La paura che tutto muove

La paura che tutto muove
Tutte le sfumature del nuovo noir dello psichiatra Benedetto Saraceno. Cinismo, spregiudicatezza morale e velleitarismo, guidano i rapporti anche nelle organizzazioni animate dagli intenti più altruistici e generosi
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Non criminali o individui ai margini della società, ma persone privilegiate, colte e raffinate, mosse però dall'ambizione, dalla vanità e, soprattutto, dalla paura. Sono i protagonisti del noir psicologico Le lingue della paura (Edizioni Alphabeta Verlag, pagine 224, euro 16), il nuovo romanzo dello psichiatra Benedetto Saraceno, segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health con esperienza pluriennale come ricercatore e dirigente presso l'Organizzazione Mondiale della Salute a Ginevra, città dove è ambientata la vicenda.

Nell'ambiente esclusivo e ovattato di un'agenzia sanitaria globale, matura un omicidio mosso dall'ambizione. L'autore del delitto, un alto funzionario della stessa agenzia, è tormentato dal timore di essere scoperto. In breve tempo la sua vita privata e la sua carriera, in nome della quale ha oltrepassato i limiti imposti dalla legge e dalla coscienza, vanno a rotoli e la paura lo spinge irreversibilmente lungo un percorso rovinoso.

"Tra i tanti movimenti affettivi di cui si ragiona in psicoterapia - colpa, desiderio, aggressività, tenerezza, sessualità - troppo poco si dice della paura" afferma Saraceno. E' la paura a spingerci verso le nostre scelte più distruttive e malvagie: la paura dell'abbandono, della solitudine, della sofferenza e della morte, ma anche quella, tipica della società del benessere (e in particolare dei suoi membri più fortunati), di perdere i propri privilegi.

La paura può trasformare anche le persone più coscienziose e nobili in individui egoisti e meschini: è quello che accade a molti personaggi del romanzo, invischiati irreversibilmente in una spirale di diffidenza, arrivismo e avidità. L'autore, profondo conoscitore delle organizzazioni internazionali, nelle quali opera da decenni, fa emergere con lucida e garbata ironia il cinismo, la spregiudicatezza morale e il velleitarismo che in questi ambienti possono coesistere con gli intenti più altruistici e generosi.

E' impietoso nel ritrarre il mondo dei burocrati internazionali, che vivono "su una nuvola fatta di parole quasi tutte terminanti in -ing - implementing, enabling, assuring, developing, establishing e via dicendo", che convivono con "veri e propri militanti della salute pubblica", disposti a mettere in gioco la propria vita per migliorare concretamente le condizioni di vita delle popolazioni.

Con la stessa lucidità è tratteggiato l'aspetto spesso freddo e disumano dei trattamenti psicoterapeutici, offerti da professionisti che non hanno fatto i conti con le loro fragilità personali. La prosa elegante, il sorprendente finale e lo sguardo profondamente umano dell'autore rendono Le lingue della paura un noir raffinato, istruttivo e avvincente.

*Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo

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