Balbuzie, si può guarire ma non bisogna avere fretta

(ansa)
22 ottobre giornata internazionale su una condizione che riguarda 2 persone su 100 e l’8-10% della popolazione pediatrica. I consigli
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Due persone su 100 nel mondo balbettano e in Italia circa 3 milioni, sono quelli che almeno in una fase della vita hanno sperimentato questa condizione. Molti di loro, e si stima il 68%, è stato o è vittima di bullismo, o più di semplicemente di prese in giro. Per una maggiore consapevolezza, il 22 ottobre è la giornata internazionale di consapevolezza sulla balbuzie.

"La balbuzie può avere un grosso impatto personale e sociale sulla persona che vive questa condizione, ma i pregiudizi che circondano queste persone vanno rimossi, va cambiata l'opinione della società nei loro confronti, per fare in modo che chi balbetta non soffochi le sue aspirazioni", dice Donatella Tomaiuoli, logopedista e psicopedagogista, docente al corso in Logopedia delle università Sapienza e Tor Vergata di Roma, e organizzatrice della IV Conferenza Icos del 14 ottobre scorso, che riunisce ogni tre anni esperti a livello mondiale che affrontano temi che vanno dall'eziopatogenesi della balbuzie, alle caratteristiche del disturbo nell'età pediatrica, alle metodologie di trattamento per le diverse fasce di età. Con l'attenzione sullo stigma, la percezione negativa che circonda chi balbetta".

L'Italia e lo stereotipo del balbuziente

Una percezione che ci riguarda, sembrerebbe. "Uno studio pubblicato qualche anno fa sul  Journal of Communication Disorders (Public attitudes toward stuttering in Europe: Within-country and between-country comparisons) realizzato per indagare quale fosse la percezione che l'opinione pubblica ha della balbuzie e della persona che balbetta è emerso che l'Italia è tra i paesi con lo stereotipo negativo più alto. Un problema legato ai media. Se ci pensiamo, nella nostra memoria storica televisiva e cinematografica la persona che balbetta è stata rappresentata spesso come di scarsa intelligenza, o molto insicura. In realtà chi balbetta è intelligente, non ha alcun problema cognitivo, ma parla in un modo diverso, e certamente vive in un ambiente che non è facilitante per lui o per lei -  continua la logopedista, che nel 2002 ha fondato a Roma il primo centro italiano accreditato col il Sistema sanitario regionale specializzato in balbuzie il Crc Balbuzie - per questo abbiamo pensato di istituire, nel corso dell'incontro di quest'anno, un ambasciatore delle persone balbuzienti".

Un ambasciatore contro i pregiudizi

L'ambasciatore è una persona (insegnante, clinico, genitore o chiunque voglia esserlo) che si impegnerà a diffondere informazioni corrette e a promuovere buone prassi sulla balbuzie e una nuova visione di questa condizione. "L'ambasciatore è un facilitatore, un cooperante per le persone con balbuzie. In tutto il mondo partiranno progetti di informazione formazione e diffusione di un'idea corretta di balbuzie - spiega l'esperta -, nel corso del meeting di Roma sono stati presentati un fumetto 'Sltutter Zack', edito dalla Erickson che ha come protagonista un adolescente balbuziente e il cartone animato Le avventure di Sesè  racconta cosa accade quando un bambino, improvvisamente inizia a balbettare".

Indicazioni per i genitori

La balbuzie è un disturbo che insorge in età evolutiva, e riguarda fino al 10% dei bambini, più i maschi che le femmine. Rappresenta il disturbo del linguaggio più diffuso in età pediatrica. Come comportarsi con un bambino che improvvisamente inizia a esitare, a ripetere o a prolungare le sillabe e i suoni? Preoccuparsi e intervenire subito, oppure aspettate che si risolva da sé?

A volte passa

La balbuzie compare all'improvviso in genere tra i 2 e 3 anni, ma spesso rientra, cioè scompare spontaneamente, "Sono le forme transitorie, collegate a una incompetenza linguistica del bambino, insorgono cioè - spiega l'esperta - perché i vocaboli a disposizione sono scarsi e il bambino va incontro a esitazioni".

Come capire se passerà

Ma come riconoscere una balbuzie transitoria da una che non lo è? "Ci sono alcuni fattori cosiddetti prognostici che possono far scattare l'attenzione dei genitori: la familiarità (e cioè se in famiglia c'è qualcuno che balbetta), la tipologia della balbuzie  (se la forma di balbuzie si presenta da subito caratterizzata da piccoli spasmi oppure no), la ciclicità (nella forma fisiologica, e cioè quella collegata a incompetenza linguistica gli episodi di disfluenza sono tendenzialmente sempre presenti al contrario che nella forma persistente), infine la durata: cioè da quanto il bambino balbetta e la consapevolezza che ha della disfluenza del linguaggio che lo riguarda".

