Vaiolo delle scimmie, alcuni farmaci già funzionano

Attualmente non esiste una cura, ma alcuni farmaci si sono già dimostrati efficaci. Il virologo Pregliasco: "Non servirà una vaccinazione di massa contro il vaiolo"
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Arriva una prima indicazione sulla possibile terapia per il vaiolo delle scimmie, che si sta diffondendo rapidamente al di fuori dell'Africa, dove è considerata malattia endemica. In Italia, finora, sono stati registrati quattro casi.

Gli antivirali

In Gran Bretagna sono stati revisionati otto casi (quindi una coorte molto ridotta) di vaiolo delle scimmie verificatesi nel Paese tra il 2018 e il 2021. Erano i primi esempi di trasmissione da uomo a uomo al di fuori dell'Africa. I soggetti erano stati trattati con due antivirali, il brincidofovir e il tecovirimat.

Mentre il primo aveva dato risultati deludenti, il secondo aveva potenzialmente accorciato i sintomi e ridotto il periodo durante il quale i pazienti erano considerati contagiosi. Lo studio è stato pubblicato su Lancet.

"Mentre le istituzioni sanitarie stanno cercando di capire che cosa abbia causato questo cluster di vaiolo delle scimmie in Europa e Nord America, il nostro studio offre una delle prime indicazioni nell'uso di antivirali per trattare la malattia negli umani - spiega il dottor Hugh Adler, dei Liverpool University Hospitals, autore dello studio - Storicamente, almeno finora, questa malattia non si è mai trasmessa in modo efficiente da persona a persona e in generale il rischio per la salute pubblica rimane basso".

Va precisato che solo uno dei sette pazienti in questione è stato trattato con il tecovirimat e pertanto, come ammettono gli stessi autori, occorre indagare molto più a fondo sull'azione degli antivirali in questione. Tutti e sette i pazienti, comunque, se la sono cavata con sintomi moderati e sono guariti.

Ma la cura non c'è

"Il tecovirimat veniva già usato per i pox virus, come varicella e vaiolo, ed è conosciuto. Questo studio è un primo segnale che dimostra l'efficacia del farmaco, ma non basta - osserva Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore sanitario dell'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano - Non c'è una cura, attualmente, l'infezione si attacca per ora con una terapia antinfiammatoria di sostegno, oltre che con gli antivirali. Di solito la malattia ha un buon decorso. Chi è stato vaccinato contro il vaiolo (l'immunizzazione in Italia è stata sospesa nel 1977 e abrogata nel 1981, n.d.r.) è protetto all'85% come ci dicono i dati provenienti dall'Africa".

Non è ancora chiaro se il virus si trasmetta per aerosol: "Il contagio via droplet ci può essere ma non sembra funzionare bene - osserva il virologo - Invece il rapporto sessuale rende la trasmissione estremamente efficace, così come tutti i contatti stretti".

Mai così tanti casi dove la malattia non è endemica

Qualche esperto ha parlato di nuova malattia infettiva, ma Pregliasco non è d'accordo: "È conosciuta dal 1958 e i primi casi nell'uomo si sono verificati negli anni Settanta. In passato, però, non c'erano mai state così tante trasmissioni in Paesi dove la malattia non è endemica". L'esperto invita alla calma e pensa che non ci sarà necessità di una vaccinazione di massa contro il vaiolo.

Ma c'è un altro aspetto cui fare attenzione. Come evidenziato dall'European Centre for Disease Prevention and Control, è necessario assicurarsi che non vengano contagiati gli animali domestici o gli animali con cui possiamo venire a contatto, come roditori e scoiattoli, per evitare che il vaiolo delle scimmie diventi endemico anche da noi. 

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