Compiti per le vacanze, come aiutare i ragazzi a ritrovare la concentrazione

L'estate sta finendo e dopo giornate di giochi all'aperto e uscite per bambini e adolescenti è ora di riaprire qualche libro. Una celebre psicologa spiega cosa fare per una ripresa graduale
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CHE SIA utile fare un po' di compiti durante le vacanze estive e soprattutto nelle settimane che precedono il rientro a scuola non è certo una novità; ma dopo due anni di lezioni a distanza e a singhiozzo, svolgere un po' di compiti per ricreare una continuità con i programmi scolastici e con la scuola - che speriamo in presenza - appare imprescindibile, sia che ci siano delle carenze di apprendimento sia che non ci siano, perché il periodo di sospensione estivo è molto lungo e si rischia di dimenticare ciò che si è appreso durante l'anno.

I giochi all'aperto

Se le attività motorie, i giochi di gruppo all'aperto, i campi estivi e gli sport sono un toccasana per bambini e ragazzi che hanno dovuto rinunciare a incontrare i loro coetanei nei mesi invernali e tenere a freno le loro energie psicofisiche per tanto tempo, ciò non significa che debbano essere esentati dal coltivare le attività intellettuali. Le giornate sono lunghe e c'è spazio sia per le une che per le altre.  Ci sono dei momenti, nel pomeriggio o verso sera, ma c'è anche chi preferisce al mattino prima di andare in spiaggia, in cui ci si può concentrare nella lettura o in qualche esercizio di matematica. Si possono creare degli spazi temporali adeguati, che fra l'altro non dispiacciono né ai bambini né ai più grandi perché inseriscono delle routine nelle loro giornate.

Spazio alla concentrazione

Per prepararsi alla ripresa scolastica bisogna riabituarsi alla concentrazione e alla riflessione. Ascoltare o guardare delle immagini sugli schermi non è sufficiente per imparare, memorizzare e collegare gli apprendimenti tra loro. Se la mente non "lavora" gli stimoli non vengono memorizzati. E' prestando attenzione, concentrandosi e riflettendo che si approfondiscono gli argomenti. Ma per concentrarsi è necessario eliminare le fonti di disturbo, per esempio il cellulare. Difficile comprendere un testo, svolgere un componimento scritto o risolvere un problema di matematica chattando su WhatsApp.

Esercitiamo la mente

Se nostro figlio è dispersivo, ha l'abitudine di passare da una cosa all'altra bisogna aiutarlo a fissare l'attenzione: ci deve essere da parte sua l'intenzione esplicita e consapevole  di rappresentarsi nella mente ciò a cui si sta applicando. Per esempio guardare un triangolo e fissare nella mente la sua caratteristica principale (isoscele? scaleno? rettangolo?). Questo lavoro mentale è preliminare a tutto il resto. Lasciamogli il tempo necessario per organizzare il pensiero. Un po' di sforzo fa bene. Gli apprendimenti che sono frutto di impegno si radicano meglio e difficilmente vengono dimenticati.

La comprensione

Aprirsi alla comprensione non significa rileggere lo stesso passaggio dieci volte, ma sforzarsi di capire ciò che si legge. Inserire quel passaggio in un contesto e dare senso all'argomento che si affronta. A seconda di ciò che si studia può essere utile commentare, riassumere, ripetere con parole proprie, chiarire il significato di termini sconosciuti, disegnare uno schema, collegarsi ad apprendimenti precedenti. Qualcuno traduce un pensiero, una regola o un calcolo, in parole. Qualcun altro riformula quei contenuti in immagini.  C'è chi si chiede il "perché" e chi invece cerca di intravedere dei risvolti applicativi. In ogni caso la mente entra in azione.

Capire come organizzarsi

Attenzione! La rievocazione intelligente è diversa da quella meccanica. Chi impara a pappagallo non coglie il significato di ciò che studia e il suo sforzo non lascia una traccia duratura. Chi impara in modo intelligente può utilizzare gli apprendimenti in modi diversi e a distanza di tempo. 

Se è controproducente fare i compiti al posto dei ragazzi, è però utile insegnare a organizzarsi. Quando il bambino non lo sa ancora fare è il tutor a dettare i tempi e ad articolare il lavoro in fasi successive. Per esempio, un bambino non sa che prima di svolgere un tema bisogna decidere che cosa si vuole scrivere  e che, ancora prima di incominciare a scrivere, è necessario pensare al contenuto e poi fare una scaletta che servirà da guida.

Organizzando il lavoro man mano acquisirà un metodo che gli consentirà di imparare senza disperdersi, di individuare degli obiettivi e portare a termine un'attività resistendo alla tentazione di lasciarla a metà; il che non significa che non si possano fare delle piccole pause rigeneratrici, ma che bisogna imparare a concludere ciò che si è intrapreso.