Vaccini Covid e linfonodi ingrossati: è necessario rimandare la mammografia?

Alle donne che hanno ricevuto da poco la prima o la seconda dose del vaccino, il centro screening della Asl 1 di Roma chiede di rimandare l’esame. Ecco perché
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MAMMOGRAFIE rimandate di 30 giorni per chi ha fatto da poco la vaccinazione contro il Covid. Può accadere a chi ha prenotato l’esame in alcuni centri di screening come quello della Asl 1 di Roma, dove le donne in lista vengono contattate per sapere se si sono vaccinate e da quanto tempo: se l’iniezione è recente (e se non ci sono sintomi che possono far sospettare un tumore al seno) l’appuntamento viene annullato e se ne fissa uno nuovo, qualche settimana più in là, come è successo a Roberta S. (nome di fantasia).

Il motivo? È una precauzione, fanno sapere dalla Asl 1: i vaccini anticovid, in particolare quelli a mRNA (Pfizer-Biontech e Moderna), possono causare un aumento delle dimensioni dei linfonodi. È un effetto transitorio che non deve preoccupare, ma che in alcuni casi può impedire al radiologo di distinguere questi rigonfiamenti da eventuali alterazioni patologiche dei linfonodi legate al cancro al seno. Ecco perché, per evitare di generare ansie inutili, creare falsi allarmi e dover richiamare le donne per un esame di approfondimento, alcuni centri di screening possono aver deciso di posticipare l’esame.

Il suggerimento della Society of Breast Imaging

Negli Usa, già a marzo un’organizzazione scientifica, la Society of Breast Imaging (SBI), aveva pubblicato delle indicazioni per suggerire alle donne asintomatiche di fare la mammografia prima della vaccinazione o di aspettare 4-6 settimane dalla seconda dose per evitare falsi positivi. O, in caso non fosse possibile, di avvisare il tecnico di radiologia che esegue l’esame e il radiologo che esamina la mammografia che la vaccinazione è stata eseguita pochi giorni o poche settimane prima. Alcuni centri di oncologia statunitensi, tra cui l’MD Anderson Cancer Center di Houston riportano le stesse indicazioni, mentre altri, come la Mayo Clinic, suggeriscono in generale, di non rimandare l’appuntamento.

Ma i casi dubbi dovrebbero essere pochi

E in Italia? “Non esiste un’indicazione a livello nazionale e, come spesso accade, ogni regione o centro si organizza per conto proprio”, risponde Gianni Saguatti, radiologo, direttore della Breast Unit dell’Ospedale Bellaria di Bologna e presidente del Gruppo Italiano Screening Mammografico (Gisma): “L’ingrossamento dei linfonodi è un problema reale che verifichiamo anche noi quotidianamente, ma la sicurezza oncologica non dovrebbe passare, una volta ancora, dietro a Covid-19. Per un radiologo esperto i casi dubbi dovrebbero essere pochi e ritengo che sia comunque preferibile fare la mammografia per escludere una patologia oncologica. In ogni caso, sarebbe opportuno utilizzare un atteggiamento responsabile e valutare situazione per situazione: eseguire una biopsia su un linfonodo ingrossato per un dubbio legato alla vaccinazione sarebbe un eccesso di cautela e una scelta non condivisibile”.

Screening già in forte ritardo

Va detto che lo screening si rivolge a donne asintomatiche allo scopo di fare diagnosi precoce e non a donne che sospettano un tumore. Dall’altro lato, però, i programmi di screening sono già in forte ritardo a causa della pandemia e molti esami sono saltati nel 2020 e questo porterà verosimilmente a scoprire molti tumori in fase più avanzata. Si stima che siano oltre 3.300 i casi di carcinoma mammario mancati. “Stiamo cercando faticosamente di recuperare i ritardi accumulati”, conclude Saguatti: “Spostare di un mese la mammografia di screening mi sembra una cautela che può dare più svantaggi che vantaggi”.