Medici di famiglia, la replica: "Travolti da Covid e burocrazia ci portiamo il lavoro a casa"

Medici di famiglia, la replica: "Travolti da Covid e burocrazia ci portiamo il lavoro a casa"
La testimonianza di un medico di medicina generale che risponde alle polemiche scatenate da chi sostiene che lavorino troppo poco: "Seguire il paziente, nel percorso diagnostico-terapeutico è sempre una corsa ad ostacoli"
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I medici di famiglia non lavorano abbastanza: questa è l'opinione di alcuni presidenti di regione e di alcuni assessori (poco informati). E ancora nuovi compiti stanno per gravare sulla categoria. Pare che l'epidemia stia allentando la sua morsa, ma i suoi effetti nefasti ancora rendono difficile il lavoro del medico.

Seguire il paziente, nel percorso diagnostico-terapeutico è sempre una corsa ad ostacoli: bisogna prendere appuntamento per la visita, ci sono difficoltà per effettuare gli accertamenti necessari, molti dei quali sospesi fino a poco tempo fa. Ci sono chilometriche liste d'attesa per le visite specialistiche. E siamo solo alla prima piccola difficoltà. La cosa peggiore è tutta la serie aggiuntiva di compiti indotti dall'epidemia:

  1. Bisogna rispondere ininterrottamente al telefono. Se prima del covid avevamo contatti con un centinaio di pazienti a settimana, ora ognuno del millecinquecento pazienti ha qualcosa da chiederti almeno una volta a settimana. Deve fare il tampone? Deve vaccinarsi? Il contatto che ha avuto è pericoloso? Lo zio è positivo, che deve fare? Quanto tempo possono portare la stessa mascherina? E tante altre domande che nulla hanno a che vedere con la nostra professione. Siamo diventati dei call center ambulanti.
  2. Bisogna leggere molti messaggi per mail, sms e whatsapp. Nelle risposte è meglio essere esaurienti per evitare che si inneschi un estenuante botta e risposta.
  3. Bisogna stilare numerosi certificati di malattia, di guarigione, di quarantena, di fine isolamento, badando a legislazioni che cambiano di continuo.
  4. Dobbiamo vaccinare i nostri pazienti, allo studio o presso il centro vaccinale, principalmente al di fuori dell'orario di visita ordinario.
  5. Dobbiamo effettuare test sierologici rapidi e tamponi antigenici per i nostri pazienti.
  6. In molti casi dobbiamo scaricare e stampare il green pass per le persone che hanno incontrato difficoltà di tipo telematico o che non hanno indirizzo di posta elettronica.

Di recente, non collegati al covid, si sono aggiunti due compiti:

  1. Effettuazione di screening oncologici (sangue occulto feci)
  2. Rinnovo di piani terapeutici per farmaci particolari, la cui prescrizione spetta allo specialista della struttura pubblica. Per alcuni di questi, da qualche settimana è stata concessa ai medici di famiglia l'onere della “libera” prescrizione.

Fatto tutto questo, possiamo dedicarci all'attività clinica? Non prima di aver risposto alla decina di persone in attesa davanti allo studio, che hanno portato i loro quesiti, non essendo riusciti a contattarci telefonicamente (linea sempre occupata).

Arriviamo a casa per ora di cena, ma portiamo il lavoro che era rinviabile: certificati d'invalidità, richiesta di tamponi molecolari presso la Asl, controllo o inserimento in piattaforma dei pazienti positivi. Il tutto senza tredicesima, senza ferie e malattia.

Qualcuno dice che siamo assicurati: sì e con un istituto prestigioso. Solo una volta ho fatto richiesta di rimborso, in occasione di un intervento chirurgico. Dopo decine di lettere di sollecito e tre anni, sono stato costretto a ricorrere alle vie legali. Ho ricevuto l'importo speso, ma ho dovuto pagare la parcella dell'avvocato.

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