AstraZeneca e trombosi: perché il rischio crolla dopo la seconda dose

(reuters)
Uno studio pubblicato dall'azienda sostiene che le reazioni gravi con il richiamo si riducono di quattro volte. Il virologo Fauso Baldanti: "Conferma che tutti gli effetti collaterali del vaccino sono concentrati sulla prima iniezione"
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RISCHIO di trombosi ridotto di quasi quattro volte dalla prima alla seconda dose di AstraZeneca. Una percentuale che, comunque, "è più alta nelle persone colpite da Covid piuttosto che in quelle vaccinate". Ridimensionano fortemente la valutazione dell’impatto di Vaxzeviria, sul sistema circolatorio umano, confortando le migliaia di pazienti sottoposti a vaccino anglo-svedese, uno studio pubblicato sulla rivista the Lancet, basato sul database di reazioni avverse globale della compagnia, e una seconda ricerca in attesa di essere revisionata. Risultati che fanno dire al professor Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia: "Ciò conferma che tutti gli effetti collaterali del vaccino sono concentrati sulla prima dose, quando l’organismo incontra un agente ignoto. Mentre nella seconda sono più blandi perché l’organismo l’ha già incontrato e arricchisce solo la reazione per la parte utile".

Così il rischio trombosi precipita

Lo studio pubblicato su Lancett sostiene che il rischio di avere una trombosi con trombocitopenia (Tts), l'evento avverso più grave associato in rarissimi casi al vaccino Astrazeneca, cala molto dopo la seconda dose, tornando ai livelli della popolazione generale. Analizzando il database di reazioni avverse globale della compagnia, scrive la stessa in un comunicato, "si deduce un tasso di Tts dopo la seconda dose di Vaxzeviria di 2,3 casi per milione di vaccinati, paragonabile a quello che si osserva in una popolazione di non vaccinati". E prosegue: "Dopo la prima dose, invece, l'incidenza è di 8,1 casi di Tts per milione di vaccinati". Per questo "Vaxzeviria è efficace contro il Covid di qualunque gravità, e ha un ruolo critico nel combattere la pandemia - si legge nella nota -. Anche se la Tts è stata identificata dopo la prima dose, questi risultati incoraggiano la somministrazione della seconda come indicato, per fornire protezione contro il Covid, comprese le varianti più preoccupanti".

Servono conferme

Sempre sotto il profilo della sicurezza del vaccino,  AstraZeneca ha pubblicato un altro studio, ancora però non revisionato, che compara i tassi di tutti gli effetti collaterali associati alle trombosi, quindi anche quelli meno gravi della Tts, sia per il proprio vaccino che per quelli a mRna. «Indipendentemente dal vaccino utilizzato - è la conclusione - l'aumento dei tassi di trombosi tra le persone infettate dal Covid-19 è risultato molto maggiore che tra i vaccinati. Per Baldanti si tratta di lavori "che danno conferme positive e che attendono di essere ulteriormente approfonditi da studi obiettivi, cioè non solo provenienti dalle case che producono i vaccini stessi". Serviranno quindi ulteriori conferme per verificare questi dati. "Lo studio pubblicato su Lancett si sostanzia in una lettera dell’azienda AstraZeneca – spiega l’esperto –. Sottolinea che gli effetti colalterali più importanti del vaccino, ossia le  trombosi, si riducono da 8,1 casi per milioni di vaccinati dopo la prima dose a 2,3 dopo la seconda. E afferma pure che i casi registrati dopo la seoconda dose sono nell’ordine di quelli registrabili nei pazienti non vaccinati". 

Obiettivo sicurezza

"Un’ulteriore distinzione viene fatta per gli anni successivi al 2020 – aggiunge Baldanti –. Ossia il fatto che il numero dei casi di trombosi in soggetti non vaccinati è aumentato perchè il Covid stesso dà trombosi. Quindi, conclude lo studio, il vaccino è sicuro ed efficace contro tutte varianti, in particolare la Delta". Inoltre, secondo il virologo, va considerato il fatto che "la prima dose sia stata calcolata su 50 milioni di vaccinati e la seconda su 5 milioni, quindi su numeri importanti", e che "i  dati siano stati recuperati dal registro nazionale, su cui vengono riportati tutti gli eventi avversi". Di conseguenza, conclude, "questa ulteriore segnalazione da parte di AstraZeneca in qualche modo sottolinea l’efficacia e la sicurezza del vaccino, e soprattutto rassicura chi ha ricevuto la prima dose".

Il legame tra vaccino e trombosi

A suggerire il possibile legame tra vaccino AstraZeneca e  trombosi è uno studio, pubblicato sulla rivista Nature e diffuso a inizio luglio, condotto dagli scienziati della McMaster University, in Canada. Dimostra che alcuni anticorpi derivanti dall’inoculazione del vaccino anglo-svedese possono legarsi a una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue. E che questo meccanismo potrebbe, appunto, essere alla base della rara complicazione nota come trombocitopenia immunitaria indotta da vaccino (VITT). Il team che ha condotto la ricerca, guidato da Ishac Nazy, ha esaminato i casi di cinque persone in cui si era manifestato il raro evento avverso.


La VITT, hanno spiegato gli esperti, provoca una bassa conta piastrinica e coaguli di sangue nelle arterie o nelle vene. Simile alla trombocitopenia indotta da eparina (HIT), questa condizione è associata alla produzione di anticorpi contro PF4, una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue.

Il meccanismo scoperto dallo studio canadese

Gli studiosi hanno analizzato il sangue di cinque pazienti che, dopo aver ricevuto una singola dose del vaccino AstraZeneca, avevano avuto trombosi, sopprendo che gli anticorpi ottenuti dal plasma di queste persone mostravano un legame più forte con PF4, il che potrebbe rappresentare il meccanismo alla base della VITT. Altri fattori potrebbero tuttavia essere coinvolti nello sviluppo di eventi trombotici, hanno concluso gli autori, ritenendo quindi "necessario proseguire le ricerche per comprendere al meglio questa complicazione, in modo da sviluppare un trattamento adeguato".

AstraZeneca e i casi nei giovani

Gli effetti collaterali, con possibili trombosi, provocati da AstraZeneca, nella primavera scorsa avevano generato allarme tra la popolazione dei giovani. Proprio da inizio marzo, nel solo Regno Unito, erano stati segnalati 395 casi di trombosi, di cui 70 fatali. Gli effetti peggiori li avevano subìti i giovani, con una media di 20 trombosi in persone tra 18 ed i 49 anni, secondo i dati delle autorità inglesi, sul numero complessivo dei casi. Invece, tra coloro che hanno più di 50 anni, si sono registrati dieci casi avversi ogni milione di prime dosi e 1,4 ogni milione di richiami. Nel mese di luglio, le autorità europee, hanno riferito di aver avuto notizia di 479 potenziali trombosi su 51,4 milioni di dosi AstraZeneca, quindi poco meno di un caso ogni 100mila somministrazioni.