La denuncia: "Noi infermieri, minacciati di morte dai colleghi no vax"

Lei è presidente dell'Ordine di Treviso, lui di quello di Pordenone e hanno sostenuto i provvedimenti di sospensione per chi rifiuta il vaccino. Da gennaio attaccati su social e mail, ora da messaggi che li avvertono: "Verrà la vendetta di Norimberga". L'intervento della Fnopi: "La legge va rispettata" 
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Un messaggio vocale su Whatsapp l'ha fatta sobbalzare: "Per te verrà la vendetta di Norimberga. Stai attenta quando cammini per strada, abbiamo perecchie cose da dirti". Samanta Grossi, 48 anni, dal 1992 infermiera dell'Azienda Usll n. 2 Marca trevigiana di Treviso e dal 2018 presidente dell'ordine degli infermieri della stessa città, ha strabuzzato gli occhi, incredula. Era l'ultimo di una serie di attacchi ricevuti dai no vax. Ha pensato: "Questo è troppo", e ha chiamato il suo avvocato.
"Ti auguriamo la peggiore delle morti: un tumore"; "Il vaccino che tu vuoi far fare agli altri ti deve far morire"; "Tu con il vaccino porti la morte agli altri, se cammini per strada guardati le spalle"; "Ti auguro che ti cada qualcosa in testa": sono solo alcuni dei messaggi ricevuti sui social e via mail da Luciano Clarizia, 59 anni, infermiere da 33, che gestisce l'area di emergenza, a capo del 118, a Pordenone, dove presiede pure l'Ordine di categoria. "Siamo tornati al Medioevo  - ha pensato Clarizia quando li ha letti - . Questi no vax sostengono che la peste, quando c'era, ha fatto i morti che doveva. E che alla fine, così com'è venuta, se n'è andata. Per loro il Covid è la stessa cosa".

"Colpevoli" di sostenere i vaccini 

Sia Grossi che Clarizia secondo i no vax sono "colpevoli" di aver lanciato appelli alla vaccinazione da canali Tv locali o attraverso articoli di giornale. Entrambi i presidenti dell'Ordine infermieri pensano che si tratti di fanatismo, di avere a che fare con complottisti sempre più pericolosi. Hanno avviato procedimenti disciplinari, sostenuto provvedimenti di sospensione del personale no vax, e sono intenzionati ad andare avanti perché, spiegano, "Ci troviamo dalla parte giusta". In loro soccorso è arrivata la Fnopi (Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche), che, attraverso la presidente Barbara Mangiacavalli sottolinea: "È un atteggiamento intollerabile e pericoloso verso cui la nostra Federazione, oltre alla ovvia solidarietà professionale nei confronti dei presidenti e degli infermieri minacciati, sta valutando pesanti azioni legali per la tutela dei suoi rappresentanti e del decorso della professione".

Mangiacavalli prosegue: "Il paradosso è che capita anche che a minacciare gli infermieri non siano altri infermieri verso i quali i presidenti agiscono secondo la legge e la deontologia, ma esponenti di attività diverse, che pur avendo a che fare con gli assistiti, sono no vax e dimostrano intolleranza e assoluta mancanza del principio e del rispetto della tutela della salute".

"Mi ha minacciato, la conosco bene"

A scatenare la minaccia mascherata da messaggio vocale spedita a Samantha Grossi è stata un'intervista televisiva. "Mi hanno chiesto cosa pensassi del personale sanitario che non vuole vaccinarsi - racconta la presidente - . E io ho spiegato che se c'è una legge bisogna farla rispettare, che esiste un codice deontologico, che sono evidenze scientifiche a suggerire la vaccinazione e che in qualità di operatori sanitari dobbiamo fare divulgazione scientifica. In tutta risposta mi è arrivato quel messaggio: l'ultima di una lunga serie di aggressioni".
 "Se conosco chi me l'ha inviato? Certo, avevo il numero: è una operatrice socio sanitaria che lavora all'interno dell'azienda - prosegue Grossi - prima di quello, mi aveva inviato altri messaggi in cui riportava articoli di giornale con alcuni miei interventi, chiedendo se le dichiarazioni fossero le mie. Cosa che ho confermato. Sono rimasta incredula. Ho chiamato il mio avvocato e la denuncerò, perché ora si esagera". 

In Veneto 20.000 no vax, in provincia di Treviso 3.846

In provincia di Treviso i no vax sono 3.846, di cui 848 all'interno dell'Usl azienda sanitaria, il resto si trova nelle Rsa e tra i liberi professionisti. In tutto il Veneto salgono a 20.000. Come l'autrice del messaggio vocale minaccioso rivolto alla presidente degli infermieri trevigiani, che è in buona compagnia. "Ho segnalato altre due persone che su Facebook hanno utilizzato la foto del mio profilo, foto fatta il 1° gennaio scorso, in occasione dell'assunzione della mia prima dose, per aggiungere commenti offensivi, tra cui il fatto che "la siringa fosse vuota". È da quel giorno che vengo bersagliata, anche attraverso mail oltraggiose spedite all'Ordine. Hanno scritto che sia io che i consiglieri dobbiamo vergognarci; che il vaccino è un atto criminale. Un infermiere ha detto che lotterà con tutte le sue forze per non farsi vaccinare. Sostengono che i vaccini provocano mutazione genetica e persino che sono prodotti da insetti morti".