Il bambino sa

Sì perché il bambino diventa molto presto consapevole della sua difficoltà nell'eloquio. Non sa dare un'etichetta alla sua condizione ma sa che in alcuni momenti non riesce a dire le cose che vuole dire. "Esatto, e quindi si chiude - dice l'esperta- comincia a mettere in atto strategie di coping, cioè sistemi che lo facciano balbettare meno: si esprime a gesti, parla meno, altera la propria voce, utilizza una voce cosiddetta clownesca (i genitori dicono: "Fa sempre il buffone in classe"), in realtà sono tutti tentativi di non balbettare".

Le parole da non dire e le cose da non fare

"Stai calmo, parla lentamente, stai tranquillo". Ecco questo ai bambini che balbettano non va detto come non bisogna utilizzare spiegazioni come, ad esempio: "Ti porto da una persona che ti insegna ti insegna a parlare bene", perché la balbuzie non può essere associata al parlare male - dice Tomaiuoli - bisogna invece ascoltarlo, guardarlo negli occhi, non mettergli fretta. E davanti a un episodio con spasmi significativi, quando proprio non ce la fa ad esprimersi, distrarlo, allontanarsi con una scusa, per esempio dicendo: aspetta, vado a spegnere il fornello, oppure torno tra due minuti, vado a chiudere la macchina che ho dimenticato aperta, in modo che non colleghi quell'interruzione al fatto che lui non riesce ad andare avanti. Un bambino che continua a raccontare nonostante balbetti è una cosa importantissima, perché vuol dire che non sta adottando comportamenti di evitamento verbale, vuol dire che non rinuncia alla comunicazione".

Quando intervenire e se intervenire

La balbuzie ha un esordio improvviso, un fatto che, specialmente in presenza di spasmi genera preoccupazione, in lui stesso e nei genitori. Ma la preoccupazione dei genitori trasmette ulteriore preoccupazione nel bambino, che sente di mettere in ansia le persone a cui tiene di più. Stessa cosa alla materna, al nido, a scuola: tutti lo invitano ad andare piano, a non preoccuparsi. E poi ci sono i compagni, che sono bambini anche loro, e che qualche volta non lo capiscono. "E allora il bambino che balbetta comincia a costruire barriere, si chiude: e come se arrivasse alla conclusione: visto che tutti i feedback che ricevo sono negativi, io non funziono".  Per evitare la costruzione di barriere il consiglio dell'esperta ai genitori "è di recarsi presto a un consulto con uno specialista, non necessariamente per avviare percorsi riabilitativi, anche se ce sono e funzionano, ma per acquisire immediatamente gli strumenti per evitare che si alzino barriere, che sono quelle che avranno l'impatto maggiore sulla qualità della vita del figlio, a prescindere dal fatto che il disturbo passerà da solo o no col tempo".

Gli aspetti nascosti

In genere si pensa che il balbuziente sia colui che più o meno spesso ha problemi nel parlare "ma in realtà la difficoltà del linguaggio è solo il sintomo evidente del problema, ci sono gli aspetti nascosti della balbuzie che sono invece essenziali e che riguardano il modo in cui la persona che balbetta gestisce la sua quotidianità, cosa pensa di se stesso, come si comporta, se il suo contesto sociale è ricco o ridotto. Tutto questo è fondamentale e deve essere immediatamente monitorato".

Anche l'ironia serve

Si può insegnare a gestire la balbuzie. Facendo acquisire ai ragazzi un nuovo stile comunicativo funzionale, dice la logopedista, "abbiamo a disposizione tecniche per farlo - aggiunge - ma devono essere strategie rispettose dei bambini e dei ragazzi. Non è pensabile una vita all'insegna del controllo: dobbiamo sostenere i giovani che balbettano a comprendere il valore del comunicare in modo efficace piuttosto che del parlare in modo fluente, fornendo strumenti che aiutino controllare gli episodi di balbuzie ma nel frattempo potenziando canali non verbali, e lavorando anche sull'autoironia. Se io comunico serenamente e anche con simpatia agli altri di balbettare, abbasso la mia ansia di prestazione e affronto meglio ogni situazione: interrogazioni, colloqui, esami. Se rimango concentrato sul controllo la mia capacità sul resto si riduce".

A chi rivolgersi

"Ci sono molti centri, sia pubblici che privato o privati accreditati, molte associazioni sul territorio nazionale che si occupano di balbuzie. Ebbene, il criterio veramente essenziale per selezionarne uno è quello di valutare il personale: devono essere sanitari. La figura di riferimento è il logopedista ma la balbuzie è una condizione multifattoriale, e quindi può richiedere una presa in carico globale del ragazzo che può coinvolgere più specialisti, per esempio lo psicologo. Ci sono purtroppo anche strutture che propongono percorsi miracolosi, che danno l'illusione che in pochi giorni il problema si risolva. Questi messaggi - conclude Tomaiuoli - sono confondenti e frustranti per le famiglie e per i ragazzi".