Adolescenti, un ragazzo su due rischia un disturbo alimentare

(Credit: Artem Labunsky/Unsplash) 
A sostenerlo una ricerca australiana. Più esposte le ragazze. Un'attenzione particolare può prevenire l'insorgere di altri problemi che riguardano la sfera clinica ma anche quella emotiva e sociale
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Francesco Cro, Psichiatra, Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo

I disturbi alimentari (Dca) sono un problema molto più diffuso tra gli adolescenti di quanto si pensi: può interessare un ragazzo su due. C'è chi ne soffre in forma lieve, chi invece ha problemi gravi e arriva a mettere a rischio la vita. È il risultato di uno studio coordinato dalla nutrizionista Janelle Skinner, del Dipartimento di nutrizione e dietetica dell’Università di Newcastle (Australia). Più colpite le ragazze e in generale gli adolescenti in sovrappeso, per i quali il problema alimentare si associa spesso a sintomi di depressione e ansia, bassa autostima e insoddisfacente qualità della vita.

Per questo la ricercatrice australiana sottolinea l’importanza di un approccio sensibile al comportamento alimentare in tutti i professionisti chiamati a entrare in contatto con i giovani, indipendentemente dall’eventuale presenza di un disturbo psicologico: monitorare e riconoscere tempestivamente l’esistenza di un disagio legato alla sfera alimentare può prevenire l’insorgenza di altri problemi, non necessariamente sul piano clinico ma certamente su quello dell’inserimento sociale e della qualità di vita.

Il dato della ricerca australiana può sembrare eccessivo, ma invita a riflettere sui disturbi alimentari sempre più diffusi fra i giovani. Parliamo non solo di anoressia e bulimia, ma anche di binge eating e del disturbo da evitamento, che spinge i ragazzi a consumare solo determinati alimenti. E negli ultimi mesi in Italia i Dca sono aumentati del 30% tanto da spingere gli esperti a lanciare un allarme, visto che gli ambulatori sono sempre più in difficoltà nel rispondere alle richieste dei pazienti.

Il cibo in adolescenza

Il rapporto con il cibo che si delinea durante l’adolescenza può mantenersi anche durante l’età adulta, sia in termini di tendenza alle restrizioni che agli eccessi alimentari. Spesso, troppo spesso e sempre più spesso diventa un disturbo vero e proprio che condiziona la vita-La preoccupazione e l’insoddisfazione per il proprio aspetto, così come il ricorso al cibo per consolarsi o calmare l’ansia, possono comparire nella prima adolescenza ma tendono a cronicizzarsi con il passare degli anni, diventando il tema fondamentale attraverso il quale si dà valore e significato a se stessi, agli altri e al mondo circostante.

Il corpo, che è l’unico oggetto a essere percepito simultaneamente come parte del mondo esterno e di noi stessi, va incontro a decisive trasformazioni durante l’adolescenza e il nostro aspetto fisico definisce la nostra identità ancora prima di ciò che pensiamo, diciamo o facciamo: l’immagine che abbiamo del nostro corpo è perciò cruciale ed ha a che fare non solo con la bellezza ma con la nostra capacità di costruire relazioni sociali e sentimentali e con la nostra autostima.

I traumi affettivi

Traumi affettivi di varia natura, ma anche un’eccessiva focalizzazione sull’apparenza da parte della famiglia, possono favorire lo sviluppo di raffigurazioni e schemi negativi sul proprio corpo, considerato l’espressione del proprio valore esistenziale. Uno schema negativo formatosi precocemente tende a perpetuarsi nel tempo selezionando solo gli stimoli e le informazioni che lo confermano: una ragazza convinta di non essere attraente (e quindi di non avere valore come persona) noterà e ricorderà solo i giudizi sfavorevoli ricevuti sul suo corpo, tenderà ad attribuire i suoi successi e insuccessi solo al suo aspetto, si circonderà di persone ossessionate come lei dall’apparenza, accetterà tutti i commenti negativi perché li riterrà più confacenti alla sua persona. Riconoscere precocemente questo tipo di organizzazione psicologica e intervenire con una psicoterapia individuale o familiare (per le persone molto giovani o comunque non svincolate emotivamente dai genitori è molto difficile ottenere cambiamenti significativi senza coinvolgere la famiglia) può evitare che questa visione di sé e del mondo si trasformi in un vero e proprio disturbo e diventi fonte di ulteriore sofferenza.

Anche le campagne di informazione, sensibilizzazione e prevenzione possono esercitare più efficacemente il loro effetto se condotte sui ragazzi molto giovani, per esempio nelle scuole medie, quando la sfida per l’accettazione da parte dei coetanei è più pressante e può favorire l’instaurarsi di modelli disfunzionali.