E tutto questo sta accadendo a provvedimenti ancora non partiti. "Non abbiamo ancora sospeso nessuno, stiamo aspettando che ci arrivino i nominativi: secondo l'azienda sanitaria sarebbero 186 i no vax interessati al provvedimento - conclude Grossi - . Sono preoccupata perché questo "zoccolo duro" è costituito da complottisti, contrari non solo ai vaccini, ma anche a quello che sta intorno, come il Green pass. Gente che parla di "dittatura sanitaria". In corsia questi colleghi mi hanno tolto il saluto, mi evitano. Ho provato a confrontarmi con loro per appianare i dubbi, ma non vogliono sentire ragioni. Addirittura si rifiutano di fare il tampone". 

Il caso Pordenone

Minacce, attacchi, accuse dai no vax sono all'ordine del giorno anche per Luciano Clarizia, presidente dell'Ordine degli infermieri di Pordenone. Che racconta della sospensione di 73 infermieri che non si sono vaccinati, a cui sarà tolto lo stipendio. "Abbiamo preso atto della comunicazione dell'azienda sanitaria, che ha già provveduto al riguardo. Qualcuno magari ci ripenserà, però per ora la situazione è questa". "Se mi hanno minacciato? In realtà è un attacco continuo - prosegue - . Ho fatto qualche intervento in Tv come presidente dell'Ordine e sono subito scattati sui social insulti e minacce di morte. Senza contare che ho pure ricevuto mail offensive da parte di un medico no vax dichiarato. Già a suo tempo si era fatto sentire: un vero e proprio stalker visto che mi aveva mandato 30 mail in due giorni. Diceva che i vaccini sono sperimentali, deleteri, portando alla morte delle persone. Ma non lo diceva in questo modo, ricorreva a volgarità. Ho scritto una nota all'Ordine dei medici e spero che provveda". 

Anche a Clarizia non è sfuggito che non più di due settimane fa il centro di Pordenone ha ospitato 200 no vax in manifestazione. "Con me non sono andati tanto per il sottile - spiega - . Nelle loro mail e nei loro messaggi mi augurano la peggiore delle morti, un tumore, che il vaccino mi faccia morire, che mi cada qualcosa in testa. Dicono che consigliando la vaccinazione porto la morte agli altri. Mi avvertono, se cammino per strada, di guardarmi alle spalle". 

"Siamo tornati al Medioevo"

"Mi sembra si sia tornati al Medioevo - insiste il presidente dell'Ordine di Pordenone - ci troviamo di fronte a una mentalità retrograda, che non accetta l'evidenza scientifica. Un sanitario che non si vaccina per me deve cambiare lavoro. E poi, se non diamo l'esempio noi, è chiaro che la gente sia tenuta a non credere nella necessità di immunizzarsi contro il Covid. Io mi sono vaccinato il 27 dicembre 2020: sono stato tra i primi in Italia, l'ho fatto per dare l'esempio a tutti. Nella nostra provincia su 2.200 infermieri iscritti, sono 75 quelli non vaccinati e sospesi, mentre i medici sono una trentina e gli Oss un centinaio". Clarizia conclude: "In corsia ho avuto scambi anche accesi con qualche collega, ma con me stanno attenti perché li rimando al consiglio di disciplina. Invece, alcuni coordinatori, che hanno imposto il vaccino al personale in entrata ai reparti, si sono trovati in difficoltà: sono stati assaliti con frasi come "Devi farti gli affari tuoi", "Non devi permetterti di entrare nel merito delle mie decisioni"; "Non è vero che chi non si vaccina può infettare gli altri". Alcuni, addirittura, hanno rifiutato di fare il tampone"

"È nostro dovere intervenire"

La percezione di un clima sempre più teso è arrivata anche alla presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Barbara Mangiacavalli si mostra risoluta: "È nostro dovere intervenire - avverte - per tutelare i colleghi presidenti e professionisti e come infermieri per garantire ai cittadini di essere sempre in prima linea per garantire la loro salute. Abbiamo fin dall'inizio invitato tutti i professionisti a rispettare la norma di legge e da parte nostra continueremo a sensibilizzare rispetto all'importanza della vaccinazione". "Per un infermiere - prosegue - è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo. La professione infermieristica aderisce ai principi dell'etica professionale che guida scienza e coscienza degli infermieri in scelte che rispondono al principio inderogabile di tutela della salute delle persone e riconosce il valore delle evidenze scientifiche come base del suo agire professionale".

"Quantificare con esattezza gli infermieri vaccinati contro la pandemia è un'operazione complessa, ma si può stimare che oggi lo siano più del 90% di tutti gli iscritti agli albi che sono oltre 456mila - conclude - questo considerando però che ci si avvicina al 100% di vaccinati tra gli infermieri dipendenti Ssn, tranne rare eccezioni "attendiste" o per cause verificate che sono nell'ordine del centinaio. Ma la percentuale si abbassa, no vax a parte che tra i nostri professionisti sono davvero in percentuali inferiori allo 0,5%, per i liberi professionisti, che inizialmente non sono stati considerati tra le priorità nelle campagne vaccinali e quindi in molti sono ancora in fase di vaccinazione".