Storia di Stefano e Marco: il loro destino si incrocia grazie a Ebola e Covid

Stefano Marongiu con la moglie Roberta Chiappini 
Stefano Marongiu fu curato per Ebola allo Spallanzani. Dove cinque anni dopo ha ritrovato Marco, il colonnello del C 130 malato di Covid che gli salvò la vita portandolo in aereo da Sassari a Roma   
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Marco salva la vita a Stefano e 5 anni dopo è Stefano a salvare Marco. E' una storia di destini incrociati quella che ha per protagonisti due uomini sopravvissuti, uno all'Ebola e l'altro al Covid-19. Come in un patto non scritto, ognuno dei due deve la vita all'altro. Due virus li hanno uniti per sempre.

Stefano Marongiu, infermiere sassarese di 37 anni, nel 2015 venne contagiato dal virus dell'Ebola e l'unico che accettò la sfida di portarlo in salvo in aereo fu il colonnello medico Marco Lastilla,  che insieme al pilota puntò dritto sull'ospedale Spallanzani di Roma, evitandogli una morte sicura. Cinque anni dopo è Marco ad entrare proprio allo Spallanzani in gravi condizioni a causa di Covid-19. E ad accoglierlo è Stefano, l'uomo che gli è rimasto riconoscente per sempre e lo ha curato per ventinove giorni restandogli sempre accanto. Stefano che è a capo delle Usca-R, l'Unità speciale di continuità assistenziale della Regione Lazio che riunisce circa 800 infermieri, coordinate dall'Istituto di malattie Infettive Spallanzani e che è stato insignito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il contagio di Ebola in Sierra Leone nel 2015 

E' maggio del 2015 quando Stefano Marongiu, in quel momento in servizio al 118 di Cagliari, si sente male. E' appena rientrato da una missione in Sierra Leone dove ha prestato servizio come volontario di Emergency. Tra i suoi pazienti in Africa anche una donna cinquantenne che proprio il giorno prima della sua partenza per l'Italia si presenta negli ambulatori con una febbre emorragica. Il referto non lascia spazio a dubbi: la donna è stata contagiata dal virus dell'Ebola ed è lui ad averla presa in carico al suo arrivo. Una malattia che Stefano conosce bene visto che la Sierra Leone è uno degli stati in cui l'epidemia è estesa. Per questo motivo, quando i primi sintomi del contagio, febbre alta e malesseri simili all'influenza, cominciano a manifestarsi lui sa subito cosa fare. Si autoisola nella sua casa e avvisa le autorità sanitarie. 

La progressione dell'infezione è rapida e la gestione di questa malattia è estremamente complicata, in quanto non esiste una terapia antivirale specifica e nemmeno un vaccino. Ricoverato d'urgenza all'ospedale di Sassari, le analisi confermano: "E' Ebola", ma per avere qualche possibilità di salvezza l'infermiere deve essere subito trasferito a Roma, all'istituto nazionale malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, l'unica struttura in Italia dove c'è un team di medici in grado di affrontare una situazione così grave e complessa.

Scatta immediatamente l'operazione di trasferimento sanitario aereo da Sassari a Roma, ma le procedure sono delicate, visto che il trasporto di pazienti infettivi, se effettuato con procedure comuni, espone al rischio della diffusione del contagio e anche il personale deve essere altamente qualificato. Marco Lastilla, colonnello medico dell'Aeroutica militare, accetta la sfida e vola in Sardegna. A bordo di un C130 viene caricarata la barella per il biocontenimento con a bordo l'operatore di Emergency le cui condizioni continuano a peggiorare. Ricoverato allo Spallanzani, 29 giorni più tardi, l'infermiere viene dichiarato guarito. Ma il destino cambia ancora la sua vita e quando i colleghi dell'ospedale romano, vista la sua esperienza con Emergency, gli chiedono di restare a collaborare non ha dubbi: rimane a Roma e ritrova Roberta Chiappini, capotecnico di Microbiologia, la donna che diventerà sua moglie, conosciuta in Sierra Leone, anche lei inviata in Africa dal suo ospedale, partita appena un mese prima di Stefano. 

Il ricovero del colonnello che ha salvato la vita a Stefano nel 2020

Entrambi in prima linea contro il Covid-19 allo Spallanzani, Stefano e Claudia un giorno all'inizio di dicembre 2020 ricevono la telefonata del colonnello Marco Lastilla, ora cinquantenne, con cui in questi cinque anni sono rimasti in contatto. Dal 2015 tra i due uomini si è infatti stabilito un legame di amicizia profonda. Il militare confida all'amico di non sentirsi bene e un tampone svelerà che è stato contagiato da Sars-CoV2. Qualche giorno dopo le condizioni di Marco Lastilla peggiorano e viene ricoverato proprio allo Spallanzani. A quel punto la vita di Stefano e Marco si incrociano di nuovo, ma le parti sono invertite: è il militare che lo ha assistito su quel C130 ad aver bisogno delle cure di Stefano che, per tutto il ricovero dell'uomo che gli ha salvato la vita mettendo a rischio la sua, gli rimane accanto. Le condizioni del colonnello, tra l'altro, sono serie, non viene intubato ma ha avuto il bisogno del casco, la maschera full face per la ventilazione forzata. E siccome i numeri in qualche modo ci aiutano ad intepretare la realtà, Marco lascia l'ospedale Spallanzani dopo un ricovero di 29 giorni. Lo stesso periodo che è servito al suo amico per guarire cinque anni prima dal virus dell'Ebola. "Le storie nascono da un numero infinito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardo di miliardi", scriveva Italo Calvino nel suo Castello dei Destini Incrociati