Uomini & Covid: i rischi del testosterone

L'ormone maschile è un fattore di rischio aggiuntivo e influenza anche la mortalità. Ma un nuovo studio ribalta tutto
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Che gli uomini siano soggetti ad un maggior rischio di complicanze e decesso per Covid-19 è un dato di fatto. Le ragioni di questa differenza con il sesso femminile però non sono ancora del tutto chiare. Uno dei motivi potrebbe risiedere nel testosterone. Attenzione però alle facili interpretazioni. Se diversi studi hanno indicato nella presenza dell’ormone maschile un fattore di rischio per Covid-19, uno studio appena pubblicato dalla rivista Jama Network Open è arrivato alla conclusione che tra gli uomini a rischiare di più di ammalarsi gravemente sono coloro che hanno bassi livelli di testosterone nel sangue. Un risultato contrastante con le evidenze precedenti che deve però essere letto in un contesto più ampio: il testosterone infatti avrebbe una “doppia faccia” capace di incidere negativamente su Covid-19 sia in presenza di alti livelli sia quando manca.

Le differenze nella letalità

Come interpretare dunque questa differenza di comportamento? “Che il sesso incida notevolmente sulla letalità di Covid-19 - spiega il professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Padova - è un dato certo. Se la letalità globale tra uomini e donne non varia di molto (3,5% vs 2,6%), la differenza è estremamente marcata più si sale con l’età. Un esempio? Oltre gli 80 anni siamo al 25,8% nei maschi e a 15% nelle femmine”. Uno “scarto” non di poco conto spiegabile nella profonda differenza ormonale tra i soggetti.

 

Per comprendere le differenze tra uomo e donna nella risposta a Covid-19 la prima cosa da fare è studiare il meccanismo con cui avviene l’infezione. Il modo con cui il virus Sars-Cov-2 penetra all’interno delle nostre cellule non è affatto un mistero. La chiave di tutto è il legame, come tra una chiave ed una serratura, tra la proteina virale spike e i recettori Ace-2. Un’unione che consente a Sars-Cov-2 di ancorarsi alle cellule, fondersi, rilasciare il proprio materiale genetico, replicarsi e andare ad infettare un nuovo individuo. Un legame, quello tra spike e Ace-2, che viene però facilitato da numerose altre proteine poste sulla superficie delle nostre cellule. Una di queste, la più importante, è la proteasi transmembrana serina 2 (TMPRSS2). Proteina la cui presenza è regolata dalla presenza del testosterone. Risultato? In presenza di normali o elevati livelli dell’ormone, TMPRSS2 è presente in maggiori quantità al punto tale da facilitare il legame tra il virus e le cellule da infettare. Ed è proprio in virtù di questo legame che gli scienziati hanno cercato di spiegare perché Covid-19 danneggia più il sesso maschile di quello femminile.

Bassi livelli, prognosi peggiore

Per contro però diversi studi, ultimo in ordine di tempo quello pubblicato su Jama Network Open e condotto presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno mostrato che bassi livelli di testosterone si associano a forme più severe della malattia. In particolare l’analisi, seppur condotta su un numero ristretto di individui (143 di cui 90 maschi) ha dimostrato che gli individui di sesso maschile con Covid-19 grave sono quelli con poco testosterone già in fase di ricovero e che il livello dell’ormone precipita nel tempo. Tradotto: se l’uomo ha bassi livelli di testosterone quando arriva in ospedale, il suo rischio di sviluppare Covid-19 in forma grave e quindi di finire in terapia intensiva o morire è maggiore rispetto ai maschi con più testosterone.

Testosterone: un’arma a doppio taglio

Ma come interpretare questa differenza così marcata di comportamento tra i livelli di testosterone e la gravità da Covid-19? Diversi studi hanno dimostrato che negli uomini più in là con l’età la produzione di testosterone diminuisce fisiologicamente nel tempo. Testosterone che è implicato in maniera importante nella regolazione della risposta immunitaria al virus. “Nello studio da poco pubblicato - prosegue Foresta - è stato dosato il testosterone all’ammissione in ospedale. I valori però variano da paziente a paziente in base alla propria storia clinica. Più il malato arriva compromesso e più i valori di testosterone sono molto bassi. Questo è un dato di fatto ed è quindi difficile trarre una regola generale basandosi sul solo valore di testosterone nel sangue”.

 

Il ruolo di Ace-2

 

Ma guardare al solo testosterone sarebbe riduttivo. C’è un altro fattore, strettamente legato alla produzione di ormoni, che concorre alla grande differenza tra uomini e donne: “Il virus -prosegue Foresta- legandosi ad Ace-2 riduce la quantità di quest’ultimo non legata dal virus. Ace-2 normalmente partecipa alla regolazione della pressione sanguigna e una sua riduzione comporta un aumento di pressione. Non a caso gli uomini, non avendo più disponibile Ace-2, vanno incontro ad un maggior danno dei vasi sanguigni dovuti all’ipertensione. I livelli di questa proteina sono invece aumentati nella donna poiché gli ormoni femminili ne stimolano la produzione. Pertanto la maggior presenza di Ace-2 dovuta agli estrogeni può essere un fattore protettivo per le manifestazioni cliniche dovute all’infezione virale nelle donne” conclude Foresta. Non solo, nelle donne la mancanza del testosterone potrebbe quindi limitare l’ingresso del virus nelle cellule polmonari, l’infezione e le sue conseguenze. Ecco spiegata, in attesa di ulteriori studi, la profonda differenza di risposta a Sars-Cov-2 tra uomini e donne.