Omicron buca i vaccini? Non lo sappiamo, ma la terza dose raddoppia l'efficacia della protezione

Al congresso degli infettivologi focus su Covid-19 e variante Omicron. Presentato studio su efficacia della terza dose. Iss: mascherine anche all'aperto, soprattutto nella folla
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Altissima trasmissibilità significa anche più aggressività? E poi Omicron riesce a 'bucare' i vaccini? Sono due delle domande più frequenti di queste ore, inevitabilmente rimbalzate anche al XX Congresso della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), in corso a Milano fino al 1 dicembre, e nel quale - visto il momento particolarmente delicato in cui si svolge - Covid-19 è ancora predominante rispetto alle altre infezioni da virus Hiv, Hcv e influenza che pure continuano a rappresentare un'emergenza sanitaria e sono oggetto di dibattito tra gli infettivologi. Proprio al congresso è stato presentato in questi giorni uno studio sull'efficacia della terza dose del vaccino.

Omicron 'buca' i vaccini?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha designato la variante B.1.1.529 - Omicron - come 'Variant of Concern' (Voc) a causa della presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus, anche in termini di gravità della malattia o della capacità di diffusione.

L'Istituto Superiore di Sanità fa sapere che l'Oms sta lavorando per stimare il possibile impatto della nuova variante sulla protezione fornita dai vaccini e sulle altre misure di prevenzione. Ma intanto rispetto alle domande che si pongono i cittadini, cosa ne pensano gli infettivologi? La variante Omicron riesce a 'bucare' i vaccini attualmente disponibili? "Allo stato attuale - premette Claudio Mastroianni, vice-presidente della Simit - non possiamo prevedere se la variante Omicron riesca a sfuggire ai vaccini che abbiamo a disposizione, però sicuramente effettuare una terza dose ci può garantire un certo grado di protezione. In attesa di meglio definire il livello di trasmissibilità, patogenicità ed escape immunitario di questa nuova variante - prosegue Mastroianni - resta fondamentale effettuare la terza dose, che è la principale strategia che abbiamo per contrastare la diffusione di questa come di altre varianti che dovessero emergere. Poi fortunatamente i vaccini a mRna possono essere facilmente modificati in base alla circolazione di nuove varianti virali, quindi si potranno apportare agevolmente eventuali correttivi".

Ma allora ci siamo vaccinati inutilmente?

Intanto, mentre si attendono i dati istituzionali, il tam-tam tra esperti di vario tipo continua con toni a volte allarmistici a volte meno che, però, hanno generato confusione e portato diverse persone a dire che è inutile vaccinarsi. Qualcuno si chiede anche se si sia vaccinato inutilmente visto che l'arrivo continuo di nuove varianti non rassicura del tutto sulla protezione immunitaria. E' così? "Assolutamente no", risponde Mastroianni. "Anzi, questa situazione evidenzia ulteriormente l'importanza della campagna vaccinale e del resto basti pensare che questa nuova variante è emersa in quelle nazioni in cui il tasso di vaccinazione è molto basso, in Sud-Africa, infatti, si aggira intorno al 25-30% e l'italiano che si è contagiato è un soggetto vaccinato che comunque ha sviluppato una malattia lieve". Certo questo è un dato che si riferisce ad un singolo caso e ancora non sappiamo cosa succederà sui grandi numeri: "E' difficile dare una risposta a questa domanda", prosegue il vice-presidente della Simit - però dobbiamo fare un ragionamento di tipo generale. Poiché l'immunità tende a diminuire intorno al terzo-quarto mese, la raccomandazione importante è di non aspettare oltre il quinto mese per fare la dose di richiamo del vaccino".

Studio sull'efficacia del richiamo

A ribadire l'urgenza della dose di richiamo è anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit: "E' urgente procedere con la terza dose e incentivare la prima in chi ancora non l'ha fatto. Uno studio che è stato presentato proprio in occasione del congresso rivela che la somministrazione della terza dose ha di fatto raddoppiato l'efficacia delle prime due, immunizzando in maniera ancora più forte rispetto alle precedenti. Quindi occorre velocizzare la campagna vaccinale in tutto il territorio nazionale". Arrivati alla terza dose dobbiamo ipotizzare che ce ne saranno anche altre? "Purtroppo, non ci è dato sapere quante somministrazioni sono ancora previste, questo ce lo dirà soltanto la storia", risponde Andreoni. "Una cosa è certa: occorrerà farlo fin quando sarà necessario, quindi questa terza dose potrebbe essere l'ultima oppure soltanto un altro step che ci porterà lentamente a debellare la pandemia. Ciò non deve sorprenderci: sono tanti i vaccini che prevedono seconde dosi e richiami. L'unica differenza è che, nel caso del Covid, il numero non è prestabilito".

Mascherine anche all'aperto

L'Iss ribadisce che per capire il livello di gravità dell'infezione causata da Omicron servirà più tempo (da alcuni giorni ad alcune settimane). Nel frattempo, oltre a proseguire con la campagna vaccinale, sono fondamentali le altre precauzioni a partire dall'uso delle mascherine: "Sia il distanziamento che l'uso delle mascherine sono interventi che ci devono accompagnare, insieme alla vaccinazione, ancora a lungo. Anzi, in questo momento in cui il virus sta di nuovo circolando è fondamentale indossare le mascherine sia al chiuso che all'aperto specialmente nelle situazioni in cui ci sono degli assembramenti". Un monito da tenere presente specialmente ora che siamo in prossimità dello shopping di Natale. "E' bene ritornare all'uso delle mascherine all'aperto, ma senza distinzione di zone e colori. Non si può parlare di altro, con i dati attuali, quindi lockdown e chiusure sono al momento ipotesi non considerate. Il nostro impegno a contrastare il diffondersi del Covid-19 e di tutte queste varianti ci permetteranno di vivere le festività di fine anno in maniera sicuramente più positiva rispetto allo scorso anno", conclude Andreoni.

Perché il virus continua a mutare

Di fronte all'arrivo dell'ennesima variante, cosa pensare? Finiranno mai? "La presenza stessa di una nuova variante sottolinea la vitalità del virus, la sua capacità di adattarsi e siamo stati noi ad averglielo permesso", spiega Massimo Andreoni. "La diffusibilità del Covid è cresciuta esponenzialmente nel tempo, diventando via via sempre più capace di propagarsi. La variante Delta è, infatti, caratterizzata da una trasmissibilità dal 40 al 60% più elevata rispetto alla variante Alfa. Questo significa che la nuova variante ha una percentuale di trasmissione sicuramente superiore, a livelli anche preoccupanti".