definita ‘marcia atopica’: la correlazione, la concomitanza o l’insorgenza successiva di patologie atopiche. In effetti, più della metà dei pazienti adulti con dermatite atopica da moderata a severa presenta anche un’altra patologia determinata dall’infiammazione di tipo 2 come rinosinusite cronica con o senza poliposi nasale o esofagite eosinofila. Inoltre, il 31% di chi soffre di dermatite atopica in forma moderata o severa soffre anche di asma.

 

Una patologia sistemica

Possibile che una patologia cutanea sia in grado di scatenare tanti disagi? “Il fatto è che questa è una malattia sistemica e non soltanto per le comorbidità di tipo respiratorio, come per esempio le allergie respiratorie e quelle alimentari”, risponde Anna Belloni Fortina, responsabile Servizio di Dermatologia pediatrica dell’Università di Padova. “E’ una malattia che alla lunga può portare ad alterazioni del sistema cardiovascolare e del metabolismo, ma fino ad oggi è stata sottovalutata e forse soltanto adesso cominciamo a conoscerla meglio grazie anche alle nuove terapie che ci hanno permesso in qualche modo di fare il giro al contrario, cioè di capire meglio la dermatite atopica proprio attraverso i farmaci. Ecco ora abbiamo capito che effettivamente questa è una malattia da prendere sul serio”.

Quanti limiti nella quotidianità

“La dermatite atopica - prosegue Fortina - è estremamente invalidante per l’adulto e può avere delle conseguenze anche sulla scelta del lavoro perché un paziente che si porta dietro questa malattia sin dall’infanzia sa bene che, per esempio, deve evitare di svolgere lavori in ambienti polverosi o che inducono a sudare tanto. Quindi deve fare delle scelte che tengano conto di questi aspetti”. E poi ci sono le ricadute sui rapporti sociali ma anche affettivi: “Questi pazienti - prosegue Fortina - hanno una pelle così pesantemente alterata dalla dermatite che non riescono ad avere dei buoni rapporti sociali e a volte neppure relazioni sentimentali. Anzi, a volte la malattia provoca dei veri e propri naufragi dei rapporti sentimentali ed ho anche esperienze di pazienti con dermatite atopica esordita in età adulta che si sono separati dal partner proprio in seguito al fatto che la gestione della malattia diventava insopportabile all'interno della coppia”.

 

Migliorare l’accesso alle nuove terapie

Con la giusta routine di igiene quotidiana e le cure prescritte dal dermatologo, oggi la dermatite atopica si può curare e gestire molto meglio che in passato. “Grazie ai nuovi farmaci abbiamo potuto individuare dei pazienti che erano in qualche modo spariti completamente dai nostri radar e questo è stato un vantaggio però sono convinta come medico e ricercatore che c'è ancora molta strada da fare, per esempio per la gestione quotidiana di questi pazienti che attualmente è completamente a loro carico e non è una gestione di poco conto dal punto di vista economico”, fa notare l’esperta che aggiunge: “Per una persona che ha uno stipendio base è pressoché impossibile gestirla in modo adeguato e anche per quello che riguarda le terapie il problema sta sempre nella possibilità di accedere alla cura migliore soprattutto per i pazienti, che purtroppo sono la stragrande maggioranza degli adulti, che soffrono di dermatite in forma moderata perché per questioni di farmaco-economia l'ingresso ai farmaci più innovativi è riservato soltanto alle forme più gravi. Spero che nel futuro ci sia la possibilità di abbassare questa soglia di accesso curando anche le forme moderate visto che ha comunque conseguenze pesanti sulla vita di questi pazienti”.