Sanità e ambiente, la digitalizzazione è green

Sanità e ambiente, la digitalizzazione è green
Meno spostamenti, meno carta, meno inefficienze: la digitalizzazione in ambito sanitario, dati alla mano, è amica dell'ambiente
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Cartella clinica elettronica, telemedicina, realtà virtuale, dati nel cloud. La tecnologia digitale - specie dopo le restrizioni poste alla mobilità nel periodo della pandemia - è entrata ancora più significativamente in tutti i settori della vita quotidiana e lavorativa, sanità inclusa, accelerando un processo già in atto da decenni. E la digitalizzazione della sanità ha avuto ricadute significative non soltanto in termini di efficienza delle cure, sinergia tra gli operatori, rapporto medico-paziente, ma anche rispetto alla sostenibilità ambientale, stando a un rapporto recentemente pubblicato dalla Global e-Sustainability Initiative (GeSI). Un risultato tutt'altro che scontato, dal momento che, se da una parte il passaggio al digitale assicura la diminuzione degli spostamenti e dell'occupazione degli spazi fisici, dall'altra comporta anche un aumento del fabbisogno energetico: lo studio dimostra però, numeri alla mano, che i benefici sono superiori agli svantaggi, cioè che il passaggio alla digitalizzazione - se eseguito con criterio - è complessivamente amico dell'ambiente.

Il digitale che unisce

Sono ben 3 miliardi e mezzo, poco meno dell'intera popolazione mondiale, le persone che al momento non hanno alcun accesso ai servizi sanitari di base. In questo contesto, la digitalizzazione costituisce un'opportunità unica per il cambiamento e per il miglioramento del benessere globale, dal momento che può portare - seppur virtualmente - gli operatori sanitari laddove questi avrebbero difficoltà ad arrivare. In questo senso, la pandemia da CoViD-19 ha impresso un'ulteriore sterzata: uno studio recentemente pubblicato da McKinsey Digital ha previsto che "il recupero dalla pandemia sarà digitale", sia da parte delle aziende, che già adesso stanno spostando sui canali digitali parte sempre più consistente delle loro operazioni (per esempio incentivando lo smart working e muovendo i propri dati sul cloud), sia da parte degli utenti, che preferiscono usufruire dei servizi digitali.  Philips è una delle aziende che ha meglio anticipato e intercettato il fenomeno: un dipendente su due, tra quelli impiegati in ricerca e sviluppo, lavora sullo sviluppo software e sulla data science, i settori più strettamente connessi alla digitalizzazione della sanità, e l'azienda ha già sviluppato algoritmi di decisione e strumenti di analisi predittiva che, per esempio, allertano in anticipo i medici di potenziali eventi avversi per i loro pazienti o li guidano da remoto tramite soluzioni di digital coaching.

L'ambiente ringrazia

Come dicevamo, la transizione al digitale, se condotta con criterio, può assicurare una più efficiente sostenibilità ambientale. E anche su questo fronte Philips si è mossa con largo anticipo: ricalcando i famosi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (parte dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite), l'azienda ha tracciato da tempo una roadmap ben precisa per assicurare che la transizione al digitale sia completamente green. Tra i punti fermi ci sono, per esempio, l'utilizzo di energie rinnovabili per almeno il 75% del fabbisogno entro il 2025, la riduzione le emissioni di anidride carbonica lungo tutta la filiera produttiva, l'impegno a generare il 25% dei propri guadagni da prodotti, servizi e soluzioni circolari, offrendo, sempre entro il 2025, la permuta di tutte le apparecchiature mediche professionali e gestendone il riciclo. Solo se realizzata tenendo bene in mente questi obiettivi "la digitalizzazione della sanità può realmente migliorare l'accesso globale alle cure e consentire un uso più efficiente delle risorse naturali", come ha spiegato Robert Metzke, Global Head of Sustainability di Philips.

Abbattere le distanze, ridurre gli sprechi

Nel concreto, dunque, quali sono gli aspetti del digitale - e in particolare del digitale in ambito sanitario - che possono avere più impatto in termini ambientali? Il primo, e più immediato, è quello che riguarda gli spostamenti di medici e pazienti e le ospedalizzazioni. Soluzioni di telemedicina consentono in questo contesto ai medici di monitorare da remoto lo stato di salute dei propri pazienti, senza che gli uni e gli altri debbano spostarsi dalla struttura ospedaliera e da casa propria, con evidenti benefici sul fronte ambientale. Allo stesso tempo, come ha dimostrato il progetto "Vicini di Salute" realizzato da Philips e Pfizer con il supporto del Politecnico di Milano, un più mirato monitoraggio del paziente attraverso piattaforme digitali consente una maggiore aderenza alla cura, riducendo così il ricorso alle ospedalizzazioni e con notevoli impatti sulla sostenibilità economica del sistema sanitario nel suo insieme. Il già citato rapporto GeSi stima che entro il 2030 quattro visite su dieci saranno svolte da remoto. C'è poi la questione legata alla cosiddetta "dematerializzazione": il passaggio al digitale riduce, nel complesso, la necessità di supporti fisici e, con un adeguato sviluppo software, perfino la quantità di hardware e il fabbisogno energetico dell'intera infrastruttura. Spostare i propri dati sul cloud, per esempio, significa per un'azienda servirsi di un'infrastruttura ottimizzata per l'utilizzo su larga scala, anziché usare i propri mezzi, e dunque, nel complesso, consumare meno. Per intenderci, è la stessa differenza che c'è tra l'uso della propria automobile e l'uso dei mezzi pubblici: un rapporto ha mostrato, in proposito, che il passaggio al cloud comporta l'utilizzo del 77% di server in meno e dell'84% di energia in meno (rispetto all'utilizzo di risorse personali) e si traduce, complessivamente, in una riduzione dell'88% nelle emissioni di carbonio. E infatti un altro studio, condotto da Precedence Research, ha previsto una crescita del 17,8% nell'utilizzo del cloud computing in ambito sanitario entro il 2027. In chiave di ottimizzazione delle risorse e diminuzione degli sprechi, Philips ha sviluppato un software che consente un utilizzo più efficiente dell'hardware e che massimizza la qualità dell'assistenza sanitaria rispetto alle risorse disponibili. Si tratta di una piattaforma web che, in tempo reale, aggrega i dati provenienti da fonti diverse e li integra con quelli già a disposizione degli ospedali, cosicché il personale sanitario possa visualizzare, in tempo reale, tutte le informazioni di cui ha bisogno; il software, inoltre, consente al personale di identificare prontamente le possibilità di miglioramento anche in termini di utilizzo di materiali ed energia.

Serve lo sforzo di tutti

La transizione avrà ancora più effetto, naturalmente, se si incentiveranno comportamenti virtuosi da parte di tutti: ricordarsi, banalmente, di spegnere il computer la sera o quando non lo si utilizza (sembra ovvio, ma non lo è: la metà dei computer negli uffici restano accesi di notte e durante i weekend) potrebbe aiutare a ridurre significativamente - fino al 50%, dice un rapporto del 2006 - i consumi energetici di un'azienda. E lo stesso vale per illuminazione, impianti di riscaldamento, aria condizionata. Piccoli accorgimenti che, messi insieme, possono davvero fare la differenza.