Social freezing, il racconto di Francesca: "Ecco perché ho congelato i miei ovociti a 30 anni"

Dopo una lunga relazione si è ritrovata da sola a 30 anni e ha deciso di preservare la sua fertilità. "Magari non li userò mai. Ma so che sono lì e sono una speranza di maternità"
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Una insospettabile sensazione di sollievo. Un "ok, ce l'ho fatta", che ha cancellato i dodici anni di storia d'amore finiti in un attimo e quel senso di vuoto, di fronte a un progetto di vita e di maternità sfumato in pochi secondi. Francesca ha 34 anni, laurea in Economia all'ateneo di Tor Vergata a Roma, una vita divisa tra la Capitale e Milano dove abita e lavora il nuovo compagno, e un desiderio di famiglia e figli in un prossimo futuro. E' per questo che quattro anni fa è ricorsa a quello che si chiama social freezing: il congelamento dei propri ovociti non a scopo medico. Ma per darsi una possibilità futura di maternità. Magari userà quei 18 ovociti conservati sotto zero, magari no. Ma sa che sono lì.

Francesca, quando e perché ha deciso di congelare i suoi ovociti? Sa che è una delle poche donne ad averlo fatto all'età giusta? Ci si pensa sempre troppo tardi...

"Lo devo un po' alla fortuna e un po' alla mia curiosità. Quando ero all'università lavoravo come hostess ai convegni e mi sono capitati dei congressi dedicati alla fertilità. Io sono una che ascolta gli interventi e mi colpirono molto quelli legati alla riserva ovarica che si esaurisce con l'età, della fertilità che drammaticamente declina. E della possibilità, invece, di congelare gli ovociti per darsi una possibilità futura di gravidanza".

Una coincidenza fortuita, in effetti. Però non è che i giornali non ne parlino...

"Sì, è vero, però per esempio le mie amiche e compagne di università non ne sapevano niente. E nessuno te lo dice. Anche i ginecologi: parlano di contraccezione ma di fertilità e maternità futura mai. E il mio medico non era un'eccezione: non me ne aveva mai neanche accennato e non capisco perché. Le mie amiche francesi invece - io ho fatto l'Erasmus in Francia - erano entusiaste, alcune avevano già congelato gli ovociti, altre ci stavano pensando. E comunque sapevano del declino della loro fertilità, della crioconservazione, rispetto all'Italia un abisso di consapevolezza".

Ne ha parlato anche con la sua famiglia?

"Sì, sì, era una decisione importante e volevo condividerla. Mia madre ha capito subito quanto fosse importante "congelare la propria fertilità", anche per mia sorella, che è più piccola di me. E che non c'era niente da perdere e anzi tutto da guadagnare. Mio padre, invece, non credo abbia compreso che cosa mi spingesse a farlo".

E che cosa la spingeva, esattamente?

"Dopo 12-13 anni di relazione con un uomo, fai dei progetti di vita. Che sfumano all'improvviso a 30 anni. Sono stata presa da attimi di panico: e adesso che faccio? E se non trovo un uomo giusto che ne è del mio futuro, del mio desiderio di avere un bambino? Per me avere dei figli è molto importante. E ho visto nel congelamento degli ovociti una sorta di assicurazione, potrei non sfruttarla mai. O invece potrei farlo. Vedevo tutto nero e questa chance ha placato le mie ansie per il futuro. Sono stata fortunata a conoscerla".

E quindi poi cosa ha fatto?

"Ho preso un appuntamento in un centro di riproduzione assistita che mi aveva consigliato il mio ginecologo, e pensi che c'era proprio il medico che avevo ascoltato al congresso, Filippo Ubaldi (presidente Sifes, Società italiana fertilità e sterilità). Al primo incontro mi hanno chiesto perché volessi congelare gli ovociti e mi hanno spiegato qual era il percorso. Che avrei dovuto fare una terapia con iniezioni sulla pancia per stimolare la produzione di ovociti, che poi sarebbe stato fatto un prelievo in sedazione, in day hospital. Il tutto in due settimane. E mi hanno anche detto che ci sono limiti d'età per l'utilizzo di quegli ovociti, ma che le giovani statisticamente li usano in tempi brevi".

Ha avuto qualche paura?

"Mi facevano un po' paura le iniezioni sulla pancia, pensavo a chissà quali effetti collaterali. E invece niente, per fortuna. Ricordo solo quando sono entrata in sala operatoria per il prelievo un sabato mattina e quando mi sono svegliata, con mamma accanto, qualche ora dopo. Poi, subito dopo pranzo le dimissioni e il ritorno a casa".

Come è andato il prelievo?

"Benissimo, mi hanno fatto anche vedere la fotografia dei miei 18 ovociti congelati. Un numero eccezionale, mi hanno detto che neanche le migliori donatrici ci riescono".

Le dà sicurezza pensare che sono lì che la aspettano?

"Sì, è come aver messo in banca qualcosa. Mi sono regalata una possibilità. Ma non è detto che li utilizzi, magari decideremo presto di avere un figlio naturalmente, con il mio compagno".

E se non dovesse utilizzarli, li donerebbe?

"Assolutamente sì. Me lo sono domandata molte volte, sa? Aspetterei di concludere la mia vita riproduttiva e certamente li donerei. Ho tante amiche che hanno difficoltà di concepimento: so che cosa si prova".

Quanto costa poter congelare i propri ovociti?

"Non costa poco, tra intervento, farmaci e visite avrò speso tra i 4 i 5 mila euro. La conservazione invece costa un centinaio di euro all'anno, una cifra simbolica. Forse è una possibilità un po' elitaria, però si fanno i finanziamenti per comprare i televisori, perché non per regalarsi una chance in futuro?".

Le pare che sia aumentata l'informazione sulla preservazione della fertilità?

"Purtroppo no, e fa molta rabbia. Pensi che non è stata proposta neanche alla sorella di una mia compagna di classe che ha avuto un tumore a 23 anni e ha dovuto fare la chemioterapia. Non l'hanno suggerito i medici e non lo sapevano neanche i genitori, che pure sono persone molto informate. No, non se ne parla abbastanza, neppure per chi deve sottoporsi a terapie che la fertilità rischiano di distruggerla".