Covid, contro Delta una dose di Johnson potrebbe non bastare

Con le nuove varianti chi ha fatto il vaccino a dose singola non sarebbe sufficientemente protetto. L'autore dello studio (in pre-print): "Importante vaccinarsi, anche con J&J, ma serve una seconda dose"
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Chi è stato vaccinato con il vaccino a dose singola di Johnson & Johnson potrebbe aver bisogno di un richiamo per essere protetto dalla variante Delta e Lambda. Il suggerimento che arriva da uno studio pubblicato non su una rivista scientifica ma sulla piattaforma online Biorivx, ancora in pre-print (vuol dire che non è stato sottoposto ancora alla revisione dei pari), secondo il quale la protezione della dose singola potrebbe non bastare contro una variante - la Delta - particolarmente contagiosa e che in poche settimane - da inizio luglio a oggi - negli Stati Uniti è passata dal 50 all'83% di prevalenza stimata. E che sta facendo aumentare i casi di contagio in tutti i Paesi d'Europa, Italia compresa. E per questo motivo gli autori raccomandano una seconda dose. Ad oggi comunque la Fda americana - scrive il New York Times, che ha raccontato lo studio - non raccomanda la seconda dose.

Prima di passare ai risultati è bene precisare che lo studio è stato condotto in laboratorio su campioni di sangue e quindi potrebbe non replicare le performance del vaccino nel mondo reale, e la cosa è chiara anche agli autori che tuttavia concludono che circa 13 milioni di persone negli Usa - quelle inoculate con Johnson & Johnson, potrebbero avere bisogno di una seconda dose, verosimilmente con un vaccino a mRNA, quindi Pfizer o Moderna. Autori che non hanno alcun tipo di legame di ricerca od economico con le farmaceutiche che producono vaccini di qualunque tipo, come loro stessi sottolineano nello studio. Conclusione opposta - peraltro - a quella di studi piccoli pubblicati invece da Johnson & Johnson proprio questo mese, secondo cui la singola dose protegge contro la variante anche a 8 mesi dall'inoculazione.

Lo studio confronta la quantità di anticorpi neutralizzanti prodotti da vaccini a mRNA (per i quali ci sono evidenze di protezione con la doppia dose contro la variante Delta) e da quelli a vettore adenovirale. Alla luce della comparsa di varianti sempre più infettive, i ricercatori hanno indagato la possibile perdita di efficacia dei vaccini. Los tudio ha analizzato i campioni di sangue di 17 persone immunizzate con due dosi di vaccino a mRNA e 10 immunizzate con una dose di J&J. Quest'ultimo - secondo la pubblicazione - ha mostrato un'efficacia minore rispetto ai vaccini a mRNA e un calo maggiore di efficacia contro le varianti Lamba e Delta.

Secondo lo studio una dose singola di AstraZeneca - vaccino simile per tipologia a Johnson&Johnson - mostra circa il 33% di efficacia contro la malattia sintomatica da variante Delta. Il messaggio naturalmente - sottolinea Nathaniel Landau, virologo della N.Y.U's Grossman School of Medicine- "non è di non vaccinarsi con J&J. Ma speriamo che si possa considerare una seconda dose di J&J o con Pfizer o Moderna".

Secondo molti esperti i risultati dello studio non sorprendono perché tutti i vaccini sembrano essere più efficaci con due dosi. "Ho sempre pensato - precisa John Moore, virologo della Weill Cornell Medicine di New York - che J&J è un vaccino a due dosi. E la minore efficacia è adesso una preoccupazione". E cita studi su uomini e scimmie che sottolineano una maggiore efficacia del prodotto Jannsen con due dosi, anziché con la singola prevista. In più, i ricercatori sono assolutamente indipendenti dalle farmaceutiche, quindi lo studio è particolarmente credibile. Del resto sono pochissimi i vaccini a dose singola, "perché la seconda dose è necessaria per amplificare il livello di anticorpi - spiega Akiko Iwasaki, immunologa della Yale University. E chi è stato inoculato con il vaccino J&J - spiega la dottoressa Iwasaki - ha difficoltà a mantenere la risposta primaria all'immunizzazione in presenza di queste varianti. Una seconda dose dovrebbe far aumentare il livello di anticorpi e contrastare le varianti".

Per quanto riguarda una eventuale futura seconda dose, lascelta potrebbe cadere su vaccino a mRNA, poiché ormai alcuni studi hanno dimostrato una maggiore efficacia della cosiddetta vaccinazione eterologa, con una seconda dose a mRNA dopo una con un vaccino a vettore adenovirale, come AstraZeneca o J&J.

I dati del nuovo studio - tuttavia- ancora una volta considerano solo uno degli aspetti dell'immunità, sottolinea Seema Kumar, portavoce J&J, e infatti gli studi sponsorizzati dall'azienda farmaceutica indicano che il vaccino a dose singola "genera una risposta forte e persistente anche contro la variante Delta".