Covid: infezione simultanea di due varianti, novantenne muore in Belgio

La co-infezione è stata confermata dai test. La donna ricoverata in buona condizioni è deceduta cinque giorni dopo: aveva contratto sia la forma alfa che beta del coronavirus 
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INFETTATA da due varianti Covid contemporaneamente. Una 90enne è morta in Belgio per aver contratto brasiliana e sudafricana, sia la forma alfa che beta del coronavirus. La donna viveva ad Aalst e godeva di buona salute, nonostante l’età: non c'erano segni di stress respiratorio e aveva una buona saturazione di ossigeno quando è stata ricoverata all’Olv Hospital lo scorso 3 aprile, a causa di una caduta. Ma la sua condizione è peggiorata repentinamente ed è morta cinque giorni dopo.

I ricercatori non sono riusciti a risalire alla fonte della doppia infezione: sanno che viveva da sola, riceveva cure infermieristiche a domicilio e non era ancora stata vaccinata contro il Covid. La sua storia clinica è stata etichettata come “insignificante” nella possibile infezione, ovvero nonostante l’età non aveva patologie pregresse o altri problemi che rendessero il suo sistema immunitario maggiormente suscettibile rispetto ad altri. I test Pcr hanno rivelato entrambe le varianti ma “è difficile sapere quale ruolo abbia avuto nella gravità dei sintomi e nel rapido peggioramento”, spiega la biologa molecolare Anne Vankeerberghen. Se non avessero eseguito il test per le varianti, infatti, non avrebbero neanche saputo di trovarsi davanti a un caso così raro.

Il decorso purtroppo negativo della malattia è stato rapido, ma non diverso da altri pazienti. La particolarità è stata registrata nelle analisi. E pensare che inizialmente la donna è stata sottoposta al tampone solo per precauzione: risultando positivo, il campione è stato testato per le varianti, scoprendo così la presenza sia della variante alfa nel lignaggio B.1.1.7, la cosiddetta inglese, che la beta del lignaggio B.1.351, ovvero la sudafricana. La co-infezione è stata confermata anche su un secondo campione, mediante il sequenziamento del gene S e dell'intero genoma.

La case history è stata presentata al 31esimo Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive ed è uno dei pochissimi casi al mondo di co-infezione di due ceppi dello stesso virus. Nell’aprile del 2014 in Cambogia un bambino di 3 anni è risultato contemporaneamente affetto dal virus influenzale stagionale H3N2 e dalla forma pandemica di H1N1, la febbre suina. Lo scorso gennaio in Brasile sono state identificate due persone infettate contemporaneamente da due varianti di coronavirus: la brasiliana B.1.1.28 e la Vui-Np13L, isolata nel Rio Grande do Sul, il cui lineaggio è molto simile.

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“Questo è uno dei primi casi documentati di co-infezione con due varianti di Sars-Cov-2 – aggiunge la dottoressa Vankeerberghen dell'Olv Hospistal di Aalst – Entrambe le varianti circolavano in Belgio in quel periodo, quindi è probabile che la donna sia stata infettata con virus diversi da persone diverse. Sfortunatamente, non sappiamo come. Finora non sono stati pubblicati altri casi simili”.

La scoperta sottolinea ora la necessità di “prestare massima attenzione alle doppie infezioni e alla possibile comparsa di nuove varianti”. Questo perché “l’occorrenza globale di questo fenomeno è probabilmente sottostimata a causa dei test limitati per le varianti e alla mancanza di un modo semplice per identificare le co-infezioni con il sequenziamento dell'intero genoma – scrivono i ricercatori –. Poiché le co-infezioni con varianti differenti possono essere rilevate solo mediante l’analisi Voc di campioni positivi, consigliamo agli scienziati di eseguire questi test su una grande percentuale dei loro campioni. Ma indipendentemente dalla tecnica utilizzata, essere maggiormente attenti alle co-infezioni rimane fondamentale per studiarne il fenomeno”.