Mastectomie sempre meno aggressive. Così Covid ha cambiato la ricostruzione del seno dopo il tumore

In occasione della settimana del Bra Day, la newsletter di Salute Seno è dedicata alla chirurgia plastica ricostruttiva
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La ricostruzione del seno dopo la mastectomia per un tumore sta cambiando. E la pandemia ha accelerato questo cambiamento. In questo anno sono aumentati, infatti, i casi di ricostruzione immediata, eseguita durante lo stesso intervento in cui il tumore viene asportato, e senza bisogno di tornare in sala operatoria.

Secondo un'indagine condotta dall'associazione Beautiful After Breast Cancer (Babc) che ha coinvolto 13 delle maggiori Breast Unit della penisola, il numero delle ricostruzioni "one-step" - in cui la protesi definitiva viene inserita fin dall'inizio e non più sotto il muscolo pettorale, ma sopra - è cresciuto di oltre il 15%. È l'unico dato in controtendenza, cioè positivo, in un periodo segnato dal calo di diagnosi di cancro al seno e, di conseguenza, di operazioni.

Cos'è la ricostruzione con protesi pre-pettorale

In generale, però, le statistiche dei 13 centri intervistati sono migliori di quanto ci si aspettava e non evidenziano una riduzione degli interventi di ricostruzione come quella che era stata prospettata: il calo è stato in media di appena il 5%. Bisognerà, invece, attendere i dati nazionali per avere un'idea più generale di quante ricostruzioni siano rimaste indietro, in particolare nei piccoli ospedali.

"Nei grandi centri senologici le ricostruzioni sono andate avanti nonostante la pandemia, con numeri sovrapponibili a quelli degli anni pre-Covid", dice Marzia Salgarello, direttrice del reparto di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma e presidente di Babc: "È un dato positivo, soprattutto se si considera che in altri paesi europei, come Olanda e Regno Unito, le ricostruzioni mammarie si sono completamente fermate. In Italia non abbiamo condiviso questo pensiero e la ricostruzione con protesi pre-pettorale in un tempo solo, che ha cominciato a diffondersi circa sei anni fa, si è rivelata il gold standard".

I vantaggi sono diversi, continua Salgarello: "Prima di tutto richiede una mastectomia che io definisco 'anatomica', in cui viene tolta soltanto la ghiandola mammaria, rispettando i tessuti che la circondano e la vascolarizzazione. Dal momento che non è necessario 'sollevare' il muscolo pettorale, la chirurgia è meno aggressiva. Inoltre non necessita dell'espansore, una sorta di palloncino che si gonfia poco per volta per abituare i tessuti prima di inserire la protesi definitiva, circa un anno dopo il primo intervento. Tutto questo si traduce in tempi inferiori in sala operatoria, in meno giorni di ricovero e in meno accessi in ospedale per le medicazioni: fattori importanti in tempi di pandemia. Anche dal punto di vista funzionale ed estetico ci sono dei vantaggi, perché nel tempo il seno ricostruito si comporterà esattamente come farebbe naturalmente".

Ma il tumore deve essere piccolo

Non solo le esigenze dettate dalla situazione sanitaria hanno giocato a favore della diffusione di questa tecnica ricostruttiva. A renderla possibile è la diagnosi precoce, grazie alla quale sempre più spesso i tumori vengono scoperti quando sono ancora localizzati e piccoli. A questo si aggiunge il ricorso sempre più esteso alla terapia neoadiuvante, che viene somministrata prima dell'intervento chirurgico e che ha l'effetto di ridurre le dimensioni del tumore, a volte fino a farlo scomparire. In caso di mastectomia si può conservare il sottocute, la pelle e la zona areola-capezzolo e non c'è più bisogno di ricoprire la protesi con del tessuto resistente come quello muscolare.

Il progetto Donna x Donna

L'indagine di Babc rientra nel progetto "Donna x Donna", iniziativa tutta al femminile che da tre anni riunisce 21 specialiste in chirurgia plastica-ricostruttiva, senologhe e psiconcologhe. Le esperte raccolgono i dubbi delle loro pazienti e rispondono in una pubblicazione che può essere scaricata gratuitamente.

Il primo anno il tema affrontato era stato il rischio di linfoma associato alle protesi mammarie, il secondo anno la ricostruzione del seno con protesi in sede pre-pettorale, mentre quest'anno l'opuscolo è dedicato proprio ai dubbi su Covid, vaccinazioni e ricostruzione.

Come questo: Ho le protesi mammarie. Il vaccino potrebbe provocare reazioni allergiche o infiammazioni nel seno? "Non dobbiamo sottovalutare le paure delle pazienti, perché ancora oggi molte donne rimandano le visite senologiche e anche la ricostruzione per timori legati al coronavirus", spiega Salgarello: "A causa dello stop e dei ritardi nei programmi di screening ci aspettiamo un periodo in cui vedremo di nuovo delle diagnosi più avanzate. Ma sarà breve se incoraggiamo le donne a tornare negli ospedali, che oggi sono luoghi sicuri".

I messaggi dal Bra Day

C'è un altro messaggio importante da far passare: il chirurgo plastico-ricostruttivo dovrebbe presente in tutti i centri multidisciplinari di senologia. Solo così sarà possibile garantire alle donne una ricostruzione di qualità. A lanciarlo è la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre) che per il Bra Day, la giornata internazionale per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria che si è celebrata il 20 ottobre, ha organizzato l'evento "Libera di scegliere", in cui i chirurghi ricostruttivi di 33 centri senologici hanno risposto in diretta alle domande delle pazienti. All'incontro (che può essere rivisto sul canale Youtube della Sicpre) hanno partecipato più di 3.600 donne.


 "Spesso le donne non conoscono le diverse possibilità per ricostruire il seno dopo un tumore, né sanno che l'intervento ricostruttivo è completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale e quindi avviene senza nessun costo da parte della paziente", dice Carlo Magliocca, presidente Sicpre e responsabile della Breast Unit dell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma. Il concetto da cui si parte è che la ricostruzione non riguarda la femminilità, ma l'integrità di una persona: non è velleitaria - e quindi rimandabile, perché vista come un 'vezzo', ma può avere "ricadute estremamente positive in termini di maggior benessere e di miglior recupero fisico e psicologico".

Tutte le Breast Unit dovrebbero avere il chirurgo plastico dedicato

Un altro concetto da ricordare è che oggi la ricostruzione può e deve essere personalizzata, al pari delle altre terapie oncologiche. L'intervento "tutto in uno", per esempio, non può essere fatto quando il seno è stato trattato con la radioterapia o se c'è stato un precedente intervento conservativo. Inoltre ci sono dei casi per cui le protesi non sono indicate e pazienti che semplicemente non le vogliono.

"Per queste donne ci sono altre soluzioni - ricorda Salgarello - si tratta di ricostruzioni più difficili e impegnative, ma che ogni centro senologico deve poter offrire". In Italia si stimano oltre 50 mila nuove diagnosi di cancro al seno l'anno (55 mila nel 2020, l'ultimo dato disponibile). In circa l'80% dei casi si può ricorrere a una chirurgia di tipo conservativo, mentre 10-12 mila pazienti ogni anno effettuano la mastectomia. Di queste, la metà ricostruisce il seno: "Una percentuale - conclude l'esperta - considerata alta in realtà. Ma non ancora abbastanza".