Salti di specie, resistenza agli antibiotici: è in arrivo la tempesta perfetta

Vineis, Imperial College: "Consumare meno carne, trasporti green e riduzione dei gas serra: la nostra salute è quella del pianeta"
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Covid-19 ce lo ha messo sotto gli occhi: ambiente e salute sono legati a filo doppio. E danneggiando il primo facciamo in realtà molto male a noi stessi: i cambiamenti climatici causano ogni anno 150mila morti. I salti di specie - gli spillover - alla base di nuove infezioni sono quasi triplicati in 40 anni e questo è avvenuto anche a causa della nostra espansione, sia fisica sia in termini di sfruttamento della Terra.

Ma i virus non sono l'unica minaccia: ci sono altre epidemie, come la resistenza antimicrobica, il cancro e l'obesità, anche queste connesse a come "utilizziamo" il pianeta. Ne hanno discusso epidemiologi, virologi, farmacisti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle aziende e della politica, durante l'evento "Planetary Health e Antimicrobico-Resistenza (AMR)", organizzato da The European House - Ambrosetti con il contributo di Pfizer e bioMérieux. Gli esperti sono uniti nello spiegare e far vedere, dati alla mano, la connessione fra pianeta e salute.

Ambiente e salute in numeri

Nel 1.800 eravamo solo un miliardo di individui, oggi siamo 7,8 miliardi di persone ed entro il 2050 toccheremo probabilmente 10 miliardi. Numeri importanti che ci ricordano come il nostro impatto sul pianeta, per sopravvivere e svilupparci, sia stato e sia altrettanto rilevante.

I cambiamenti climatici sono già realtà: oltre alle decine di migliaia di decessi di cui sono responsabili, sono anche alla base della diffusione di varie malattie, incluse quelle trasmesse da vettori e legate all'acqua contaminata. E ancora: circa il 40% della popolazione mondiale non ha abbastanza acqua e oltre il 90% delle persone sulla Terra vive in zone dove i limiti dell'inquinamento sono sopra le soglie massime stabilite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma la politica, le istituzioni e i cittadini possono fare molto, sia a livello individuale sia collettivo.

La "tempesta perfetta"

"Lo stato di salute degli individui, sia a livello del singolo sia della collettività, è strettamente collegato con quello del pianeta", sottolinea Paolo Vineis, professore di Epidemiologia presso l'Imperial College di Londra, dove si occupa specificamente di cambiamenti climatici, e vicepresidente del Consiglio superiore di Sanità.

"Covid-19, insieme all'emergenza climatica, ha contribuito a riportare alla luce la presenza di molteplici minacce, dalla crescita del rischio di spillover alla resistenza antimicrobica, fino all'aumento di patologie correlate all'inquinamento e al riscaldamento globale. Assistiamo all'avvicinarsi di una possibile 'tempesta perfettà di questi elementi, che potrebbe dare luogo a più frequenti epidemie e ad altri problemi di ordine sanitario".

Per questo dobbiamo agire subito: l'esperto auspica che la Cop26 sia un'occasione per mettere al centro del dibattito anche la salute. "Insieme all'Istituto Superiore di Sanità e ad altri attori", racconta Vineis, "stiamo lavorando per mettere in atto una politica combinata, cosiddetta dei co-benefici. Si parla di co-benefici perché un intervento per difendere il clima e l'ambiente ha importanti effetti anche sul nostro benessere la nostra salute".

Meno carne

Le principali strategie di questa politica, prosegue l'esperto, riguardano lo stop immediato della deforestazione e dell'utilizzo del carbone a scopo energetico, il cambiamento dell'agricoltura con la riduzione degli allevamenti intensivi - secondo recenti rapporti gli allevamenti contribuiscono al 12-14% delle emissioni di gas serra a livello globale - il calo dei consumi di carne e il passaggio a un trasporto più green e sostenibile. "Ad esempio, consumare meno carne", conclude Vineis, "soprattutto quella rossa e quella lavorata, che aumentano i rischi di varie malattie croniche, abbassa le emissioni e migliora la salute. Come anche diminuire i livelli di inquinamento urbano è una misura che ci difende dal rischio di tumori, asma e altre patologie respiratorie e cardiovascolari, oltre a ridurre i gas serra".

Non sottovalutare la resistenza antimicrobica

In questo quadro, la resistenza antimicrobica è - e già da diverso tempo - una delle principali minacce alla salute globale, purtroppo entrata nella top ten dell'OMS, e pertanto richiede un intervento urgente. In generale questo fenomeno si manifesta quando batteri, virus, funghi e parassiti cambiano nel tempo e non rispondono più all'azione dei farmaci, rendendo l'infezione difficile da curare e promuovendone la maggiore diffusione.

"La resistenza antimicrobica è un'epidemia silente", sottolinea Gianni Rezza, Direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute, presente all'evento in video-conferenza, "che perdura da numerosi decenni. Si è preso coscienza del problema, con azioni concrete e un piano nazionale, piuttosto tardi, nel 2017".

Da allora ci sono stati molti sforzi e qualche risultato già positivo. "Ma dobbiamo evitare in tutti i modi che la resistenza antimicrobica esploda e possa diventare la prossima forte epidemia", rimarca  Annamaria Parente, presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato, "dato che rappresenterebbe un problema sanitario gravissimo, per certi aspetti forse anche più di Covid-19".

A supportare la resistenza siamo spesso anche noi con i nostri comportamenti. Fra gli esempi, l'abuso degli antibiotici negli allevamenti intensivi e il nostro impiego a volte improprio dei farmaci, in particolare degli antibiotici, anche a livello ospedaliero - con batteri che resistono anche anni e anni in ospedale. Le azioni devono essere dirette in questo senso, da un cambiamento dell'agricoltura e degli allevamenti, fino, a livello di sanità pubblica, alla maggiore formazione degli operatori, a piani e un'organizzazione sempre più strutturata, insieme la sorveglianza precoce.