Mamme sopra i 45 anni, improbabile e pericoloso

(ansa)
In che modo si può ottenere una gravidanza? E con quali risultati? Filippo Ubaldi: un messaggio pericoloso, il rischio ostetrico è altissimo
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Mamme dopo i 45 anni grazie alla scienza? Non vuole commentare il caso di Naomi Campbell, mamma a 51 anni, Filippo Ubaldi, presidente della Sifes (Società italiana fertilità e sterilità) ma si lascia scappare che è un messaggio pericoloso, come la grandine sui campi. Ubaldi da anni si occupa di procreazione assistita e non riesce ancora a spiegarsi lo stupore delle donne di fronte all'evidenza che no, la scienza miracoli non può farne. E che la biologia, quella della riproduzione soprattutto, non fa sconti a nessuna.

Per cui sì, è possibile diventare mamme sopra i 45 anni. Ma non bisogna far passare il messaggio che sia facile e - soprattutto - che sia cosa priva di rischi per donna e bambino. E allora vediamo insieme le possibilità. "Ci sono tre strade - precisa Ubaldi - la prima è una gravidanza naturale, le cui chance dopo i 43-45 anni sono aneddotiche. E uso un termine scelto da un gruppo di medici specialisti e scritto nel Piano nazionale fertilità voluto dall'allora ministro della Salute Lorenzin. Aggiungo anzi: miracolistico. La seconda possibilità è scongelare gli ovociti conservati da giovane per avere una gravidanza in età più avanzata. E qui preciso che l'optimum è congelarli tra 25 e 35 anni e che la percentuale di gravidanze è inversamente proporzionale all'età in cui si sono congelati. E se hai 40 anni la possibilità di gravidanza è del 10-15 per cento. L'ultima strada è ricorrere all'ovodonazione, cosa che in Italia per esempio si può fare fino alla fine della naturale fertilità delle donne, quindi con la menopausa, che in media arriva a 51 anni".

 

Ma non basta l'ovocita di una donna più giovane per riuscire a ottenere una gravidanza. "E no - continua Ubaldi - perché poi la gravidanza è portata avanti da una donna che ha un utero e un sistema cardiovascolare che di anni ne ha 45. E va peggio dopo i 45: la curva di patologie nel secondo e terzo trimestre di gravidanza cresce enormemente con rischi ostetrici gravissimi, come parto pretermine, ipertensione, diabete gravidico, rischio decuplicato di parto pretermine, basso peso alla nascita. Quindi se la scienza permette di ottenere una gravidanza, poco può fare sul fatto che la donna che la porta avanti è biologicamente vecchia. E lo stesso per un parto in sicurezza".

Altra questione è lo stato di salute delle donne. Un conto è essere sana e normopeso, altra è avere una qualunque patologia, magari essere sedentarie e avere qualche chilo di troppo. "Nel 90% di coppie che vedo - racconta Ubaldi - l'età media della donna oscilla tra 42 e 43 anni e quando dico che la possibilità di una gravidanza è del 5 per cento molte reagiscono con veemenza, si arrabbiano. Per questo è drammatico che passi il messaggio che si può aspettare: no, non si può aspettare. A 25 anni 7 ovociti su dieci sono di buona qualità e cromosomicamente competenti, a 43 solo 1 su dieci e la curva si impenna dopo i 45 anni. Ma molte donne - ancora oggi - non lo sanno. Quando sono nato io - 56 anni fa - l'età media del primo parto era di 21 anni, oggi è 31,3: capisce il problema? Se penso che poi, quando proponiamo gratis alle scuole di andare a parlare di fertilità a scuola, molti presidi ci dicono di no...".

Eppure il piano Lorenzin aveva messo insieme molte iniziative utili e importanti. Ma fu accantonato dopo una disastrosa campagna comunicativa bocciata da tutti. E se è vero - come sottolinea Laura Rienzi, embriologa di fama e docente di Biotecnologie della riproduzione all'università di Urbino - che l'avanzamento delle tecnologie nei laboratori di procreazione assistita ha consentito negli ultimi anni di rispondere sempre di più alle esigenze di una maternità che cambia, bisogna anche che le donne sappiano che c'è un limite biologico e che la loro scelta - o non scelta - di avere un figlio non può non tenerne conto.