Origini virus, il genetista: "Tutti quei dati dovrebbero essere recuperabili"

Intervista al professor Francesco Danilo Tiziano, docente di genetica all'università Cattolica. Lo studio pubblicato sul New York Times è basato su fattori incerti e lascia molti dubbi
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"Se uno scienziato fa una scoperta importante, la deve pubblicare su Nature e non sul New York Times": Francesco Danilo Tiziano, docente di genetica all'Università Cattolica, esorta alla prudenza nell'accogliere la tesi di Jesse Bloom, ricercatore del Fred Hutchinson Research Center, su un'origine del virus precedente alle sequenze isolate al mercato di Wuhan, identificata attraverso il recupero di sequenze virali misteriosamente cancellate.

Professor Tiziano, qual è la tesi che Jesse Bloom sostiene con il suo studio?
"Secondo Bloom è possibile che le sequenze virali isolate nel mercato di Wuhan in realtà non siano davvero i primi isolamenti del Sars-CoV-2, come si riteneva fino ad oggi. Perché, per Bloom, quelle sequenze isolate al mercato di Wuhan presenterebbero delle mutazioni in più rispetto a delle sequenze che, pubblicate sul database della National Library of Medicine (NLM) e poi sparite, lui dice di aver recuperato attraverso Google Cloud.

Le mutazioni in più cosa significano?
"Quanto più un virus si diffonde, tanto più muta: quindi per Bloom il virus, prima di essere sequenziato da campioni nasali presi al mercato di Wuhan, era già in circolazione da un po'".

Il genetista Francesco Danilo Tiziano 

Lei cosa pensa di questa tesi?
"Se io fossi Bloom mi guarderei bene dal fare un annuncio di stampa se prima il mio lavoro non fosse stato pubblicato e fosse stato soggetto alla "peer review". Un secondo dubbio: Bloom dice di aver recuperato 13 sequenze di 241 che sarebbero state cancellate. Io ho qualche dubbio sul fatto che la NLM non abbia un sistema di back-up. Qualora ci fosse realmente il sospetto di un "vulnus" come in questo caso, quelle sequenze dovrebbero essere recuperabili".

Mi sembra di capire che, insomma, dobbiamo prendere con le pinze la notizia del New York Times che sposta indietro di qualche tempo l'origine del virus...
"Anche perché Bloom parte da uno studio pubblicato a marzo 2020. E bisogna tenere presente che nella prima fase della pandemia è stato pubblicato di tutto. Quando si andrà a rivedere la letteratura pubblicata nella prima metà del 2020, una buona parte di quegli articoli sarà da buttare: c'è stato per un lungo periodo una sorta di accesso facilitato alle pubblicazioni per cui anche le grandi riviste hanno pubblicato articoli la cui qualità scientifica è discutibile. Quindi quei dati precoci, comprese le sequenze del virus che sono state pubblicate, andrebbero riconsiderati a bocce ferme. Bisognerebbe anche capire, se si parla di dati cancellati come in questo caso, quale sia il controllo in generale del governo cinese sulla pubblicazione dei dati scientifici: ovvero se tutti i dati che vengono pubblicati subiscono un filtro governativo, o se questo trattamento venga riservato solo alla pubblicazione delle sequenze virali: io di questo non ho idea".

Cosa sono queste banche dati?
"Ormai tutte le riviste che pubblicano i cosiddetti "big data", soprattutto quelle più accreditate e che pubblicano dati di grandi dimensioni come i sequenziamenti di Dna sia di virus che di animali o esseri umani, in generale richiedono il deposito su banche dati pubbliche del dato grezzo di sequenza, così che siano rese disponibili a chiunque voglia utilizzarli. La banca dati della NLM americana è tra le principali, e in generale ha dei criteri piuttosto rigidi sui requisiti per la pubblicazione del dato grezzo. Vengono richieste molte informazioni aggiuntive e diverse procedure di accreditamento".

Le sequenze recuperate da Bloom, mancando delle mutazioni del mercato di Wuhan, renderebbero il virus più simile a quello dei pipistrelli. Secondo lei qual è l'origine più probabile del virus?
"Il pipistrello e l'uomo sono piuttosto lontani dal punto di vista evolutivo, quindi è abbastanza improbabile che un virus nativo del pipistrello sia in grado di infettare direttamente l'uomo. In genere ciò che succede è che questi virus, prima di arrivare a noi, accumulano mutazioni passando in animali via via più vicini all'uomo. Questa sarebbe l'ipotesi più razionale e finora più conosciuta".