Oms: i morti per Covid sono almeno il triplo di quelli ufficiali

(afp)
Lo ha detto ai giornalisti Samira Asma, vice direttore generale dell’Oms. Le vittime sarebbero oltre 3 milioni. Lo studio dei ricercatori della Johns Hopkins University, basato sui dati ufficiali forniti dai ministeri della Salute
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I CONTEGGI ufficiali relativi al numero di vittime direttamente o indirettamente collegate al Covid-19 sono probabilmente una “sottostima significativa”. Lo ha annunciato l’Organizzazione mondiale della Sanità, durante un incontro con i giornalisti a Ginevra in occasione della presentazione del rapporto annuale sullo stato di salute nel mondo “World Health Statistics”. Secondo i calcoli della Johns Hopkins University, basati sui dati ufficiali forniti dai ministeri della Salute, sono 3.430.955 le persone morte nel mondo a causa del coronavirus dall'inizio della pandemia, 1,2 milioni in più rispetto a quanto dichiarato ufficialmente. Così Samira Asma, vicedirettore generale dell’Oms: “Sono almeno il doppio, il triplo di quelle ufficiali”.  

"Al 31 dicembre 2020 - spiega nel report l'agenzia Onu per la salute - stime preliminari suggeriscono che il numero totale di decessi nel mondo attribuibili alla pandemia di Covid-19 nel 2020 sia di almeno 3 milioni, cioè 1,2 mln in più rispetto agli 1,8 mln ufficialmente segnalati”.

Ogni Paese si trova ad affrontare diverse sfide per censire in maniera completa e corretta i decessi Covid, argomenta l'Oms che spiega come si stia "lavorando con tutte le parti interessate per perfezionare i modelli statistici e ottenere conteggi accurati".

 

La pandemia, continua l'ente nel suo report, "pone gravi minacce alla salute e al benessere della popolazione a livello globale e ostacola i progressi nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e degli obiettivi del 'triplo miliardo' fissati dall'Oms. Con il 90% dei Paesi che ha segnalato interruzioni ai servizi sanitari essenziali e il 3% delle famiglie che spende più del 25% del proprio budget per l'assistenza sanitaria nel 2015, "la copertura sanitaria universale è maggiormente a rischio di restare indietro".