Demenze: nel 2050 casi quasi triplicati

Demenze: nel 2050 casi quasi triplicati
Fra 30 anni potremmo arrivare a 153 milioni di malati, contro i 57 milioni del 2019. Obesità, iperglicemia e fumo sono complici di 7 milioni di casi in più. E l'aumento di istruzione invece protegge
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Sempre più senior, la popolazione mondiale sta invecchiando. E, insieme all'età, aumentano anche le patologie correlate. La demenza, la seconda causa di morte complessiva per chi ha più di 70 anni, riguarderà sempre più persone. Se nel 2019 Alzheimer e altre forme simili colpivano circa 57 milioni di pazienti al mondo, nel 2050 la cifra risulterà probabilmente quasi triplicata, sfiorando a i 153 milioni.

Questi numeri arrivano da un ampio studio, che si è basato sui dati di 204 paesi, appena pubblicato su The Lancet Global Health. La ricerca mette a fuoco 4 fattori di rischio legati alla malattia, che sono: obesità, iperglicemia, fumo e un basso livello di scolarizzazione.

La demenza in numeri

Nel 1990 la demenza, la cui principale forma è l'Alzheimer, toccava 20 milioni di individui in tutto il mondo, nel 2016 i pazienti erano 44 milioni e nel 2019 già 57 milioni. Oggi gli autori hanno analizzato i dati provenienti da moltissimi paesi e li hanno rielaborati all'interno di simulazioni. La crescita dei casi, che secondo le previsioni va sempre più veloce, è in gran parte dovuta alla maggiore aspettativa di vita e all'aumento dell'età media della popolazione.

Una buona notizia c'è: i ricercatori prevedono che il più alto livello medio di scolarizzazione possa prevenire 6,2 milioni di nuove diagnosi. Questo beneficio è tuttavia annullato da cattivi stili di vita, sempre più diffusi, come fumo, obesità e troppi zuccheri nel sangue. Queste abitudini poco salutari potrebbero contribuire a ben 6,8 milioni di casi in più.

La geografia dell'aumento

L'aumento maggiore, in proporzione, riguarderà la regione dell'Africa a nord del Sahara, l'Africa sub-sahariana nella parte orientale e il Medio Oriente, tutte zone dove l'età media sta aumentando più rapidamente. Meno ampio sarà invece il balzo nelle zone ricche dell'Asia e nell'Europa occidentale: nel nostro continente si passerà probabilmente dagli 8 milioni del 2019 ai 14 del 2050. Ma questo non vuol dire che l'Europa sia poco colpita dalle demenze: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, qui e anche nelle Americhe (sia nord sia sud) queste malattie rappresentano la terza causa di morte globale.

Donne più colpite

Il sesso femminile è più colpito dalla demenza, con circa 40% di casi in più rispetto agli uomini, e questo andamento rimarrà probabilmente stabile anche nei prossimi decenni, secondo i ricercatori. "La differenza non è soltanto dovuto al fatto che le donne sono in media più longeve", ha spiegato Jaimie Steinmetz, coautrice dell'Università di Washington, "ma ci sono prove che i meccanismi biologici alla base della malattia cambino a seconda del sesso. Un'ipotesi è che l'Alzheimer si diffonda diversamente nel cervello di uomini e donne e numerosi fattori di rischio genetici sono collegati al sesso".

Necessario agire

Attualmente non abbiamo cure risolutive contro l'Alzheimer e le altre forme di demenza, patologie complesse e multifattoriali, studiate un po' meglio soltanto negli ultimi 35-40 anni. La ricerca sta comunque compiendo passi in avanti su vari fronti e agendo su diversi possibili meccanismi sottostanti. A fronte di una diffusione sempre maggiore del problema e un carico molto gravoso, per il singolo e i suoi familiari, ma anche per i sistemi sanitari, la prevenzione resta uno strumento essenziale.

Gli autori richiamano l'attenzione sulla necessità urgente di politiche che mettano in primo piano buone abitudini dello stile di vita, dalla sana alimentazione all'attività fisica fino all'aumento dei tassi di scolarizzazione. Inoltre, sappiamo che una cattiva gestione del diabete di tipo 2, della pressione e del colesterolo potrebbero avere un ruolo, come anche all'insonnia.

Alcuni elementi che potrebbero rinforzare le abilità cognitive e le relative performance, emerse dagli studi, riguardano non solo l'esercizio fisico, ma anche quello mentale, con test e giochi cognitivi, e probabilmente anche un maggiore coinvolgimento sociale.