Newsletter Salute Amore

Il sesso fa bene al cuore ma attenzione alle 'scappatelle'

Jacques Dujardin nel film 'Les infidèles' (Gli infedeli) 
Sono fonte di stress e di ansia, elementi che possono scatenare problemi cardiocircolatori
4 minuti di lettura

"DOVE entra il sesso, metaforicamente parlando, entra il dottore". Così dopo aver segnalato che "fare l’amore fa male al cuore”, nela sua canzone 'Talkin’, Francesco Guccini provava a sintetizzare, ovviamente in tono scherzoso, lo stress psicofisico che si accompagna al rapporto. Ma davvero fare l’amore fa male al cuore? La scienza oggi dice di no, e a tutte le età, anche se nel corso della passione amorosa l’organismo reagisce, eccome. In termini generali, aumenta la frequenza respiratoria con il respiro che si fa più affannoso, cresce la frequenza cardiaca e il ritmo del cuore accelera, la pressione arteriosa sale. Eppure queste reazioni non sono per negative, soprattutto se si è allenati: non bisogna mai dimenticare che alla fine, pur se è fatto di un tessuto specializzato, il cuore è muscolo. Per questo l’attività fisica regolare, modulata in base all’età ed alle condizioni fisiche, diventa una sorta di 'lasciapassare' per una vita sessuale più serena. Allo stesso modo l’attività sessuale diventa un elemento chiave nella vita a due, e quindi può essere una barriera per ansia e depressione, nemici del cuore.

Quanti effetti benefici

Il risultato di tutti questi aspetti si può riassumere nei risultati di uno studio ormai storico, apparso su American Journal of Cardiology, che segnala come una vita sessuale regolare con sente di ridurre del 45% il rischio di sviluppare problemi cardiovascolari. E per chi già soffre dei postumi di un incidente cardiovascolare occorre ricordare che, stando a quanto pubblicato qualche tempo fa su European Heart Journal, un rapporto induce uno sforzo che non supera quello della 'corsetta' per prendere l’autobus o della salita di due rampe di scale a buona velocità. Insomma: fare l’amore non fa male al cuore, anche se si può aver timore che qualcosa non vada per il verso giusto, specie se si è avuto un infarto o si è raggiunta una certa età. Non va comunque dimenticato che il rapporto sessuale impone partecipazione e quindi rappresenta un momento di 'stress' per l’organismo, ed in particolare per cuore ed arterie, specie nella terza età. ed è a questo punto che entra in gioco la psiche.

Occorre riconoscere i propri limiti, porsi nelle condizioni psicologiche ottimali - il/la partner abituale inducono tranquillità, mentre il rapporto occasionale può essere fonte di ulteriore tensione emotiva - e soprattutto si conosca bene il proprio stato di salute. Per gli esperti chi ha problemi cardiovascolari, infatti, dovrebbe parlare con il medico, senza 'negarsi' a priori per il timore di star male l’attività sessuale. Le ricerche dicono infatti che attacchi di cuore o dolore toracico causati da malattie cardiache si verificano raramente durante l'attività sessuale, poiché l'attività sessuale è di solito per un breve periodo. Ma si osservano anche persone che, per paura, rinunciano all'attività sessuale quando in realtà questa è relativamente sicura. Per chi è avanti con gli anni, insomma, via la timidezza: bisogna parlare con il medico se si soffre di cuore. Ci sono addirittura casi in cui la riabilitazione cardiaca e l'attività fisica regolare possono ridurre il rischio di complicanze legate all'attività sessuale”.

