Bambini arrabbiati e frustrati? Passano troppo tempo con i videogiochi

(credit: Alex Haney/Unsplash)
(credit: Alex Haney/Unsplash)
 
Lunghe sessioni di gioco possono scatenare nei bambini reazioni negative. A cui è bene fare attenzione. Dando regole chiare e ascoltando le loro emozioni. Ma anche dando l'esempio nel nostro approccio con i device. I consigli dello psicoterapeuta
3 minuti di lettura

Giuseppe Lavenia è psicologo, psicoterapeuta, docente universitario e presidente Ass.ne Naz.le Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo)

Un pianto disperato, capricci à gogo, e atti di aggressività? Potrebbero essere solo alcuni degli atteggiamenti che un bambino può manifestare se passa troppo tempo, magari da solo, davanti ai videogiochi.

Quanto tempo è troppo? Le linee guida

Prima di tutto, è bene definire quanto è "troppo" tempo. Su questo aspetto ci sono delle linee guida: secondo uno studio canadese pubblicato su The Lancet Child & Adolescente Health, sono al massimo 120 i minuti che un bambino può passare davanti allo schermo.

Ma questo non vale per tutti i bambini, molto dipende dall'età: la Società Italiana di Pediatria, raccomanda di non fare usare i device fino ai due anni di vita, di farli utilizzare ai bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni per non più di un'ora al giorno, e meno di due ore al giorno per chi ha tra i 5 e gli 8 anni. La ragione sta nel fatto che più ore si passano davanti allo schermo, e non solo quello dei videogiochi, più è alta la possibilità che lo sviluppo cognitivo dei piccoli sia minore. Su questo aspetto ci sono ancora degli studi in corso. 

Perché non vuole smettere di giocare

Una cosa certa è che si dovrebbe indagare il perché il bambino ha manifestazioni di rabbia, aggressività, irritazione e frustrazione e non vuole smettere di stare davanti al videogioco. Altra cosa certa è che questi atteggiamenti non si devono confondere con una dipendenza, non è detto che ci siano gli estremi per definirla tale. La prima cosa da fare, allora, è dare delle regole, chiare e precise, senza doverle negoziare ogni giorno, sull'uso del tempo da passare davanti a uno schermo.

Importante la presenza dei genitori

È importante passare del tempo con i propri figli, mentre usano i videogiochi: permette agli adulti di osservare e di notare tanti non detti dei bambini. Si può giocare con loro, o stare con loro facendo domande su cosa gli piace di quel gioco, che cosa li attrae tanto, su che cosa pensano delle regole del gioco o come interagiscono con gli altri giocatori, a titolo di esempio. Questo aiuterà gli adulti a comprendere che emozioni provano i figli davanti allo schermo.

Come usano i videogiochi?

Altro aspetto da indagare è con che intenzione usano i videogiochi. Per svagarsi dopo la scuola? Per connettersi con gli amici? Per sfuggire a momenti di stress, o per anestetizzare una delusione? Oppure è perché il bambino sente di essere apprezzato dagli altri coetanei coinvolti nel gioco, o perché è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo, dove gli altri lo riconoscono come un leader? Anche questi sono interrogativi da sciogliere: aiuteranno i genitori a comprendere meglio il perché manifestano frustrazione, rabbia o altre emozioni che li rendono irritabili o capricciosi.

I videogiochi non sono da demonizzare, alcuni sono anche molto istruttivi. Inoltre, vedere come nostro figlio gioca, come si muove nello schema di gioco può rivelare anche non detti nel quotidiano, come per esempio tensioni accumulate per ragioni che ancora i genitori non conoscono.

Che cosa fare?

Come si possono aiutare i nostri bambini a usare in modo consapevole i videogiochi? Prima di tutto, evitiamo di dare giudizi affrettati, e non togliamo di colpo il videogioco con minacce. Non serve a nulla e non fa bene a nessuna delle due parti, né ai bambini né agli adulti. Cerchiamo, invece, di conoscere meglio i giochi che piacciono ai nostri figli, e non dimentichiamo di guardare il PEGI (la classificazione dei videogiochi che ci permette di sapere se quel gioco è adeguato all'età di nostro figlio, ma questa classificazione non tiene conto del livello di difficoltà). Ci sono sia videogiochi che attivano di più i bambini, ma ce ne sono anche alcuni che hanno un effetto "calmante": si potrebbe proporgli di giocare insieme a quest'ultima categoria di videogiochi, per esempio, se sono particolarmente agitati in questa fase della vita.

E se il bambino continua ancora a manifestare aggressività o comportamenti difficili, sia durante il gioco che dopo averlo concluso perché vorrebbe rimanere più tempo davanti allo schermo? È importante fissare dei limiti di tempo, ed è altrettanto importante che i bambini imparino ad avere il senso del tempo, in modo da costruire abitudini sane. Mai farli giocare un'ora prima di andare a letto, perché potrebbe disturbare il sonno. Ed è importante che abbiano un riposo ristoratore. Altra domanda che noi adulti dovremmo farci è che esempio stiamo dando ai nostri figli? Come utilizziamo i devices?

I segnali di allarme

Inizia a non andare a scuola, a non mangiare correttamente, o a non avere più una buona igiene personale? Si tratta di disturbo da gioco quando "il modello di comportamento deve essere di gravità sufficiente a causare una compromissione significativa delle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altre importanti aree da almeno 12 mesi", come sostiene l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità. Ecco, se dovessero essere presenti questi segnali, allora è bene rivolgersi a un professionista della salute mentale.

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