Omicron, cosa fare in caso di sintomi

Omicron, cosa fare in caso di sintomi
(ansa)
Per fronteggiare la quarta ondata della pandemia, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie lancia un documento per aggiornare le norme di comportamento sia per gli assistiti che per i medici
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Il tracciamento dei contagi è saltato, chi ha avuto l’immunità grazie all’infezione da variante delta può essere reinfettato da omicron, i cui tempi di incubazione sono ancora incerti. E se i vaccini restano la migliore arma di difesa, purché con tre dosi, indispensabili per proteggere dalla malattia severa in caso di variante omicron, la velocità di diffusione del virus sta mettendo di nuovo a dura prova il sistema sanitario nazionale.

Per fronteggiare la quarta ondata della pandemia, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie lancia un documento consultabile sul loro sito per ricordare e aggiornare le norme di comportamento sia per gli assistiti che per i medici di famiglia che continuano ad essere figure centrali di tutto il sistema. IL mddico di base resta infatti il riferimento sia per l’informazione, la segnalazione precoce, l’avvio del tracciamento e per garantire ai pazienti con patologie acute, croniche e con fragilità la necessaria indispensabile assistenza.

Spiega  Claudio Cricelli, presidente SIMG : "Ci sono circa 42 milioni di persone che, pur con profonde differenze, sono esposte al contagio con la variante omicron. Questo numero comprende i non vaccinabili e i non vaccinati che sono totalmente indifesi. I soggetti che hanno ricevuto solo due dosi che godono invece di una protezione diminuita, ma ancora molto efficiente nei confronti del ricovero e della malattia grave. A conferma dell’esigenza di procedere rapidamente alla somministrazione della terza dose. L’elevata contagiosità di questa variante, anche a fronte di sintomi apparentemente più lievi, provoca infatti un impatto epidemiologico eclinico. Il carico di lavoro complessivo sui medici di base è dunque enorme, dovendo seguire anche tutte le altre patologie. Per questo motivo, abbiamo ritenuto opportuno mettere a disposizione uno strumento utile al coordinamento e in grado di ricordare le buone norme di comportamento sia ai medici che agli assistiti”. Ecco alcuni passaggi del documento.

Per i pazienti

La SIMG invita i pazienti a frequentare gli studi medici solo per reali necessità non differibili e, in caso, evitando affollamenti in sala di attesa e all’ingresso; per le ricette per terapie abituali si può ricorrere a telefono o mail, così come per la trasmissione di risultati di accertamenti diagnostici e consulenze. Fondamentale aggiornare regolarmente sugli stadi vaccinali, visto che la terza dose si conferma estremamente efficace nel proteggere dalle forme cliniche gravi di Covid-19, evitando complicazioni polmonari e ricoveri. In caso di sintomi anche lievi che possano far pensare al Covid è necessario isolarsi e contattare tempestivamente il proprio medico, il cui consulto è indispensabile prima di intraprendere qualsiasi iniziativa personale.

Con sintomi sospetti

Il paziente con sintomi sospetti (respiratori, simil influenzali e/o febbre) che si presenta autonomamente nello studio medico, inclusa la Continuità Assistenziale, deve essere immediatamente munito di mascherina FFP2 e isolato dagli altri pazienti in attesa. (La decisione migliore sarebbe quella di rinviare il paziente a domicilio invitandolo a contattare telefonicamente il medico). Ogni paziente che accede allo studio deve essere trattato sempre come caso sospetto (soprattutto nei soggetti vaccinati la presentazione clinica è generalmente paucisintomatica con sintomatologia lieve o simil influenzale). Sarà sempre utile effettuare indagine epidemiologica su contatti con soggetti positivi avvenuti negli ultimi pochi giorni. In caso di indagine epidemiologica positiva per contatto è opportuno indicare l’esecuzione di tampone molecolare, salvo diverse disposizioni regionali. Doive non evitabile, la visita medica dovrà essere effettuata con dispositivi di protezione individuale (maschera facciale FFP2/FFP3), guanti, camice monouso e visiera soprattutto in caso di valutazione dell’orofaringe

Antivirale e uso di anticorpi monoclonali 

In attesa di approvazione di nuovi antivirali, i medici di famiglia hanno un ruolo fondamentale anche nella attivazione del tracciamento e nell’indirizzare i pazienti vulnerabili alla somministrazione degli anticorpi monoclonali, unico strumento terapeutico. La gestione di qualunque paziente deve iniziare con la valutazione immediata dell’indice di fragilità (vulnerability index) per  l’inizio del trattamento più precocemente possibile in modo che l’infusione possa avvenire entro 5 giorni, e comunque non oltre 10 giorni dall’inizio dei sintomi.

Sono definiti ad alto rischio, e quindi candidabili alla terapia con anticorpi monoclonali, i pazienti che presentano almeno uno dei seguenti criteri:

• BMI: meno di 30 kg/m2 , oppure sopra 95 (per età e per genere)

• Insufficienza renale cronica, incluse dialisi peritoneale o emodialisi

• Diabete mellito non controllato (HbA1c >9,0% = 75 mmol/mol) o con complicanze croniche

• Immunodeficienza primitiva o secondaria

• Età: oltre i 65 anni

• Malattia cardio-cerebrovascolare (inclusa ipertensione con concomitante danno d’organo)

• Broncopneumopatia cronica ostruttiva e/o altra malattia respiratoria cronica (ad es. soggetti affetti da asma, fibrosi polmonare o che necessitano di ossigenoterapia per ragioni differenti da SARSCoV-2)

• Epatopatia cronica con compromissione epatica moderata o severa

• Emoglobinopatie

• Patologie del neuro-sviluppo e patologie neurodegenerative

 

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