Occhio allo stress

Attenzione però: una cosa è un rapporto dolce, piacevole, fatto di carezze ed abbraccia che tra l’altro contribuiscono alla lunga a mantenere controllata la pressione arteriosa. Altro discorso è la 'scappatella' o se volete dirlo in termini anglosassoni l’'Illegal Sex', in età avanzata: lo stress 'organizzativo' e soprattutto l’ansia da prestazione possono creare un vortice emotivo che si riflette anche sul benessere di cuore ed arterie. “Insomma: non fate gli Highlander, ma non chiudetevi nemmeno in voi stessi per il timore che il sesso nella terza età possa essere foriero di malanni. I soggetti anziani che non hanno altre patologie concomitanti e che effettuano normalmente un’attività fisica normale senza avere sintomi come il dolore oppressivo retrosternale o il respiro corto, possono sicuramente andare avanti con l’attività sessuale anche con il progredire dell’età. Per chi soffre di problemi cardiovascolari e magari ha avuto un infarto, il medico offre indicazioni caso per caso: l’importante è che non si abbandonino le cure in corso, magari temendo qualche 'defaillance' legata ai medicinali. Se invece la malattia cardiovascolare è instabile o se i suoi sintomi sono gravi, è necessario stabilizzare la malattia con i farmaci o con procedure interventistiche come lo stent coronarico o sostituzione valvolari prima del 'via libera'.

La defaillance, segnale d’allarme per lui

Sul fronte maschile, in ogni caso, l’attività sessuale può diventare una sorta di 'termometro' del benessere circolatorio. Se è vero che c’è chi arriva al piacere troppo presto, è innegabile che ci sono persone che hanno difficoltà a sostenere per i tempi giusti l’erezione. E proprio quest’ultima condizione può essere un campanello d’allarme per il rischio di malattie cardiovascolari, considerando che è particolarmente frequente in chi soffre di diabete o altre patologie che possono mettere a rischio la salute delle arterie. Per chi soffre di diabete, in particolare, se l’amore si spegne il cuore rischia di più. Il motivo è semplice: per l’azione del testosterone l’attività sessuale fa 'bruciare' meglio lo zucchero nel sangue e migliora il metabolismo, dando ai più anche maggior piacere rispetto ad una sfacchinata in palestra con un programma di potenziamento muscolare. Insomma: se qualcosa non funziona per il meglio, occorre parlare con il medico perché la disfunzione erettile può essere un segnale di problemi nell’apparato circolatorio. "Gli uomini che affrontano questa condizione, rispetto ad un gruppo di controllo, hanno un rischio significativamente aumentato del 48% per malattie cardiovascolari, del 46% per patologie cerbrali, del d35% per ictus e del 19% per mortalità complessiva – segnala Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia e docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli. In termini generali, la disfunzione erettile precede di 6-24 mesi il problema vascolare e per questo va riconosciuta ed affrontata per tempo”.

Cosa accade nella donna

Rispetto all’uomo la donna presenta una maggior complessità sotto l’aspetto del desiderio e del rapporto. Si sa che anche per il gentil sesso è importante avere una regolare attività fisica, nell’ottica di una sana vita sessuale, visto che così aumentano dopamina, serotonina ed endorfine, con ripercussioni sulla sfera psichica. Ma non ci sono dubbi, che, sul fronte cardiovascolare, la sessualità femminile appare diversa, specie se esiste uno specifico rischio cardiovascolare. Sia per problemi culturali che per dinamiche sociali. E le diversità di genere si ritrovano anche quando esiste una patologia cardiovascolare, come ad esempio un infarto. “Esiste una differenza di genere nella consapevolezza del rischio cardiovascolare che penalizza la popolazione femminile: la donna tende ad avere meno diagnosticate ed anche meno trattate queste patologie. In questo contesto di sostanziale sottovalutazione della problematica, legata anche a dinamiche che vedono la donna “parlare di meno” di questi aspetti, la sessualità nelle donne che possono avere particolari profili di rischio in questo senso appare poco studiata e valutata – fa sapere Savina Nodari, docente di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare all’Università di Brescia. Anche noi medici, nel momento della visita ad una paziente cardiopatica, siamo portati ad indagare poco questo aspetto che pure può essere “pesante” per la donna: c’è la paura di non essere come prima e comunque, rispetto all’uomo, la donna ha una sessualità diversa in cui conta molto più di quanto avviene nel maschio l’aspetto emotivo ed affettivo”.