Nobel Medicina 2021, così Julius e Patapoutian hanno svelato come funziona il tatto

Quando entriamo in contatto con qualcosa che può essere nocivo per l'organismo avviene una reazione che ci porta ad allontanarci
3 minuti di lettura

L'olio bollente, come la spina di una rosa. Non appena entriamo in contatto con qualcosa che può essere nocivo per l'organismo, in senso sia termico che meccanico, avviene una reazione che ci porta ad allontanarci dallo stimolo.

A gestire questa e moltissime altre reazioni, dalla digitazione più o meno pressante sulla tastiera del tablet c'è il senso del tatto, troppo spesso ingiustamente sottovalutato ma capace di correlarsi con una serie di aree cerebrali diverse, che vanno ben oltre il sistema somato-sensitivo. 

Julius e Patapoutian, il Nobel per la Medicina premia abbracci e carezze

La percezione tattile

Oggi questo senso ha finalmente una sua "rivincita" scientifica ed assurge, come deve essere, a "snodo" chiave non solo per la sua importanza nelle risposte dell'organismo, ma anche come target per un approccio innovativo al trattamento futuro di patologie: se già oggi i risultati degli studi sul tatto sono alla base delle conoscenza fisiopatologiche nella nella terapia del dolore cronico, potrebbero diventare strumenti fondamentali per la cura di rarissime forme di dolore legate proprio alla carenza del senso del tatto.

Il Nobel

Per i loro studi sulla percezione tattile l'americano David Julius, 66 anni, e il libanese Ardem Patapoutian, 54 anni, hanno ricevuto il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia 2021. Il primo è nato nel 1955 in New York e insegna alla Columbia University, sempre nella Grande Mela. Il libanese Ardem Patapoutian, 54 anni, è nato nel 1967 a Beirut e ha studiato e lavora negli Stati Uniti. Dopo gli studi al California Institute of Technology (CalTech) e poi all'Università della California a San Francisco, dal 2000 lavora nell'istituto californiano Scripps a La Jolla.

Gli stimoli termici

I due scienziati sono riusciti a decodificare le chiavi degli stimoli termici e meccanici sull'epidermide e soprattutto a ricostruire le vie che questi segnali prendono per giungere al sistema nervoso ed essere riconosciuti. Julius ha lavorato sulla capsaicina, a noi mediterranei ben nota come componente del peperoncino, per trovare un sensore cutaneo che risponde alle stimolazioni termiche. Patapoutian invece ha studiato cellule che reagiscono agli stimoli pressori identificando specifici sensori che possono rispondere non solo agli stimoli cutanei, ma anche a reazioni che avvengono negli organi interni del corpo. Insomma: grazie alle ricerche dei due Nobel, oggi si conoscono i collegamenti che non erano noti nel rapporto tra percezione sensitiva e mondo esterno, nella vita di ogni giorno.

Il tatto come senso 'principe'

Il tatto, che spesso non consideriamo, riassurge quindi al suo ruolo di senso "principe" del nostro organismo, pur se nella complessità di reti che si creano appena tocchiamo un oggetto, integrandosi con gli altri sensi. Infatti il tatto oltre ad attivare una serie di aree cerebrali, entra in correlazione con vista ed udito (e addirittura con il gusto e l'olfatto quando il tocco di un oggetto stimola l'area encefalica che lavora sulle sensazioni del piacere a tavola) e quindi crea quell'integrazione che dà il via ad una risposta motoria: questa parte dalla corteccia parietale posteriore che dà il via al segnale e si attiva con la messa in atto della risposta da parte della corteccia motoria e premotoria.  Comprendere le reti di collegamento e le vie di trasmissione del segnale, dalla percezione fino alla decodifica, oltre all'integrazione ottimale dei cinque sensi tra loro, è una delle sfide della medicina del prossimo futuro.

Le cure

Sul fronte dei trattamenti, le ricerche di Julius e Patapoutian potrebbero porre le basi per terapie mirate di diverse condizioni patologiche. Sul fronte speculativo, visto che si tratta di casi sporadici in tutto il mondo, potrebbe contribuire a spiegare fenomeni come  forme di insensibilità al dolore, che si manifestano con diversi quadri clinici. Un esempio di questa condizione è la rarissima acropatia ulcero-mutilante, che si concentra nel sistema nervoso di braccia e gambe, per cui sono particolarmente a rischio le mani e i piedi, ed è legata ad una particolare alterazione dei nervi periferici, che hanno il compito di "trasportare" i segnali dolorosi.

I recettori del dolore

Nel corpo umano esistono infatti milioni di "recettori" per il dolore, che in termine scientifico vengono chiamati nocicettori. Si tratta di terminazioni nervose specializzate a percepire una determinata sensazione, che può essere causata da diversi elementi. Per la pelle ad esempio lo stimolo doloroso spesso nasce quando l'epidermide, cioè lo strato superficiale della cute, viene sottoposta ad una temperatura eccessivamente elevata. In questo caso vengono chiamati in causa i termonocicettori (o i nocicettori polimodali, ossia rispondenti a svariati tipi di stimolo, termico, meccanico, chimico) speciali rilevatori nervosi dell'incremento termico presenti negli strati superficiali della pelle.  

In altri casi, quando subiamo un trauma, altri recettori specializzati entrano in azione e vengono invece liberate sostanze chimiche come le prostaglandine o altri "mediatori" del dolore, capaci di stimolare i recettori nervosi. Se queste vie di "percezione" del dolore non lavorano a dovere, qualsiasi contatto può divenire pericoloso. Toccare una piastra del gas, appoggiare la mano sul ferro da stiro caldo oppure lavarsi con acqua bollente senza avere la capacità di "allontanare" velocemente la pelle per evitare un'ustione sono "pericoli" della vita di tutti i giorni per i piccoli colpiti dall'insensibilità al dolore, chiamati per questa caratteristica indesiderata  "bambini senza paura".

Il dolore cronico

Ben più frequente è invece il dolore cronico, riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei maggiori problemi mondiali di salute pubblica in generale, in quanto interessa tutte le fasce di età con una maggiore prevalenza nelle donne. In Italia colpisce una persona su 5, il 21,7 per cento della popolazione, e una persona su 4 ne soffre in media per 7 anni. Già oggi la conoscenza delle risposte tattili ha aperto vie in questo senso e forse, in futuro, grazie alle ricerche dei due Nobel 2021 si potrà puntare su trattamenti specifici per queste forme.