Oltre Covid: adesso pensiamo davvero alla medicina di territorio

Una indagine promossa da 39 associazioni di pazienti. Che chiedono uguali chance di cure per tutti e ovunque, telemedicina, fascicolo sanitario elettronico
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La pandemia è stata un banco di prova e ha messo in luce punti di forza e criticità del nostro sistema sanitario. Fra gli elementi da poter migliorare, la medicina del territorio, ovvero l'insieme dei servizi di assistenza di primo livello e di pronto intervento forniti al di fuori dell'ospedale. Oggi un vasto gruppo di pazienti colpiti da un tumore chiede azioni mirate per sostenere la medicina del territorio: dalla più ampia diffusione della telemedicina al fascicolo sanitario elettronico, dal potenziamento delle reti oncologiche regionali al maggior coinvolgimento di medici di medicina generale, farmacisti e altri operatori, dal miglior accesso ai test genomici su tutto il territorio fino alla formazione e al supporto dei caregiver. Queste necessità e domande sono emerse – e sono state divulgate oggi – da un'indagine promossa 39 Associazioni di pazienti, insieme a AstraRicerche. Le associazioni sono riunite nel Gruppo chiamato “La salute: bene da difendere, diritto da promuovere” (qui il manifesto).

La telemedicina per ridurre le distanze

A fronte del nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che stanzia oltre 7 miliardi per ridisegnare l’assistenza sul territorio, i pazienti fanno sentire la loro voce attraverso richieste ben definite, che potranno guidare i decisori politici nella riorganizzazione dei servizi. L'indagine, svolta attraverso questionari, ha coinvolto più di 800 partecipanti fra pazienti e caregiver. Più della metà degli intervistati ha indicato la telemedicina come risorsa fondamentale per integrare le visite tradizionali, per facilitare la comunicazione con l'oncologo e per ridurre gli spostamenti. Per una piena applicazione della telemedicina sono però necessari alcuni passaggi, secondo i pazienti, fra cui principalmente il potenziamento e il completamento delle Reti oncologiche regionali e l'implementazione del Fascicolo sanitario elettronico in tutte le regioni, ma anche la diffusione di linee guida nazionali sull'argomento.

Uguali opportunità su tutto il territorio

Altro tema centrale: l'accesso alla prevenzione e ai trattamenti uguale per tutti, in tutte le regioni. Circa la metà dei partecipanti chiede la possibilità di avere in maniera uniforme sull'intero territorio test genomici, medicina personalizzata e predittiva, macchinari e dispositivi medici e diagnostici di ultima generazione, percorsi innovativi e piani terapeutici mirati sul singolo individuo. Inoltre, per accorciare le distanze, ridurre gli spostamenti e migliorare l'accesso a questi servizi la prima azione necessaria, secondo gli intervistati, è quella di favorire una maggiore interazione fra lo specialista e altre figure professionali come il medico di medicina generale, il farmacista e l'infermiere di comunità. Il secondo punto riguarda la necessità di un collegamento continuo fra ospedale e strutture territoriali e il terzo la semplificazione delle procedure.

Curarsi di chi si prende cura

In questa cornice, poi, i caregiver, cioè le persone che si prendono cura dei malati – da familiari ed amici a figure come badanti e tutor – assumono un ruolo sempre più di rilievo, e come tali devono essere trattati. Come? Con un maggiore coinvolgimento, attraverso corsi di formazione, e con un sostegno anche psico-sociale. I corsi dovrebbero riguardare soprattutto la gestione del dolore, la preparazione sulla specifica patologia, sulla somministrazione delle terapie e sulla gestione dei presìdi a domicilio. Per alleggerire il peso dei caregiver è inoltre necessario attivare linee telefoniche e di supporto sempre attive e promuovere il raccordo con lo psicologo del territorio e lo psiconcologo. Diversi pazienti chiedono spontaneamente il riconoscimento ufficiale, in termini socio-sanitari, della figura del caregiver familiare come lavoratore.