Covid, il vaccino non causa infertilità maschile

Nessun problema nei giovani maschi che si sono immunizzati con Pfizer o Moderna. A rassicurare su quella che era stata ipotizzata come una controindicazione, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama
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UNA delle tante "bufale" che circolano in riferimento ai vaccini contro Covid-19 riguarda la fertilità maschile. I detrattori della vaccinazione parlano di danni permanenti ed incapacità a procreare in seguito alla doppia iniezione. Niente di più falso. A supporto dell'infondatezza di tale affermazione c'è uno studio, pubblicato negli scorsi giorni da Jama (Journal of American Medical Association), che ha preso in esame la qualità del seme maschile prima e dopo la vaccinazione. I risultati non lasciano dubbi: il vaccino non va ad interferire con il corretto funzionamento degli spermatozoi.

I dubbi nei centri di Pma

"In questi ultimi mesi - spiega il dottor Luciano Negri, andrologo presso il Fertility Center dell'Istituto Clinico Humanitas di Milano- presso il nostro centro di procreazione medicalmente assistita siamo inondati di richieste circa la possibilità o meno di effettuare la vaccinazione. Nell'uomo il timore è quello di veder compromessa la qualità del seme al punto tale da inficiare il percorso intrapreso con la propria compagna". Un dubbio lecito a cui già da tempo, conoscendo le caratteristiche della vaccinazione, la scienza ha risposto tranquillizzando i futuri padri.

Infertilità, la tempestività della diagnosi

Lo studio

Ora però dati alla mano, ciò che era lecito aspettarsi si sta traducendo in realtà. Per comprendere se la vaccinazione fosse in grado di alterare la qualità del seme, i ricercatori dell'Università di Miami hanno condotto uno studio clinico volto a verificare l'impatto dei vaccini a mRNA sui alcuni parametri essenziali del liquido seminale. Parametri valutati prima della prima dose di vaccino e poi 75 giorni dopo la seconda, periodo minimo di maturazione completa degli spermatozoi. Dalle analisi effettuate su 45 volontari, non è emerso alcun deterioramento dei parametri. Non solo, in alcuni casi si è addirittura avuto un miglioramento nel volume spermatico, nella la motilità totale e nella conta degli spermatozoi mobili. "Lo studio - prosegue Negri - pur essendo stato eseguito su un numero limitato di pazienti, ci dice per la prima volta che con il vaccino la qualità del seme non peggiora. Un dato importante che, seppur da confermare attraverso una casistica più ampia, indica che la qualità del seme non viene intaccata".

Per contro, se da questi dati preliminari non emerge nulla che faccia pensare ad effetti negativi nella fertilità maschile, ciò che oggi la ricerca ha ormai dato per certo è il deterioramento della qualità del seme nelle persone che hanno sviluppato Covid-19. "Ad oggi - spiega l'esperto - non abbiamo prove che il virus danneggi le cellule che producono gli spermatozoi. Detto ciò, sappiamo che in seguito all'infezione la qualità del seme peggiora temporaneamente. Questo lo vediamo anche con l'influenza. Se tra i vari sintomi si è avuta febbre importante, i parametri associati alla qualità degli spermatozoi peggiorano per poi tornare normali dopo 3 mesi dalla malattia. Ecco perché in generale, Covid-19 o influenza, occorre tenere presente che questo tipo di infezioni virali possono incidere temporaneamente sulla capacità riproduttiva. Il mio consiglio dunque è assolutamente quello di vaccinarsi tenendo però sempre conto di possibili ma remoti effetti dovuti alla febbre".

Attenzione ai chili di troppo

Chiarita dunque l'infondatezza del legame tra infertilità maschile e vaccinazione, c'è invece un dato che dovrebbe preoccupare circa il peggioramento dei parametri del liquido seminale. Uno dei nemici numero uno della fertilità maschile sono i chili di troppo. "L'obesità incide notevolmente sulla qualità del seme maschile. Attenzione però a pensare che sia un processo irreversibile. Correggerla porta ad un miglioramento notevole e nel giro di un anno è possibile rientrare nei valori fisiologici" conclude Negri.