Lockdown, altro che baby boom: al Nord crollo delle nascite

L'impatto della pandemia sulla demografia italiana: nel 2020 un freno alla natalità. Una ricerca condotta nelle città di Milano, Torino e Genova: fino al 55% in più di culle vuote. I ricercatori: "Disagio psicologico, ansia, frustrazione e noia possono aver avuto effetto sul desiderio sessuale"
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Li chiamano i figli del lockdown, tutti quei bambini concepiti e nati in piena pandemia. La prima impressione è stata che molte coppie, complice il maggior tempo trascorso insieme in casa, avessero approfittato del blocco per allargare la famiglia. E invece, non è stato assolutamente così: lo studio sui tassi di natalità nelle città di Genova, Milano e Torino condotto dai ricercatori del Policlinico San Martino mostra una diminuzione del 12, 15 e 33 per cento.

"La pandemia ha portato a grandi cambiamenti nella vita delle persone in tutto il mondo, anche nelle abitudini personali e sociali. Di fronte a questa emergenza sanitaria globale, i governi hanno imposto rigorose misure di mitigazione. In questo contesto, e considerando i dati delle precedenti epidemie, prevedevamo che i tassi di natalità potessero essere stati influenzati negativamente", spiega il professor Aldo Franco De Rose, che ha condotto la ricerca insieme a Francesca Ambrosini, Guglielmo Mantica e Carlo Terrone del Policlinico San Martino di Genova.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Public Health, ha analizzato  le tendenze dei tassi di natalità nell'ex triangolo industriale del Nord Italia durante la pandemia, confrontando i dati raccolti da novembre 2019 a gennaio 2020 con quelli dello stesso periodo dell'anno successivo. "La diminuzione dei tassi di natalità in queste tre città industrializzate è in linea con gli effetti demografici delle precedenti pandemie. L'impatto negativo del Covid sul concepimento può essere il risultato di vari fattori, ma saranno necessari ulteriori studi per verificare come i fattori sociali e demografici influenzino i tassi di natalità durante le pandemie", scrivono i ricercatori.

Ad esempio, a causa della Spagnola, 50 milioni di persone morirono in quella che è stata l'epidemia più mortale della storia moderna: i tassi di fertilità tra il 1913 e il 1918 sono rimasti stabili, tuttavia sono scesi al loro numero più basso nel 1919. E lo stesso è stato osservato più recentemente, anche se in aree circoscritte, durante l'epidemia di Sars del 2003 e di Zika del 2015 e 2016.

"Considerando questo bagaglio storico, abbiamo ipotizzato che anche questa pandemia avrebbe avuto un impatto negativo sulla natalità. Avevamo già i dati della città metropolitana di Genova, in cui sono nati 105 bambini in meno, cioè il 12%, così abbiamo ampliato la ricerca su Torino e Milano per valutare le nascite in due ulteriori importanti centri d'affari e culturali nel Nord Italia".

Da novembre 2019 a gennaio 2020, a Torino sono state registrate 1579 nascite mentre, nello stesso periodo di seguente anno, 1043: 536 in meno, con un calo del 33%. Allo stesso modo, nella città di Milano, le nascite registrate sono state rispettivamente 2656 e 2325, con una riduzione del 15%.

Infertilità, la tempestività della diagnosi

"La ragione di questa variabilità rimane poco chiara - aggiungono i ricercatori - . Ma è interessante notare che a Milano e a Torino, dove le misure restrittive anti Covid sono state più stringenti e in vigore per un periodo più lungo rispetto a Genova, si è registrata una riduzione maggiore". "Il motivo potrebbe essere ricercato nei fattori sociali generali, come ad esempio le diverse età delle popolazioni nelle tre città, così come nelle misure restrittive attuate, che potrebbero aver influenzato i tassi di concepimento - spiega la dottoressa Francesca Ambrosini - . Disagio psicologico, ansia, frustrazione e noia possono non solo compromettere sociali attività, ma anche avere un impatto sul desiderio sessuale. Abbiamo poi assistito ad un'inevitabile riduzione delle consultazioni mediche ritenute non urgenti, tra cui possono spesso rientrare anche le visite per infertilità di coppia, per cui anche questo avrà contribuito a far diminuire le nascite. E bisogna considerare anche la diminuzione dell'intimità per la mancanza di aiuti esterni, costringendo la coppia ad affrontare un carico di lavoro maggiore, trovando poco tempo per la propria sessualità".

"Altri fattori possono includere un aumento della disoccupazione, il problemi finanziari e, più in generale, il periodo di incertezza economica e lavorativa", aggiunge il dottor Carlo Terrone. "Tutti questi sono motivi di incertezza che possono aver reso molte coppie meno propense a creare una famiglia durante questo periodo. E tra i fattori favorenti la riduzione dell'attività sessuale - concludono Francesca Ambrosini e Guglielmo Mantica - i lockdown hanno ridotto le chance di incontro e quindi la frequenza dei rapporti, sia negli operatori sanitari che nella popolazione generale, riducendo quindi le possibilità di concepimento, oltre al timore, la paura di infettare il proprio partner nonostante tutti gli accorgimenti di prevenzione".

Tuttavia, questi dati devono essere interpretati con cautela. I risultati dello studio "sono coerenti con l'andamento decrescente dei tassi di natalità precedentemente" e "potrebbero non essere rappresentativi di altre città italiane o della situazione in altri Paesi". Ma quello che è certo è che se già la natalità era bassa, il Covid non è stato di certo un aiuto.