Covid, l'infezione può provocare (anche) disfunzione erettile

Sars-CoV-2 non solo danneggia i vasi sanguigni ma provoca ansia che influisce sulle prestazioni
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Il Covid ha avuto un impatto negativo anche sull’attività sessuale degli uomini. Il virus, nella sua forma sintomatica, è responsabile del danneggiamento a lungo termine dei vasi sanguigni che permettono l’erezione, ma ha avuto conseguenze anche indirette: l’ansia e lo stress da pandemia hanno inevitabilmente influenzato le prestazioni, mentre il difficile accesso alle cure ha ridotto drasticamente il numero di uomini che si sono rivolti a un medico. E questo ha peggiorato una situazione resa già difficile dalla scarsa prevenzione maschile.

 

Questa è la conclusione di uno studio americano pubblicato sulla rivista Sexual Medicine Reviews che ha preso in esame oltre 60 ricerche sinora svolte sull’argomento. E tutti concordano sul fatto che il virus ha avuto un impatto particolarmente dannoso sulla funzione erettile. “L’evidenza che il Covid causi o influisca sulla disfunzione erettile è convincente – scrive l’autore principale della review, il dottor Tung-Chin Hsieh dell’Università della California San Diego – sono emersi diversi argomenti riguardanti la natura dell’associazione: l’impatto biologico dell’infezione, quello sulla salute mentale e della gestione e accesso ai trattamenti dei casi già conclamati. Insomma, la pandemia ha messo in luce diverse vulnerabilità all’interno dei sistemi sanitari e sociali di tutto il mondo, nonché la necessità di attuare strategie a lungo termine a tutela della salute degli uomini”.

 

Purtroppo, non è una novità che gli uomini tendano a sottovalutare la prevenzione e ad andare dal medico solo quando il problema è più di un sospetto. Ancor di più quando riguarda la sfera sessuale. E la pandemia ha peggiorato questa tendenza, aggravando direttamente e indirettamente la disfunzione erettile: chi l’aveva già non si è rivolto a un medico o non ha più seguito le cure, chi ha avuto il Covid deve fare i conti con una compromissione dell’integrità vascolare e, nei casi peggiori, delle strutture anatomiche coinvolte nella naturale funzione erettile.

 

Poi c’è il lato psicologico, che ha colpito maggiormente le donne, ma non ha lasciato indenni anche gli uomini: il 40,8% ha avuto un calo della frequenza dei rapporti sessuali, il 14% ha diminuito la frequenza della masturbazione e il 31,5% ha registrato un calo del desiderio, in particolare tra chi vive nelle aree metropolitane. E ora che l’emergenza è passata, cominciano a emergere le prove che Covid ha avuto “un impatto biologico sulla prevalenza e la gravità dei disturbi andrologici dovute a una concomitanza di fattori: il numero di pazienti con diagnosi di disfunzione erettile dell’ultimo periodo è stato significativamente più alto rispetto al 2019”, scrivono i ricercatori.

Le cause biologiche

Il Covid nelle sue forme sintomatiche, più o meno gravi, ha creato o aggravato situazioni che prima venivano considerate dagli uomini non preoccupanti. Questo perché l’infezione è associata alla disfunzione endoteliale e all’ipogonadismo mentre l’emodinamica polmonare alterata dalla malattia contribuisce all’insorgenza di disfunzioni. “L’endotelio vascolare regola il tono vascolare, la coagulazione, il metabolismo e la permeabilità dei vasi mentre la disfunzione endoteliale provoca una regolazione anormale della pressione sanguigna, risposta all’infiammazione, compromissione dell’equilibrio sensibile tra gli agenti e gli stimoli vasocostrittori e vasodilatatori e disturbi della coagulazione”. Insomma, “un danno vascolare che a sua volta può essere il segnale anche di una malattia cardiovascolare sino a quel momento sottovalutata”. 
Il Covid può anche esser causa di lesioni cardiache acute “che possono portare a una diminuzione dell’afflusso di sangue ai genitali” mentre ai pazienti ricoverati in terapia intensiva “vengono somministrati diuretici e farmaci per il controllo della pressione sanguigna che agiscono negativamente sull’erezione”. Poi ci sono i meccanismi endocrini. Fra le tante fakenews che circolano, ce n’è anche una sull’infertilità e sul ridotto funzionamento degli spermatozoi indotto dai vaccini anti Covid. Ma la realtà è che è “l’infezione da coronavirus a innescare un’infiammazione sistemica che può danneggiare la produzione di testosterone, diminuendo così la libido sessuale e la capacità di erezione”.

 

L’impatto psicologico

“È importante considerare il ruolo dello stress, dell’ansia e delle implicazioni sulla salute fisica per gli uomini, che possono portare a disfunzione erettile o a un peggioramento di una condizione già esistente”, scrivono i ricercatori americani. Fra gli studi presi in considerazione, c’è anche quello condotto da Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo del Policlinico universitario San Martino di Genova, che ha valutato l’attività sessuale e la depressione in un campione di operatori ospedalieri in Italia durante il lockdown, riscontrato livelli molto bassi di soddisfazione sessuale. “L’epidemia ha avuto un impatto drammatico sulla qualità della vita degli uomini, modificando le relazioni interpersonali, la vita comunitaria e la salute sessuale ed è possibile tracciare parallelismi tra le conseguenze psicologiche già registrate a seguito di disastri naturali o degli attentati dell’11 settembre”.

 

L’accesso alle cure

L’interruzione delle attività ambulatori non urgenti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Molti interventi chirurgici per condizioni urologiche benigne sono stati rinviati durante l’epidemia, così come le diagnosi e i primi trattamenti sono stati posticipati o ritardati, prolungando o peggiorando i problemi erettili”. Si stima che il 40,9% degli adulti statunitensi abbia evitato le cure mediche durante la pandemia, che a sua volta ha amplificato le disparità sanitarie. “C’è motivo di sospettare che la funzione vascolare compromessa potrebbe persistere a lungo nei sopravvissuti e persino diventare un problema di salute pubblica”. Questo ci dice che non solo saranno necessari nuovi studi sugli effetti a lungo termine, ma anche campagne di sensibilizzazione e di screening per recuperare il tempo perduto e rintracciare tutti quegli uomini che hanno bisogno di cure ma che per orgoglio o vergogna non si rivolgono a un medico. “Un focus strategico di genere sarà fondamentale per mitigare gli impatti della pandemia: la telemedicina può essere considerato un utile strumento nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti, ma sarà necessario un ulteriore supporto sanitario per mitigare adeguatamente l’impatto che la pandemia ha avuto anche sulla salute sessuale”, conclude Hsieh.