Il sesso dopo il lockdown, saremo ancora in grado di amare senza computer?

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La pandemia ha cambiato la sessualità. L'autoerotismo è aumentato a dismisura. Riusciremo a tornare indietro?
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*Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica a Catania e Milano,www.valeriarandone.it

Orgasmi rari, ritardati se non assenti. Piacere solitario. Lattice e batterie. Ansia. Depressione. Angoscia. Lavori traballanti e paura per un domani incerto. Lutti e paura del contagio. Lo scenario da pandemia ha invaso tutto, sessualità e affettività incluse. I dati dimostrano che non abbiamo avuto il tanto sperato baby boom, ma ci troviamo invece con tante coppie in crisi e tanti single sempre più soli. L'autoerotismo è aumentato a dismisura per un'infinità di motivi: perché il partner è sessualmente assente o emotivamente insopportabile, perché abita troppo lontano o troppo vicino, perché non è presente sul piano emotivo ed è eccessivamente presente sul piano fisico, perché i figli sono in casa, perché l'ansia ha preso il posto del desiderio, e così via. Sarebbe interessante capire se questa impennata di piacere solitario rimarrà tale o si defletterà pian piano quando la pandemia retrocederà e lascerà spazio alla qualità di  vita e di relazione. Ma questo lo sapremo in seguito.


Luca, l'educazione rigida e la sesso dipendenza  

Luca (nome di fantasia) nasce e cresce in una famiglia rigida e anaffettiva. Niente baci, abbracci, smancerie. In casa vigeva il rigore, lo studio, lo sport agonistico e niente più; non c'era spazio per la comunicazione emotiva o affettiva. Il padre era un militare che lo aveva cresciuto a pane e regole; la madre un'insegnante di religione, donna mite ma austera. Luca ha il suo primo rapporto sessuale all'età di ventiquattro anni, a pagamento, perché voleva transitare il più velocemente possibile alla vita adulta. Ne conserva un ricordo sgradevole ma è ben felice di esserci riuscito. La sua vita sessuale prosegue senza intoppi mentre la sua vita affettiva rimane zoppicante e difficoltosa. La pandemia lo chiude in casa, che lui considera una galera.


Luca, per surrogare la mancanza d'amore, vira verso una sessualità bulimica, spesso di tipo mercenario, rigorosamente online. Si alternano escort a ragazze di qualche ora, sempre e soltanto dietro lo schermo difensivo del computer. Il suo cuore rimane ben protetto: non si apre all'amore. Questa volta adduce tutta la colpa alla pandemia e a questo maledetto virus.In sede di prima consultazione - procrastinata il più possibile, avvenuta qualche mese addietro quando siamo diventati bianchi -,  mi racconta dei rimproveri del padre e del rigore della madre. Della carestia cronica di affetto e dei pochissimi abbracci ricevuti. Mi dice, inoltre, che secondo lui i suoi genitori non si sono mai amati. Non li ha mai visti attardarsi in effusioni affettuose o amorose, mai una mano nella mano, un abbraccio all'improvviso, una risata sonora. Solo lavoro, casa e dovere.


Mi dice anche che nell'iper sessualità - vissuta soprattutto online - si sente vivo e al sicuro, protetto dalla possibile mancanza d'amore e da un successivo abbandono. Il suo progetto insieme a me è quello di imparare ad amare, di smettere di praticare autoerotismo compulsivo e di provare a diventare diverso dai suoi genitori.

Su cosa dobbiamo lavorare dopo la pandemia?

La pandemia con la sua virulenza ci ha lasciato strascichi impostanti che hanno compromesso la spontaneità delle relazioni, degli amori, delle avventure. Chi, come Luca, viveva una sessualità zoppicante infarcita del rigore del padre e dell'austerità della madre dovrà faticare di più per riappropriarsi, o appropriarsi, della dimensione ludica e spensierata della sessualità. Flavia (nome di fantasia) sperava di diventare madre. Aveva finalmente trovato l'uomo della sua vita, affidabile e perbene, aveva una casa che aveva tanto desiderato e anche un mutuo, e la loro vita amorosa e sessuale era scintillante. La pandemia ha totalmente stravolto la loro vita.


Il marito che lavorava ha smesso di lavorare e si è trasferito stabilmente in casa. Le sue insistenti richieste di rapporti sessuali mirati al concepimento erano diventai fautori di tensione e successiva ansia da prestazione del marito. Flavia desiderava un figlio e il marito non desiderava più Flavia. La sua coppia era stata consegnata alla crisi. Niente gravidanza, niente sesso, niente baci e nemmeno parole. La coppia giunge in studio con una diagnosi di infertilità sine causa organica effettuata post lockdown e tanta angoscia.

Inizieremo a breve una terapia di coppia con l'intento di recuperare il dialogo, i baci, le carezze estinte e la sessualità, senza per forza inseguire l'ovocita da fecondare. Recuperata l'intimità, l'affettività e la sessualità anche l'umore tornerà a brillare e, come spesso accade, ci sarà una buona possibilità che la coppia diventi una coppia di genitori.

Sex toys, batterie e lattice

Mettere un po' di pepe dentro un rapporto di coppia è cosa buona e giusta, intrigante e lussuriosa, salva coppia e salva desiderio. Esiste però un confine invisibile tra il bisogno compulsivo ed esclusivo e il luna park della sessualità, soprattutto in epoca pandemica e post-pandemica. La mercificazione della sessualità unita alla necessità di fruire dell'altro o dello sconosciuto online ha stravolto più che mai la sessualità. Le perversioni, più correttamente delle parafilie, sono aumentate in maniera esponenziale perché il web non giudica, non indaga, non scappa dinanzi alle richieste audaci del navigatore solitario. Dai racconti dei mie pazienti emerge però tanta stanchezza e una sorta di idiosincrasia per le app e i social. Appare, timidamente, il desiderio per la Persona, fatta di paure e desideri, di pelle e di sensi. Il sexting, che in realtà c'è sempre stato ma che ha avuto una chiara impennata durante la pandemia, rimane un gioco erotico per accendere passioni sopite o farne divampare altre nascenti, ma c'è un bisogno cocente di altro e dell'altro. Il dopo pandemia ci accompagnerà verso nuovi scenari della sessualità, inediti e inaspettati, e noi saremo qui per raccontarli.

*Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica a Catania e Milano. www.valeriarandone.it